Yemen-Arabia Saudita: gli Houthi colpiscono l’aeroporto di Abha

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 16:27 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a sostegno dell’esercito filogovernativo, mercoledì 10 febbraio, ha accusato le milizie di ribelli sciiti Houthi di aver condotto un attacco terroristico contro l’aeroporto di Abha, situato nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita.

Il gruppo sciita, da parte sua, ha ammesso di essere stato il responsabile dell’attentato. Quest’ultimo, hanno dichiarato fonti saudite, ha provocato un incendio su un aereo civile, che è stato immediatamente domato. Parallelamente, i voli, ha riferito un corrispondente di al-Arabiya, sono stati ripristinati dopo un’interruzione durata qualche ora. Tuttavia, le milizie ribelli sono state ritenute autrici, ancora una volta, di un crimine di guerra, avendo colpito un obiettivo civile che ha messo in pericolo la vita dei passeggeri. Motivo per cui, verranno ritenute responsabili ai sensi del Diritto internazionale, mentre la coalizione prenderà le misure necessarie per salvaguardare la vita della popolazione dalle continue minacce degli Houthi.

Da parte sua, il portavoce militare degli Houthi, Yahya Sarea, nel rivendicare l’attentato, ha affermato che i propri combattenti hanno colpito l’aeroporto saudita con quattro droni carichi di esplosivi, di tipo Samad 3 e Qasef 2k. L’attacco, è stato specificato, giunge in risposta ai perduranti bombardamenti e al continuo assedio delle forze della coalizione in Yemen. Inoltre, ha chiarito il portavoce, per le milizie ribelli l’aeroporto colpito è da considerarsi un obiettivo militare e non civile.

L’episodio del 10 febbraio si è verificato dopo che, solo poche ore prima, la coalizione aveva riferito di aver intercettato e distrutto due droni con trappole esplosive lanciati dal gruppo ribelle verso l’Arabia Saudita. A tal proposito, il portavoce della coalizione, il generale Turki Al-Maliki, ha affermato che le proprie forze sono riuscite a frenare i droni lanciati “in modo sistematico e deliberato”, i quali miravano a colpire oggetti e soggetti civili nella regione meridionale saudita. Anche in questo caso, la coalizione si è detta impegnata a intervenire per “neutralizzare e distruggere” le capacità offensive degli Houthi, nel rispetto del diritto internazionale umanitario. Anche il 7 febbraio, al-Maliki aveva riferito di aver sventato un attentato simile, dopo che le proprie forze erano state in grado di distruggere un aeromobile a pilotaggio remoto.

In realtà, il Regno saudita, e lo stesso aeroporto di Abha, è stato più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno ripetutamente messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. Riad è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. L’ingresso di tale alleanza è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, che ha dato il via a tensioni tuttora in corso. Oltre ad aeroporti e postazioni militari, gli Houthi hanno spesso preso di mira obiettivi “energetici”. Uno degli ultimi episodi di tal tipo risale al 14 dicembre, quando il gruppo sciita è stato accusato di un “attacco terroristico” perpetrato contro una petroliera ormeggiata presso il porto di Gedda, città portuale sul Mar Rosso, condotto per mezzo di trappole esplosive poste a bordo di un’altra imbarcazione.

In un bilancio riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sono state decine gli attacchi denunciati dall’Arabia Saudita nel corso del 2020, che hanno interessato strutture vitali, di tipo sia economico sia militare, tra cui le infrastrutture petrolifere appartenenti alla Aramco Oil Company e l’aeroporto internazionale di Abha, considerato l’obiettivo più vicino al confine con lo Yemen. Stando a quanto specificato dal quotidiano, diversamente dagli anni precedenti, quando gli Houthi facevano uso prevalentemente di missili balistici, nell’ultimo anno le milizie sciite sembrano aver impiegato maggiormente droni e imbarcazioni cariche di trappole esplosive. Si tratta di armi definite “qualitative”, che hanno consentito ai ribelli di effettuare operazioni a sorpresa nei porti sauditi, tra cui Jizan e Gedda.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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