Myanmar: violenza durante le proteste, condanne dagli USA e minacce dall’UE

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 12:16 in Asia Myanmar

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Il 10 febbraio, decine di migliaia di persone hanno protestato a Yangon, la più grande città del Myanmar, per il quinto giorno consecutivo, sfidando la legge marziale e le violenze del giorno precedente. Gli USA e le Nazioni Unite hanno condannato l’uso della forza da parte delle autorità, mentre l’Unione europea (UE) ha minacciato sanzioni.

Il 10 febbraio, Yangon è stata teatro di proteste di massa ma né nella città, né nel resto del Paese sono stati riportati episodi di violenza diversamente dal giorno prima. Contemporaneamente, nella capitale Naypyitaw centinaia di dipendenti pubblici hanno marciato nelle strade unendosi ad un movimento di disobbedienza civile iniziato dai dipendenti dell’apparato medico del Paese. Nello Stato di Kayah, invece, un gruppo di poliziotti si è unito alle proteste indossando l’uniforme ed esibendo slogan che recitavano: “Non vogliamo la dittatura”.

Sebbene le proteste del 10 febbraio siano state finora pacifiche, il giorno prima, nella capitale ,vi sono stati scontri tra la polizia e i manifestanti e una donna è stata ferita alla testa da una pallottola sparata in aria dalle forze dell’ordine e si trova in pericolo di vita. Altre tre persone, poi, sono finite in ospedale a causa di ferite inflitte dai proiettili di plastica sferrati dalle autorità. Anche a Mandalay, la seconda città del Paese, il 9 febbraio le proteste sono state violente e hanno visto l’utilizzo di cannoni ad acqua, così come il verificarsi di arresti. Al contempo, però, vi sono stati 4 feriti anche tra i poliziotti, attaccati con oggetti vari lanciati dai manifestanti.

II Dipartimento di Stato degli USA, che hanno guidato il movimento di condanna internazionale contro il colpo di Stato in Myanmar, il 9 febbraio, ha condannato le violenze e annunciato che è in corso una revisione degli aiuti al Paese, in modo da determinare gravi conseguenze per i fautori del colpo di Stato. Washington ha chiesto l’abbandono del potere da parte dell’Esercito, il rilascio delle persone finora arrestate dai militari, l’interruzione delle violenze e il ripristino delle telecomunicazioni.

 L’ Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha messo in guardia la giunta militare affermando che l’UE potrebbe decidere di imporre nuove sanzioni sul Myanmar. Borrell ha però specificato che qualunque misura adottata da Bruxelles dovrà essere mirata a non colpire la popolazione birmana. In tale quadro, la Nuova Zelanda è stata il primo Paese a cercare di isolare la giunta militare al potere in Myanmar, decidendo di tagliare i rapporti politici e militari il 9 febbraio.

Al momento, in più aree del Paese è in atto la legge marziale che prevede il divieto di aduni di oltre cinque persone e il coprifuoco dalle 20:00 alle 04:00.

Il primo febbraio scorso, l’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza nel Paese per un anno, a conclusione del quale saranno indette elezioni, dopo aver arrestato la leader Aung San Suu Kyi, poi accusata di aver importato illegalmente sei walkie-talkie, e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, e il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim.

L’Esercito ha addotto come motivazione alle proprie azioni le frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni nel Paese lo scorso 8 novembre e che avevano decretato vincitore la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito al governo con a capo la presidente uscente Aung San Suu Kyi, con l’83% dei voti. Le forze armate hanno quindi dichiarato che, in base alla sezione 417 della Costituzione, l’Esercito ha preso il controllo sul Paese per indagare sulle presunte frodi elettorali, nonostante anche la Corte suprema avesse dichiarato valido il risultato elettorale. Oltre alla leadership nazionale, l’Esercito ha anche arrestato più politici locali della NDL, attivisti e critici delle forze armate in tutto il Paese. Secondo Amnesty International, in totale, sarebbero almeno 150 le persone arrestate dal primo febbraio scorso.

Nella notte tra il 9 e il 10 febbraio, l’Esercito ha fatto irruzione e ha rastrellato il quartier generale della NDL a Yangon. Secondo quanto riferito da alcuni membri dell’organizzazione, dall’ufficio mancherebbero più computer, attrezzature e documenti. Nel corso del 9 febbraio, poi, altri membri della NDL sono stati arrestati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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