Palestina: che cosa è stato concordato al Cairo

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 9:36 in Egitto Palestina

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I 14 gruppi palestinesi, tra cui Fatah e Hamas, riunitisi in Egitto l’8 e il 9 febbraio per un round di colloqui, hanno raggiunto un accordo sui meccanismi che regoleranno le prossime elezioni legislative e presidenziali.

Queste, le prime per la Palestina negli ultimi 15 anni, sono state programmate, rispettivamente, per il 22 maggio e il 31 luglio, mentre il 31 agosto dovrebbero svolgersi le elezioni per il Consiglio nazionale, l’organo legislativo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Come riferito in una dichiarazione congiunta, rilasciata nella sera del 9 febbraio, Hamas, Fatah e le altre 12 fazioni palestinesi si sono impegnate a “rispettare il calendario” per il processo elettorale, più volte rimandato, e a “rispettare e accettare” i risultati che emergeranno alla fine delle votazioni. Stando a quanto stabilito, anche la Cisgiordania, Gerusalemme e la Striscia di Gaza parteciperanno alle elezioni e sarà consentito ai diversi rappresentanti di candidarsi, “senza eccezioni”. In tali aree, inoltre, verrà garantita la neutralità dei servizi di sicurezza, i quali sono stati esortati a non interferire con le elezioni. Parallelamente, sarà soltanto la polizia palestinese in uniforme a sorvegliare le sedi elettorali a Gaza e in Cisgiordania, dove sono circa 2.8 milioni i cittadini aventi diritti al voto, e la loro presenza sarà in linea con quanto stabilito dalla legge.

Al contempo, l’accordo raggiunto al Cairo prevede l’istituzione di un “tribunale per le cause elettorali”, volto a garantire libertà nella campagna elettorale e nella votazione. La sua formazione verrà regolamentata da un decreto presidenziale emanato dal presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, il quale ne chiarirà compiti e doveri, in base alle leggi già esistenti. Parallelamente, tutti i prigionieri che sono stati detenuti per motivi politici o per l’aver espresso una propria opinione verranno rilasciati, al fine di creare un’atmosfera caratterizzata da libertà e uguaglianza. Non da ultimo, è stato stabilito che il mese prossimo si terrà al Cairo un incontro, alla presenza della Presidenza del Consiglio nazionale palestinese e del Comitato elettorale centrale palestinese, per concordare le basi e i meccanismi attraverso i quali sarà completata la formazione del nuovo Consiglio nazionale, con l’obiettivo di riattivare e sviluppare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e rafforzare il programma nazionale della resistenza.

Nonostante il progressivo riavvicinamento degli ultimi mesi tra i gruppi palestinesi, comprese le due fazioni rivali Hamas e Fatah, non sono mancate voci di dissenso. In particolare, il Movimento per il Jihad islamico, un gruppo militante palestinese classificato come terrorista da alcuni Paesi, tra cui USA e Israele, ha riferito che non parteciperà alle prossime elezioni. Il proprio punto di riferimento, è stato affermato, è rappresentato dagli accordi di Oslo, che, però, hanno minato i diritti e i principi del popolo palestinese. Per il Jihad islamico, l’approccio da adottare per promuovere l’unità nazionale consiste nel concordare un programma politico che rafforzi la fermezza del popolo e protegga la sua resistenza. Inoltre, bisognerebbe ricostruire e sviluppare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, conducendo elezioni per il Consiglio nazionale, separate dal Consiglio legislativo.

Le elezioni sono state annunciate dal presidente Abbas il 15 gennaio scorso. Le ultime risalgono al 2006. Queste erano state caratterizzate dalla vittoria a sorpresa di Hamas, e dai successivi scontri con Fatah, che hanno provocato la scissione dei due gruppi, il 14 giugno 2007. Da allora, vi sono stati tentativi di dialogo e riconciliazione tra le parti, ma senza esiti concreti. La situazione è cambiata a seguito dei primi accordi di normalizzazione raggiunti da Israele, che hanno portato i gruppi palestinesi a riunirsi, consapevoli che la resistenza popolare non violenta sia la strategia migliore per resistere all’occupazione militare israeliana. Motivo per cui, il 3 settembre, è stato deciso di mettere in atto una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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