OMS: conclusa l’indagine in Cina sulle origini del coronavirus

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 10:02 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il team internazionale di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) incaricato di indagare sulle origini del coronavirus e la squadra di esperti cinesi con la quale ha collaborato, il 9 febbraio, hanno annunciato lo stato del lavoro finora svolto per la tracciabilità del coronavirus relativamente alla Cina e in particolare a Wuhan, città dove il virus si è manifestato per la prima volta a dicembre 2019.

Nella conferenza stampa organizzata il 9 febbraio, gli esperti hanno affermato che è possibile che il coronavirus sia stato trasferito all’uomo da un animale e hanno definito “altamente improbabile” l’ipotesi secondo la quale la malattia sarebbe uscita da un laboratorio e, in particolare, dallo Wuhan Institute of Virology (WIV).  In passato, lo WIV è stato accusato di aver fatto trapelare il virus nella comunità di Wuhan ma la Cina ha sempre respinto tale posizione. Il capo della missione dell’OMS ed esperto di sicurezza alimentare, Peter Ben Embarek, ha affermato che non suggerirà studi relativi alla possibilità di un incidente di laboratorio.

Parlando, invece, della trasmissione della malattia all’uomo, Embarek ha affermato che le ricerche hanno suggerito come ipotesi più probabile il passaggio da una “specie intermediaria” e ciò richiederà ulteriori studi e ricerche. Tra le ipotesi che sono state prese in considerazione in passato, vi è la possibilità che il virus si sia originato nei pipistrelli prima di essere trasmesso all’uomo attraverso animali selvatici come il pangolino e il ratto del bambù. Altra possibilità presa in considerazione è stata poi la trasmissione attraverso alimenti surgelati. Alcuni media e scienziati cinesi avevano in passato aperto l’ipotesi che il virus fosse arrivato a Wuhan dall’estero attraverso l’importazione di tali prodotti dall’estero.

La squadra di esperti dell’OMS, composta da dieci persone tra epidemiologi, virologi, medici specialisti e veterinari, provenienti da Australia, Danimarca, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Qatar, Russia, Regno Unito, USA e Vietnam era arrivata in Cina lo scorso 14 gennaio. Il team ha passato i primi quindici giorni della propria permanenza in quarantena in un hotel dal quale ha lavorato in video-conferenza. Secondo quanto riferito da un membro del team ad Associated Press, citata da The Diplomat, gli esperti dell’OMS avrebbero potuto riscontrare un grado di apertura da parte cinese maggiore rispetto a quanto previsto, nonché totale accesso a tutti i luoghi e alle persone richiesti.

In seguito alle dichiarazioni del 9 febbraio, gli USA hanno annunciato che non accetteranno i risultati dell’indagine dell’OMS a Wuhan  senza che sia loro possibile verificare indipendentemente i risultati ottenuti utilizzando le proprie risorse di intelligence e insieme ai propri alleati. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha dichiarato che sia necessaria una relazione completa da parte dell’OMS e della Cina che spieghi in dettaglio come sia iniziata la pandemia, dati i suoi impatti a livello globale. Price ha affermato che la Cina non ha finora fornito la trasparenza necessaria e ha respinto la possibilità che il virus possa essere stato portato nel Paese asiatico dall’estero.

La missione è stata una mossa iniziale per capire come un virus precedentemente ignoto abbia iniziato ad infettare alcune persone ad Wuhan prima di diventare una pandemia che ha contagiato, ad oggi, 106.941.940 persone e ha causato 2.342.217 vittime a livello globale. La questione delle origini del coronavirus ha alimentato il dibattito politico internazionale e ha visto l’amministrazione dell’ex presidente degli USA, Donald Trump, incolpare la Cina per l’epidemia a causa della poca trasparenza e ritardo nelle informazioni imputate alle autorità cinesi. Il governo di Pechino ha però sempre respinto le critiche statunitensi e ha ribadito che il virus è stato identificato in Cina ma che potrebbe essere nato ovunque.

Il coronavirus sè stato individuato per la prima volta nella città di Wuhan, nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.