Filippine: la Marina militare proteggerà i pescatori dalla Cina

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 10:45 in Cina Filippine

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Il presidente dei capi di Stato maggiore dell’Esercito filippino, il generale luogotenente Cirilito Sobejana, ha annunciato, il 9 febbraio, che le Filippine rafforzeranno la propria presenza militare nel Mar Cinese Meridionale per proteggere i propri pescatori, dopo che la Cina ha deciso di ampliare i poteri della propria Guardia costiera,  consentendole di aprire il fuoco contro imbarcazioni straniere in aree contese con altri Paesi.

Sobejana ha dichiarato che le Filippine aumenteranno la propria visibilità in tali acque attraverso l’impiego di un numero maggiore di mezzi navali e ha poi specificato che: “La presenza della nostra Marina non è intesa a fare guerra alla Cina ma a tenere al sicuro la nostra popolazione”. Per Sobejana, il fatto che la Guardia costiera cinese, dallo scorso primo febbraio, possa aprire il fuoco contro coloro che entrano nelle acque territoriali rivendicate dalla Cina è “estremamente allarmante”. Sorbejana ha definito l’ultima mossa cinese “molto irresponsabile” in quanto i filippini non andrebbero nelle zone in cui si sovrappongono le rivendicazioni di Pechino e Manila per fare guerra ma per “guadagnarsi da vivere”

Il 22 gennaio scorso, l’Assemblea nazionale del Popolo (ANP) di Pechino aveva approvato la “Legge della Guardia costiera della Repubblica Popolare Cinese”, che è entrata in vigore il primo febbraio successivo. Le preoccupazioni sollevate rispetto alla legge riguardano soprattutto l’articolo 22, in base al quale, laddove si verificassero minacce imminenti alla sovranità nazionale, ai diritti sovrani e ai diritti di giurisdizione cinesi in mare, quali violazioni illegali, da parte di organizzazioni o soggetti stranieri, la Guardia costiera avrà il diritto di “adottare tutte le misure necessarie”, compreso l’utilizzo delle armi. La legge prevede poi anche il diritto per la Guardia costiera cinese di distruggere strutture erette da altri Paesi nelle isole o scogliere rivendicate da Pechino e di ispezionare navi straniere che operano nelle acque che rientrano all’interno della propria giurisdizione. Proprio la definizione di quest’ultima potrebbe creare problemi in quanto la Cina ha dispute territoriali aperte rispetto alla definizione delle proprie acque territoriali con più Paesi nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale, dove, in passato, si sono verificati più momenti di stallo e tensione con imbarcazioni straniere.

Dopo l’attuazione della legge, le Filippine avevano inviato una protesta diplomatica alla Cina e il segretario per gli Affari Esteri delle Filippine, Teodoro Locsin Jr., il 27 gennaio scorso, aveva affermato che si fosse trattato di “una minaccia verbale di guerra”. Il giorno dopo, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, parlando con Locsin, aveva poi sottolineato l’importanza del Trattato di Mutua Difesa che lega Washington e Manila dal 30 agosto 1951, chiarendo che sarà applicato anche nel caso di attacchi armati contro le forze armate, imbarcazioni pubbliche o portaerei delle Filippine “nel Pacifico, che comprende il Mar Cinese Meridionale”. A proposito di quest’ultimo bacino, Blinken aveva poi promesso che gli USA appoggeranno i Paesi che ne rivendicano alcune porzioni di fronte alle pressioni della Cina.

Il Mar Cinese Meridionale è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale contesto, gli Stati Uniti hanno più volte criticato le rivendicazioni cinesi e le forze navali e aeree di Washington conducono operazioni in tali acque. Nel Mar cinese Meridionale, gli USA sono militarmente presenti nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente filippino, Rodrigo Duterte, aveva minacciato di non voler rinnovare alla sua scadenza del 9 agosto 2020. Tuttavia, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA e motivando la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della “competizione tra superpotenze”. A tal proposito, USA e Filippine hanno in programma un incontro entro la fine del mese in corso per risolvere le divergenze riguardanti il VFA.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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