L’ONU chiede elezioni urgenti in Somalia

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 20:57 in Africa Somalia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato il governo federale e gli Stati regionali della Somalia a riprendere con urgenza i colloqui per arrivare alla firma di un accordo che permetta lo svolgimento delle elezioni nazionali il prima possibile. Il voto si sarebbe dovuto tenere lunedì 8 febbraio. Secondo il rappresentante speciale delle Nazioni Unite, James Swan, il ritardo provocherebbe “una situazione politica imprevedibile in un Paese in cui certamente non abbiamo bisogno ancora di altro”.

Dopo un briefing virtuale, chiuso da Swan, i membri del Consiglio hanno rilasciato una dichiarazione accogliendo favorevolmente gli sforzi dei leader di governo e degli Stati regionali di trovare un’armonia sull’attuazione dell’accordo di settembre, in base al quale erano state stabilite nuove tempistiche per il voto. Tuttavia, i funzionari delle Nazioni Unite si sono detti anche preoccupati per il fatto che gli ultimi colloqui tra le parti somale, sabato 6 febbraio, si siano conclusi senza un accordo.

“I membri del Consiglio di sicurezza hanno chiesto ai leader della Somalia di riprendere urgentemente il loro dialogo e di lavorare insieme, nell’interesse del loro popolo, per raggiungere un consenso sulle disposizioni per lo svolgimento di elezioni inclusive al fine di tenerle non appena possibile”, si legge nella dichiarazione del Consiglio. Si prevedono nuovi incontri in Somalia per discutere della questione il 15 febbraio. L’ambasciatore estone delle Nazioni Unite, Sven Jürgenson, ha accolto con favore il nuovo ciclo di colloqui, dichiarando dopo la riunione del Consiglio: “I leader somali devono superare le differenze e agire nel migliore interesse del loro Paese e del loro popolo”.

Il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, che cerca di ottenere un secondo mandato quadriennale, ha dato la colpa a “interventi stranieri” per il fallimento dei colloqui e ha accusato gli stati del Puntland e del Jubbaland di rifiutare di sostenere l’accordo di settembre. Diversi legislatori, in Parlamento, hanno fischiato il presidente durante il suo discorso e i leader dell’opposizione hanno affermato di non riconoscere più il suo mandato. 

L’incertezza sulle elezioni rischia di essere sfruttata dal gruppo islamista somalo al-Shabaab per provocare ulteriore caos nel Paese. I suoi membri hanno minacciato di attaccare le urne. Domenica 7 febbraio, 12 agenti di sicurezza sono stati uccisi da una bomba sul ciglio della strada fuori dalla città di Dhusamareb, nella Somalia centrale, dove i leader politici si stavano incontrando per cercare di risolvere i disaccordi sul processo di elezione presidenziale. Al-Shabaab ha anche lanciato ripetuti attacchi di mortaio contro il centro abitato. Tra le vittime c’è Abdirashid Abdunur, capo dell’agenzia di intelligence a Dhusamareeb. L’attacco è avvenuto circa una settimana dopo che quattro attentatori suicidi, anche loro membri dell’organizzazione terroristica, hanno ucciso almeno 6 persone in un albergo di Mogadiscio. La sera del 31 gennaio, un veicolo carico di esplosivo si è schiantato contro il cancello d’ingresso dell’hotel Afrik, vicino all’incrocio strategico K-4, nel centro della città. Il portavoce della polizia, Sadiq Adan Ali, ha specificato che alcuni uomini armati si sarebbero poi precipitati dentro l’albergo, aprendo il fuoco sul personale e sui clienti.

I membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno “condannato gli attacchi terroristici di Al-Shabaab e ribadito il loro sostegno alla sovranità nazionale, all’integrità territoriale e all’indipendenza politica della Somalia”. La dichiarazione ha infine elogiato il ruolo dell’Unione africana nella promozione del dialogo tra le parti somale.

I militanti di al-Shabaab, il cui nome in arabo significa “la gioventù”, sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito a un primo ritiro nel 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. I soldati USA, operativi nell’ambito del commando AFRICOM, erano stati impiegati nel Paese per aiutare l’esercito locale a combattere contro la minaccia di al-Shabaab. Tuttavia, il 4 dicembre l’ex presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirare i 700 soldati statunitensi impegnati in Somalia, nel quadro del più ampio progetto volto a ritirare Washington da quelle che l’amministrazione precedente ha definito “le guerre infinite”. Alcuni politici somali temono che il ritiro degli USA possa indebolire l’esercito locale e far guadagnare terreno ai militanti islamisti somali.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo USA, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche tributi e ha assoggettato i governanti locali. Stando al report del 2019, da tali luoghi, i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche ai danni del confinante Kenya. Secondo il documento, nel 2019, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati e si stanno focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo ha dichiarato lo stato di guerra contro il gruppo terroristico.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.