Siria: raggiunto un accordo a Daraa, violata la tregua a Nord

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 11:54 in Medio Oriente Siria

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Mentre nella regione siriana meridionale di Daraa è stato raggiunto un accordo tra il governo di Damasco e i gruppi locali rappresentati dal cosiddetto Comitato centrale, le forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, sono state accusate di aver violato nuovamente la tregua nei territori settentrionali, causando altresì vittime civili.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, dal 9 febbraio le forze della Quarta Divisione, affiliate al regime siriano, hanno iniziato a mettere in atto le disposizioni concordate con i gruppi locali il giorno precedente, l’8 febbraio, dopo circa dieci giorni di negoziati, mediati dalla Russia. L’accordo fa seguito a settimane di tensioni, che avevano portato il governo di Damasco a minacciare un’operazione militare, nel caso in cui i gruppi di Daraa non avessero accettato le sue richieste, ovvero deporre le armi e trasferire cittadini, perlopiù ex combattenti dei gruppi di opposizione, verso Idlib, la regione del Nord-Ovest siriano tuttora controllata dalle fazioni ribelli.

Stando a quanto concordato con il Comitato centrale, formato da “notabili” ed ex combattenti, Damasco ha ceduto sulla deportazione dei cittadini, mentre i gruppi locali hanno accettato di consegnare le armi di medio calibro, tra cui mitragliatrici di calibro 14,5. Parallelamente, le forze di Assad sono state autorizzate a perquisire diversi punti nelle pianure della città meridionale di Tafas, situata alla periferia di Daraa, con particolare riferimento ai quartieri generali dei leader dell’opposizione, e a riprendere il controllo delle istituzioni governative della regione. Circa la clausola dello spostamento degli ex combattenti, questa è stata annullata, ma, come specificato da un attivista locale, il Comitato ha riferito che non impedirà a chi lo desidera di abbandonare la regione. Le prime ispezioni hanno avuto inizio nelle fattorie di Tafas il 9 febbraio, sotto la supervisione di delegati del Comitato centrale e dei proprietari delle masserie coinvolte. Nel frattempo, fonti locali hanno riferito che Damasco ha rilasciato circa 70 cittadini di Daraa nelle ultime ore, arrestati nel corso degli ultimi anni.

Mentre a Daraa sembra essere stata scongiurata un’operazione militare, la tregua nel Nord-Ovest è stata nuovamente violata. Risale al 5 marzo 2020 l’accordo raggiunto dal presidente russo, Vladimir Putin, e dal suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, circa un cessate il fuoco nella regione Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo dei ribelli, precedentemente al centro di una violenta offensiva lanciata nel mese di aprile 2019. Tuttavia, nel corso dell’ultimo anno, le forze di Assad e del suo alleato russo sono state più volte accusate di aver violato la tregua, colpendo con missili e colpi di artiglieria i villaggi della regione.

Ciò è stato registrato anche tra l’8 e il 9 febbraio. In particolare, gli aerei del regime hanno colpito l’area di Jabal al-Zawiya e i villaggi circostanti, fino alla periferia Nord-occidentale di Hama. Parallelamente, le squadre della protezione civile hanno riferito di attacchi missilistici anche nella periferia orientale di Aleppo, dove sono state registrate vittime civili. In totale, sono circa 150 i missili e i colpi di artiglieria lanciati dalle forze di Assad nell’arco di quindici ore.

Di fronte a uno scenario incerto, anche gli ultimi incontri del Comitato costituzionale, promosso dalle Nazioni Unite, non hanno avuto successo. Questi avevano avuto inizio il 25 gennaio, ma, secondo quanto riportato da al-Jazeera il 10 febbraio, non è stato raggiunto alcun risultato. Secondo fonti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, è stata la Russia ad aver portato al fallimento dei negoziati, a causa dei numerosi ostacoli posti nel corso dei colloqui. Questi hanno visto la partecipazione di 150 membri. In particolare, 50 sono stati scelti dal regime siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Geir Otto Pedersen, il quale ha tenuto conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile. Il fine ultimo degli incontri è redigere una Costituzione per la Siria, la quale dovrà poi essere votata dal popolo siriano, con l’obiettivo di porre fine al conflitto attraverso un meccanismo in cui siano i siriani stessi ad essere i protagonisti. Tuttavia, nel corso dell’ultimo round, la delegazione di Damasco non ha accettato alcuna delle proposte avanzate dei gruppi di opposizione e dalle Nazioni Unite, lasciando la situazione in una fase di stallo.

Da parte sua, Geir Otto Pedersen si è detto rammaricato per un incontro rivelatosi deludente e, in una dichiarazione rilasciata il 9 febbraio, a margine di un briefing al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ha invitato la comunità internazionale a superare le divergenze per rilanciare il processo politico in Siria. Parallelamente, l’inviato ha affermato di non avere un piano d’azione per il futuro, ma ha messo in luce la necessità di rivedere il metodo di lavoro del Comitato costituzionale e di promuovere un percorso diplomatico costruttivo a livello internazionale. A detta dell’inviato, nessuna parte coinvolta nella crisi, sia essa siriana o non siriana, può giungere da sola a una soluzione politica, in quanto quest’ultima necessita di un processo negoziale, e per fare ciò vi è bisogno di passi concreti e coordinati della comunità internazionale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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