La Turchia vuole un accordo con gli USA sugli S-400

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 19:00 in Turchia USA e Canada

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La Turchia ha proposto di non attivare completamente il sistema missilistico russo S-400. La mossa potrebbe favorire un avvicinamento con la nuova amministrazione statunitense, guidata da Joe Biden. 

Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha dichiarato che il suo Paese è aperto a un accordo simile a quello raggiunto dagli USA con la Grecia, un altro membro della NATO, che è stato concluso dopo che Atene aveva acquistato il sistema di difesa russo S-300, nel 1997 . Il 9 febbraio, Akar ha dichiarato che non è previsto che la tecnologia bellica russa venga utilizzata costantemente che i missili potrebbero essere schierati solo se la Turchia è minacciata. Il ministro ha quindi ribadito la richiesta di Ankara di avviare colloqui con gli Stati Uniti sul tema, che non è ancora stato affrontato dall’amministrazione del nuovo presidente Biden. Secondo Akar, i negoziati potrebbero svolgersi sotto l’egida della NATO. Anche il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, si è detto favorevole ad un dialogo sulla questione, secondo il ministro di Ankara. 

Per quanto riguarda il riferimento alla Grecia, è importante specificare che il sistema russo S-300 di Atene non è mantenuto attivo e viene usato raramente, anche in alcune esercitazioni militari della NATO a cui la Grecia prende parte. In questo modo, l’Alleanza è in grado di conoscere meglio il funzionamento della tecnologia bellica russa. Tuttavia, se la Turchia usasse gli S-400 nelle esercitazioni NATO, rischierebbe di creare una crisi tra Mosca e Ankara. Quindi, la questione principale sarà, se ci sarà un accordo, trovare un meccanismo di monitoraggio tra i due alleati della NATO per verificare lo stato della tecnologia bellica russa presente in Turchia. La Grecia aveva acquisito il sistema di difesa S-300 a causa di una disputa a Cipro tra la Turchia e il governo greco-cipriota, alla fine degli anni ’90. La questione è stata risolta nel dicembre 1998 dopo che il governo greco-cipriota ha spedito tale tecnologia in Grecia, in cambio di altre armi. Gli S-300 sono attualmente schierati sull’isola greca di Creta, tenuti in deposito e non integrati nella rete di difesa della NATO.

L’S-400 Triumph è un sistema d’arma antiaereo di nuova generazione sviluppato da NPO Almaz, azienda russa del settore difesa, prodotto da MKB Fakel, azienda di stato russa con sede a Chimki, ed esportato da Rosoboronexport. Si tratta di un sistema molto superiore alla precedente serie S-300 e nelle sue versioni per l’export è stato oggetto di contratti di fornitura per vari paesi, tra cui la Cina, l’India, l’Arabia Saudita e ovviamente la Turchia. È stato progettato come sistema d’arma capace di intercettare e colpire aerei da guerra e missili balistici e da crociera che volano a una velocità fino a 4,8 km/s (17.000 km/h). Il sistema può individuare fino a 36 obiettivi contemporaneamente (80 nelle nuove versioni) in un raggio che va da 30 a 400 km in base al tipo di missile utilizzato.

L’acquisto del complesso di difesa ha provocato grandi tensioni tra gli USA e la Turchia. L’accordo firmato da Mosca e Ankara risale al dicembre del 2017 ed aveva un valore di 2.5 miliardi di dollari. Le consegne sono iniziate il 12 luglio 2020. A seguito di numerosi avvertimenti, Washington aveva escluso la Turchia dal programma di produzione e addestramento dei caccia F-35 e ha imposto sanzioni per l’acquisto dei sistemi missilistici antiaerei russi. Gli Stati Uniti, così come gli altri Paesi della NATO, temono che se Ankara avrà a disposizione sia gli S-400 che i caccia statunitensi di quinta generazione F-35, i radar delle unità di contraerea russe impareranno a calcolare e tracciare gli aerei degli USA. Per questa ragione Washington aveva minacciato di cancellare il processo di vendita dei caccia americani dando un ultimatum ad Ankara: “o gli S-400 o gli F-35”. Oltre a Cina, Turchia, India, Arabia Saudita e Iran, recentemente anche l’Iraq ha espresso interesse per l’acquisto degli armamenti russi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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