L’Iran ha prodotto materiale funzionale alla fabbricazione di armi nucleari

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 10:01 in Iran Medio Oriente

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Un rapporto riservato dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha rivelato che l’Iran ha prodotto piccole quantità di metallo di uranio, un materiale che potrebbe essere impiegato per la produzione di armi nucleari.

Stando a quanto dichiarato nel rapporto, diffuso il 10 febbraio, le operazioni hanno avuto inizio l’8 febbraio presso l’impianto di Isfahan, adibito alla produzione di piastre di combustibile, dove sono state recentemente inviate nuove apparecchiature, sebbene tale luogo sia soggetto alle ispezioni dell’Agenzia internazionale. Nello specifico, la quantità di metallo radioattivo prodotta è pari a 3,6 grammi e, stando a quanto riferito dall’Iran, servirebbe a produrre carburante per il Teheran Research Reactor (TRR). Da parte sua, il direttore generale dell’AIEA, Rafael Mariano Grossi, ha dichiarato di aver informato gli Stati membri dell’organizzazione dei recenti sviluppi riguardanti le attività di ricerca e sviluppo iraniane.

Già il 4 gennaio scorso, Teheran ha ufficialmente dato avvio alle operazioni di arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow, raggiungendo un livello pari a quasi sei volte la soglia del 3,67% fissata dall’accordo, e si è detto pronto a rafforzare tali procedure, in caso di mancato allentamento delle restrizioni statunitensi. La nuova mossa, del 10 febbraio, rappresenta un’ulteriore violazione dell’accordo sul nucleare iraniano siglato nel 2015, in base al quale a Teheran era stato fatto divieto di produrre o acquisire plutonio, metalli di uranio o materiali simili. Tale clausola mira a garantire che non vengano prodotte armi nucleari, sebbene l’Iran, da parte sua, ha più volte riferito che le proprie attività sono da inserirsi in un contesto di mera ricerca scientifica, per scopi civili.

Il riferimento va al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.

Il presidente neoeletto statunitense, Joe Biden, sembra essere disposto ad allentare la politica di massima pressione esercitata dalla precedente amministrazione, ma, come ribadito dalla portavoce della presidenza USA, Jen Psaki, è necessario dapprima che Teheran rispetti l’accordo del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. L’Iran, dal canto suo, ha chiarito che qualsiasi accordo con l’amministrazione Biden sarà subordinato a un’inversione delle dure sanzioni economiche imposte dall’amministrazione, e si è detto pronto a rispettare il JCPOA solo se le altre potenze firmatarie faranno altrettanto.

Come affermato dal presidente iraniano, Hassan Rouhani, l’unica via perseguibile è ritornare all’accordo sul nucleare attraverso un percorso diplomatico, soprattutto dopo che Teheran si è mostrata in grado di raggirare le sanzioni statunitensi e di vincere quella che è stata definita una “guerra economica”. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha messo in guardia Washington, esortandola ad agire il prima possibile, con riferimento alla scadenza del 21 febbraio, data entro la quale, in base a una legge approvata in precedenza, il governo di Teheran potrebbe limitare le ispezioni dell’AIEA presso i siti nucleari iraniani.

 

 
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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