Forum delle isole del Pacifico: 5 membri si ritirano, rischi per l’unità regionale

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 17:17 in Australia Nuova Zelanda

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Cinque membri si sono ritirati dal Forum delle isole del Pacifico (PIF), il 9 febbraio, mettendo a rischio l’esistenza dell’organizzazione internazionale che riuniva 18 attori dell’Oceano Pacifico e il bilanciamento delle influenze internazionali nella regione, soprattutto tra Australia, USA e Cina. In particolare sono stati Palau, le Isole Marshall, Nauru, gli Stati Confederati della Micronesia e Kiribati a ritirarsi dal PIF.

Il loro ritiro è stata interpretato da più osservatori come un duro colpo all’unità regionale tra i partecipanti al forum e potrebbe avere ampie implicazioni geopolitiche, in quanto i piccoli Paesi, non tutti indipendenti, che lo formano potrebbero perdere la capacità di influenzare collettivamente processi internazionali riguardanti i propri interessi a livello globale e regionale.

Tra i 18 partecipanti del PIF, alcuni sono Stati indipendenti, altri, invece, sono legati liberamente ad altre Nazioni. Oltre alla Nuova Zelanda e all’Australia, i membri si suddividono in tre grandi gruppi, quello della Micronesia, che comprende Kiribati, le Isole Marshall, gli Stati Confederati della Micronesia, Nauru e Palau, quello della Melanesia, ovvero Fiji, Nuova Caledonia, Papua Nuova Guinea, Isole Solomon e Vanuatu, e quello della Polinesia, Isole Cook, Polinesia francese, Niue, Samoa, Tonga e Tuvalu. In tale quadro, secondo The Diplomat, per ragioni storiche ed economiche, gli USA sono maggiormente vicini alla Micronesia, l’Australia alla Melanesia e la Nuova Zelanda alla Polinesia.

La decisione di abbandonare il PIF da parte dei cinque membri della Micronesia è arrivata in seguito a discussioni rispetto alla leadership del gruppo, vista l’imminente scadenza del mandato dell’incaricata della Papua Nuova Guinea, Dame Meg Taylor. Secondo un’intesa di carattere consuetudinario, il presidente del PIF dovrebbe ruotare tra i tre macro gruppi e al rinnovo della carica sarebbe dovuto essere il turno della Micronesia, i cui componenti, dallo scorso settembre, avevano proposto la figura dell’ambasciatore delle isole Marshall negli USA, Gerald Zackios. Per i membri della Micronesia sarebbe stata fondamentale tale nomina avendo più volte lamentato una scarsa considerazione interna al PIF ma, in seguito alla votazione per l’incarico, il vincitore è stato Henry Puna, un ex premier delle Isole Cook, appartenenti al gruppo della Polinesia.

In tale quadro, secondo più voci, Australia e Nuova Zelanda avrebbero avuto un ruolo nell’esito del voto sebbene non abbiano apertamente dichiarato chi hanno sostenuto. Il presidente di Palu, ad esempio, ha dichiarato che l’Australia avrebbe votato per Puna perché vorrebbe mantenere la propria influenza nel Pacifico meridionale.

Secondo quanto riferito dal South China Morning Post, l’Australia, da parte sua vorrebbe rafforzare il proprio ruolo e avrebbe il timore che la Cina possa approfittare delle divisioni interne al PIF per consolidare la propria influenza regionale sfidando quella australiana e statunitense. Secondo dati elaborati dal Lowy Institute, nel 2018, Canberra avrebbe speso 920,8 milioni di dollari in 4.320 progetti nella regione del Pacifico mentre la Cina avrebbe investito 241, 1 milioni di dollari in 77 iniziative e gli USA 183,3 milioni in 311 progetti. Nell’ultimo periodo, però, più Paesi del Pacifico avrebbero fatto domanda alla Asian Infrastructure Investment Bank, appoggiata dalla Cina, per cercare finanziamenti per le proprie economie viste le difficoltà portate dalla pandemia di coronavirus. Oltre a questo, la Cina farebbe poi donazioni annuali al Fondo per la cooperazione del PIF e nel 2020 vi avrebbe riversato un milione di dollari a sostegno del commercio bilaterale e degli investimenti.

Oltre all’aspetto economico, anche l’influenza politica di Pechino in tali aree è aumentata, tant’è vero che, nel 2019, Kiribati e le isole Solomon hanno rinunciato a riconoscere Taiwan per allacciare rapporti diplomatici con il governo di Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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