Colombia: Duque regolarizza 1,7 milioni di immigrati venezuelani

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 8:31 in Colombia Venezuela

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Il governo di Iván Duque ha effettuato una mossa politica che mette la Colombia in prima linea nelle politiche migratorie in America Latina e conferisce al suo governo una considerevole reputazione internazionale come principale paese ospitante della diaspora del vicino Venezuela. Il presidente ha annunciato uno statuto di protezione temporaneo di 10 anni che mira a regolarizzare circa 1,7 milioni di migranti venezuelani privi di documenti che si trovano già nel Paese, il più colpito dall’esodo che ha portato fuori dal Venezuela quasi 5 milioni di persone negli ultimi sette anni.

Il nascente Statuto Temporaneo di Protezione per i Migranti Venezuelani (ETPV) è un piano per integrare i migranti e consentire loro di accedere più facilmente al lavoro formale, all’istruzione o alla sanità, proprio alla vigilia della vaccinazione di massa per immunizzare la popolazione contro il covid-19 che il governo di Bogotà prevede di iniziare il 20 febbraio. In sintesi, il meccanismo legale annunciato apre le porte all’offerta di servizi statali e, nel tempo, andrà a vantaggio di oltre 1,7 milioni di cittadini venezuelani che si trovano già in Colombia, ma soprattutto dei 966.714 che a dicembre 2020 si trovavano in una situazione irregolare, secondo i dati delle autorità per l’immigrazione. Allo scadere del termine di dieci anni, i cittadini venezuelani potranno richiedere un visto di soggiorno se decidono di rimanere in Colombia.

Lo stesso presidente Duque ha presentato l’ETPV come un esempio affinché altri paesi della regione adottino politiche di accoglienza simili e ha ribadito ancora una volta il suo appello alla “comunità internazionale affinché contribuisca con risorse e strumenti al servizio della popolazione migrante”. “Con questo, la Colombia ribadisce il suo amore e sostegno a tutto il popolo venezuelano vittima di questa tragedia”, ha sottolineato riferendosi al governo di Nicolás Maduro, cui è radicalmente contrario. Il presidente colombiano ha assunto il potere nell’agosto 2018 con la promessa di isolare l’erede di Hugo Chávez, che non riconosce cime capo di stato. Il suo sostegno illimitato all’opposizione guidata da Juan Guaidó Ha sollevato la tensione tra due paesi che condividono un confine di oltre 2.200 chilometri difficile da controllare.

L’annuncio ha permesso a Duque di cambiare il fulcro del dibattito pubblico in un momento in cui i molti critici del suo governo sottolineano la recrudescenza della violenza in diverse regioni del paese, l’assassinio incessante di leader sociali ed ex combattenti che hanno firmato l’accordo di pace con la disciolta guerriglia delle FARC e il ritardo nell’avvio della vaccinazione contro altri paesi della regione.

I plausi per la decisione del governo colombiano sono stati quasi immediati. “Questo importante atto di solidarietà consentirà ad almeno un terzo dei cinque milioni di rifugiati e migranti nella regione di accedere formalmente ai servizi e contribuire all’economia colombiana”, ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese António Guterres . L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’italiano Filippo Grandi, che era al fianco di Duque durante l’annuncio alla Casa de Nariño, lo ha definito “il più importante gesto umanitario compiuto nel continente dalla Dichiarazione di Cartagena [sui rifugiati] del 1984 “. La pioggia di congratulazioni include il Segretario di Stato americano Antony Blinken, e l’ambasciatore dell’Unione europea in Colombia, Patricia Llombart, che l’ha considerata “una decisione solidale, coraggiosa e senza precedenti”.

Durante una riunione il mese scorso presso la residenza presidenziale di Hato Grande, a pochi chilometri da Bogotá, il governo ha stabilito come priorità per quest’anno la riattivazione economica e la vaccinazione di massa dei colombiani, l’ultima prima delle elezioni presidenziali di maggio 2022. Lo statuto di protezione temporanea per i migranti venezuelani offre un orizzonte sanitario molto più chiaro per includere la popolazione migrante nei piani di vaccinazione e, con la sua validità di 10 anni, consente anche a Duque di proiettare un lascito oltre l’anno e mezzo di presidenza che ancora gli rimane.

Il provvedimento ha a che fare con la reputazione del governo, sottolinea la politologa Sandra Borda al quotidiano El País. A causa dell’esitante attuazione dell’accordo di pace sono emersi seri problemi come l’assassinio di leader sociali, ricorda, ma “ora abbiamo un presidente che sta attuando una politica migratoria senza precedenti”, e questo “lo catapulta sulla scena internazionale”. È anche una decisione rischiosa dal punto di vista elettorale, che colpisce perché proviene da un esecutivo conservatore quando i partiti di destra nel mondo tendono a un discorso anti-immigrazione scoprendo che è redditizio alle urne, avverte ancora l’esperta. La pressione internazionale per attuare gli accordi e difendere i diritti umani a cui è stato sottoposto Duque “potrebbe essere mitigata dall’argomento secondo cui nessuno sta facendo così tanto per i migranti”, conclude.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo 

di Redazione

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