Nicaragua: pressioni USA su Ortega

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 6:36 in America Latina America centrale e Caraibi

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Gli Stati Uniti si sono dichiarati “profondamente preoccupati per la crescente repressione” in Nicaragua e hanno avvertito che il regime sandinista sta “conducendo il paese alla dittatura” e hanno esortato il presidente Daniel Ortega a “cambiare rotta ora”.

La posizione di Washington si riflette in una dichiarazione del Dipartimento di Stato, la prima emessa dal governo del presidente democratico Joe Biden sulla grave crisi politica ed economica che affligge il Paese centroamericano dall’aprile 2018.

In quella data sono scoppiate le proteste studentesche represse con la violenza dalla polizia e dai paramilitari, che hanno provocato 328 morti, centinaia di detenuti e 100mila esiliati, la maggior parte in Costa Rica, secondo la Commissione interamericana per i diritti umani.

“Gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per la crescente repressione del governo del presidente Ortega in Nicaragua”, si legge nel testo di Washington, in cui si contesta la controversa legge sugli agenti stranieri che ha portato alla chiusura, la scorsa settimana, della sezione locale del Centro scrittori PEN International e della Fondazione Violeta Barrios de Chamorro, intitolata alla prima presidente democraticamente eletta, nel 1990, dopo 44 anni di dittatura della famiglia Somoza e 11 anni di governo rivoluzionario sandinista e guerra civile.

Il Dipartimento di Stato ha definito il PEN Club e la Fondazione Chamorro “due bastioni della libertà di espressione”, che sono state costrette a sospendere le operazioni in Nicaragua a causa delle restrizioni imposte dalla suddetta legge per controllare i finanziamenti esterni alle organizzazioni non governative. “Questi eventi soffocano ulteriormente la società civile nicaraguense e allontanano ulteriormente il paese dal tenere elezioni libere ed eque a novembre”, avverte il rapporto del dipartimento di stato.

Il governo di Managua non ha reagito immediatamente alla dichiarazione del Dipartimento di Stato.

“La ribellione del 2018 li ha traumatizzati, perché credevano di avere il Paese ai loro piedi”, ha dichiarato lunedì 8 febbraio la scrittrice Gioconda Belli, presidente del PEN Nicaragua, condannando “tutte le azioni repressive” di Ortega e di sua moglie, la vicepresidente Rosario Murillo, per mettere a tacere il dissenso.

Washington ha notato che Ortega sta guidando il paese “verso una dittatura” e ha avvertito che questo isolerà ulteriormente il suo regime dalla comunità internazionale. L’amministrazione Biden, aggiunge la nota della diplomazia USA, è impegnato a sostenere il popolo nicaraguense e la sua richiesta di democrazia.

D’altra parte, l’Assemblea nazionale del Nicaragua, a maggioranza sandinista, ha approvato una riforma della Legge per la protezione dei diritti dei consumatori e degli utenti, che viene condannata dalle banche private sulla base del fatto che mette in rischio di effetto per il paese di passare dalla lista grigia alla lista nera imposta dalla Financial Action Task Force (FATF) americana.

L’emendamento, che vieta alle banche di chiudere i conti agli utenti unilateralmente o senza notificare la causa, è stato approvato con il voto di 74 deputati del Fronte di liberazione nazionale sandinista (FSLN) al governo e dei suoi alleati , rispetto ai 14 che hanno votato contro. Secondo l’Associazione delle banche private del Nicaragua (Asobanp), questa regola viola il diritto alla libera impresa, promuove pratiche che incitano al riciclaggio di denaro ed espone il Nicaragua a rimanere fuori dal sistema finanziario globale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo 

di Redazione

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