Crisi politica in Tunisia: il presidente fermo nella sua posizione

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 12:06 in Africa Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha ribadito la propria opposizione al recente rimpasto di governo, sebbene già approvato dal Parlamento, impedendo, in tal modo, ai nuovi ministri di esercitare le loro funzioni e mettersi al lavoro per risanare un quadro economico e sociale in continuo peggioramento.

Come riportato dal quotidiano al-Arabiya il 10 febbraio, il capo di Stato ha chiuso definitivamente le porte alle mosse attuate dal primo ministro tunisino, Hichem Mechichi, con riferimento alla nomina di 11 nuovi ministri, i quali sono in attesa di prestare giuramento dinanzi al presidente Saied, dopo aver già ricevuto l’approvazione del Parlamento, il 26 gennaio. Il capo di Stato, oltre ad aver definito il recente rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si oppone, in particolare, alla nomina di quattro degli 11 ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Non da ultimo, Saied ha più volte messo in luce come nella nuova squadra manchino figure femminili. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, fino a quando i ministri non presteranno giuramento non potranno svolgere i compiti a loro affidati.

Motivo per cui, di fronte alle crescenti problematiche di tipo economico e sanitario che la Tunisia si trova ad affrontare, già il primo febbraio, il premier Mechichi ha sottolineato come il Paese non possa più tollerare un ritardo simile. Ciò l’ha portato a rivolgersi altresì al Tribunale amministrativo, chiedendo di pronunciarsi sulla mancata convocazione del giuramento da parte del capo di Stato, oltre a consultare esperti per comprendere se vi è un modo per far partire i lavori del nuovo governo senza passare per il giuramento.

In tale quadro, in un discorso pronunciato durante un incontro con alcuni deputati, il 10 febbraio, Saied ha riferito che la soluzione alla crisi esistente sta nel rispettare il testo costituzionale, senza interpretazioni o fatwa, oltre alla supremazia del diritto e delle istituzioni statali, senza ricercare una soluzione giuridica impossibile. A tal proposito, il presidente ha affermato, ancora una volta, che il rimpasto non ha rispettato i dettami della Costituzione, e, nello specifico, l’articolo 92, e di avere informazioni sufficienti per sostenere le accuse rivolte contro alcuni dei nuovi ministri proposti. Nella medesima occasione, il presidente ha riferito che alcuni partiti politici tunisini hanno avuto contatti con ambasciate straniere presenti nel Paese, al fine di ottenere consenso internazionale per esercitare pressione su di lui. A tal proposito, Saied ha dichiarato che la Tunisia è indipendente e nessun partito straniero può interferire negli affari interni.

Secondo quanto riportato da un deputato esponente di Ennahda, che ha partecipato alla riunione del 10 febbraio insieme ai membri del blocco democratico, per il capo di Stato la crisi attuale potrà essere risolta solo attraverso le dimissioni dei quattro ministri a cui egli si oppone o del premier Mechichi. Alcuni esperti tunisini di diritto costituzionale ritengono, invece, che sia dovere costituzionale del presidente consentire ai nuovi ministri di prestare giuramento e che il suo comportamento rappresenti una grave violazione della Costituzione. Nel frattempo, come evidenziato da al-Arabiya, la Tunisia continua ad assistere a una situazione di stallo politico, alla cui base vi è un conflitto tra il presidente Saied e il primo ministro Mechichi.

Un quadro simile, affiancato da una crisi economica esacerbata dalla pandemia di Covid-19, alimenta, al contempo, il malcontento della popolazione, come mostrato il 6 febbraio, quando la capitale Tunisi è stata testimone della più grande manifestazione degli ultimi anni, organizzata in occasione dell’ottavo anniversario dall’uccisione dell’attivista Chokri Belaid. Le proteste del 6 febbraio hanno attirato l’attenzione di molti anche perché sono state appoggiate per la prima volta dal più grande sindacato tunisino, l’Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT), lo stesso che, nel mese di dicembre 2020, aveva promosso un “Dialogo tunisino”, con l’obiettivo di risanare le crisi di tipo economico, politico e sociale che caratterizzano il Paese Nord-africano.

 

 
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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