Yemen: continuano le tensioni a Ma’rib, uccisi 20 Houthi

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 8:33 in Medio Oriente Yemen

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Il governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, ha accusato le milizie di ribelli Houthi di essere responsabili del protrarsi della guerra e dell’esacerbarsi della situazione umanitaria in Yemen. Nel frattempo, le battaglie sui fronti di Ma’rib proseguono.

In una dichiarazione rilasciata nella sera del 9 febbraio, il governo yemenita ha affermato che i “crimini di guerra” perpetrati dalle milizie Houthi e la continua violazione del diritto internazionale umanitario non dovrebbero essere ignorati o rimanere impuniti. Un comportamento simile, è stato evidenziato, è alla base del perpetuarsi delle tensioni sul campo e si prevede peggiorerà ulteriormente il già fragile quadro umanitario. Nello specifico, il Ministero degli Affari esteri yemenita ha rivolto l’attenzione verso Ma’rib, una delle ultime roccaforti nel Nord-Ovest dello Yemen controllata in gran parte dalle forze filogovernative, al centro di crescenti tensioni dal mese di gennaio 2020.

In particolare, gli Houthi, che cercano di prendere il controllo della regione ricca di risorse petrolifere, sono stati accusati di stare conducendo una “aggressione barbara”, prendendo di mira anche i quartieri residenziali. A tal proposito, secondo fonti del governo yemenita, alla giornata del 9 febbraio sono stati registrati circa 8 missili balistici in 48 ore, lanciati contro il governatorato di Ma’rib, causando la morte di 4 civili e il ferimento di altri 12. Parallelamente, il Ministero della Difesa yemenita ha dichiarato che 20 combattenti Houthi sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti, a seguito di un attacco dell’esercito filogovernativo nella zona di Hilan del distretto di Sirwah, a Ovest di Ma’rib. Al momento, è stato specificato, le battaglie continuano soprattutto presso i fronti di Ma’rib e al-Jawf.

Le tensioni si sono intensificate nei tre giorni precedenti, nel quadro di quella che è stata definita la “settima ondata” di operazioni offensive, seguita ad azioni atroci che hanno coinvolto civili, minori e prigionieri. Alla luce di una pericolosa escalation, il governo yemenita ha invitato la comunità internazionale a intervenire per porre fine al perdurante conflitto. Anche l’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths, si è detto preoccupato per la ripresa delle “ostilità” nel governatorato di Ma’rib, in un momento in cui il panorama yemenita sta assistendo a un nuovo “slancio diplomatico” volto a portare la pace nel Paese e a riprendere il pecorso politico.

Ma’rib, negli ultimi anni, aveva rappresentato un riparo sicuro e stabile. Fino all’inizio del 2020, la città era rimasta lontano da tensioni e conflitti, grazie alla presenza di risorse quali petrolio e gas e alla vicinanza con l’Arabia Saudita, oltre che al sostegno delle tribù locali. Ciò ha consentito alla regione di “fiorire” rispetto alle altre zone circostanti, consentendo altresì l’apertura di ristoranti e l’avvio di progetti di costruzione. La situazione è, però, notevolmente cambiata da quando gli Houthi hanno volto lo sguardo verso tale provincia per completare i propri piani espansionistici. Il governatorato, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, riveste una rilevanza strategica per gli Houthi, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a che consentirebbe loro di consolidare in parte i progetti auspicati.

Le battaglie tra le forze governative yemenite e i ribelli Houthi nella provincia di Ma’rib hanno causato lo sfollamento di più 90.000 persone e stanno minacciando soprattutto i 140 campi profughi, in cui, negli ultimi anni, hanno trovato rifugio tra 750.000 e un milione di yemeniti, provenienti dalle altre regioni del Paese. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite ha precedentemente riferito che tale cifra equivale a più della metà di tutti gli sfollati provocati dal conflitto yemenita nel 2020, e la situazione “sta per peggiorare”, in quanto centinaia di migliaia di persone potrebbero essere costrette a fuggire, e molte di loro fuggiranno “per la seconda, terza o anche quarta volta”. Nel frattempo, più di 3.3 milioni di yemeniti vivono in scuole e campi, dove l’acqua potabile scarseggia e il rischio di diffusione di malattie, tra cui il colera, è elevato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione