Sahel: senatori francesi a favore del mantenimento dell’operazione Barkhane

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 14:56 in Africa Francia

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Durante un incontro tra i senatori francesi, il 9 febbraio, parte dei funzionari si è espressa a favore riguardo al mantenimento della missione anti jihadista, nota anche come “operazione Barkhane”, nella regione del Sahel.

La notizia è stata resa nota il 10 febbraio dall’Agence de Presse Malienne. L’incontro dei senatori è arrivato a seguito alla dichiarazione del 19 gennaio 2021 in cui il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato di voler ritirare parte delle truppe dal Sahel, a seguito dei successi contro gli islamisti e dell’arrivo di altre forze europee sul campo. La missione ad oggi conta 5.100 soldati che operano nella suddetta regione che comprende parti del Burkina Faso, del Ciad, del Mali, della Mauritania e del Niger.

La Francia, la più grande potenza occidentale presente nel Sahel, ha contribuito al recente indebolimento dello Stato Islamico nel Grande Sahara con l’operazione congiunta Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, tramite la quale le forze militari sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei jihadisti. È stata questa l’occasione in cui la Task Force Takuba, composta da truppe europee e americane, fu impegnata nella sua prima grande missione.

Secondo il quotidiano locale, in quanto la presenza delle forze armate francesi nel Sahel è un argomento che viene seguito attentamente del Senato, che ha organizzato un dibattito per confrontare le opinioni riguardo al graduale ritiro. Durante l’incontro, diversi rappresentanti si sono espressi a favore del mantenimento dell’operazione, in quanto si è ritenuto che questa abbia ostacolato la creazione di un califfato islamico nella zona e che abbia permesso agli eserciti locali di reprimere i jihadisti.

Il senatore Joel Guerriau, del gruppo degli indipendenti, ha riferito che “non possiamo abbassare la guardia ora che Barkhane ha portato dei risultati”, sottolineando che il ritiro dovrebbe essere considerato solo quando Parigi sarà riuscita a mobilitare il massimo numero di contingenti europei per riempire il “vuoto”. In questo contesto, Bruno Retailleau, del gruppo repubblicano, ha aggiunto: “Il ritiro non è un’opzione, perché rovinerebbe tutti i nostri sforzi. Takuba è un passo avanti, ma non è sufficiente”. Il senatore ha fatto in questo caso riferimento alla Task Force Takuba che è stata dispiegata nella missione Bourrasque.

Altri senatori hanno affermato che i recenti successi militari non dovrebbero distogliere l’attenzione dalla capacità di rigenerazione dei gruppi armati. Olivier Cigolotti, dell’Unione centrista, ha commentato: “Anche oggi, dobbiamo riconoscere che la guerra è lontana dall’essere vinta”. A suo avviso, la situazione richiede un rafforzamento della cooperazione europea, che non può essere limitata alla European Training Mission (EUTM), le missioni militari sotto l’egida dell’Unione Europea. Inoltre, ha sottolineato “l’insufficienza” del contingente militare formato da soldati provenienti da Niger, Ciad, Burkina Faso, Mali e Mauritania, il cosiddetto G5 Sahel, aggiungendo che la partecipazione dovrebbe essere estesa ai Paesi costieri dell’Africa occidentale.

Secondo la fonte locale, i risultati presentati per convincere i senatori dell’utilità dell’operazione Barkhane sembrano, insignificanti per il senatore Guillaume Gontard, del gruppo Ecologia, Solidarietà e Territorio, il quale ha riferito che “il bilancio delle morti francesi dopo 8 anni lascia perplessi”. Inoltre, per Gontard, la “neutralizzazione dei vertici delle cellule non farà scomparire il terrorismo”. Soprattutto, a suo avviso, la soluzione militare non potrà mai sostituire quella politica. Alla luce di ciò, Gontard ha sostenuto che bisogna attuare un nuovo accordo di pace e di riconciliazione in Mali.

In breve, secondo l’Agence de Presse Malienne, la maggioranza dei senatori riconosce l’importanza della presenza francese nel Sahel. Secondo loro, è quindi importante mantenerla, convincendo il maggior numero possibile di partner europei ad unirsi alla causa saheliana per aiutare le forze locali a continuare a reprimere l’avanzata jihadista. Tutto questo dovrà essere accompagnato da azioni concrete riguardo allo sviluppo del Mali, il Paese più colpito dalla crisi nel Sahel, che verranno discusse al vertice del G5 Sahel a N’Djamena, capitale del Ciad, il 14 e il 15 febbraio 2021.

La vasta regione del Sahel, popolata da circa 100 milioni di persone, si trova ad affrontare molte difficoltà, tra cui la crescente minaccia del terrorismo e della criminalità organizzata, il cambiamento climatico e la crescita demografica, che sono tutte fonti di instabilità. In particolare, nel 2012, i gruppi islamisti hanno minacciato l’integrità e la sicurezza nazionale del Mali, per poi estendersi nelle altre parti dell’arida zona, rischiando di ottenere il controllo a lungo termine di ampie zone del suo territorio. Fin dall’inizio della crisi della sicurezza nel Sahel, la Francia è stata fortemente impegnata a contenere la minaccia terroristica.

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Julie Dickman

di Redazione

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