Armenia: preoccupazione per l’incolumità fisica di Pashinyan

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 9:09 in Armenia Europa

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La sicurezza fisica del primo ministro armeno Nikol Pashinyan è stata una preoccupazione sin dal primo giorno della sua ascesa al potere. I ricordi degli assassinii politici passati sono ancora freschi nella mente di molte persone nel paese transcaucasico, in particolare i tragici eventi del 27 ottobre 1999, quando un gruppo di terroristi fece irruzione in Parlamento e assassinò il primo ministro Vazgen Sargsyan, il presidente dell’Assemblea nazionale e ultimo leader del Partito Comunista dell’Armenia Sovietica, Karen Demirchyan e diversi ministri e deputati.

Dopo la guerra di sei settimane in Artsakh (Nagorno Karabakh), sono diventate frequenti sui social e in pubblico le richieste di ritorsioni fisiche contro il primo ministro Pashinyan. Personaggi politici di spicco e leader di partito hanno parlato pubblicamente del suo assassinio, alcuni addirittura promettendo ingenti somme di denaro.

Arthur Vanetsyan, ex direttore del Servizio di sicurezza nazionale, leader del partito Madrepatria, Vahram Baghdasaryan, ex membro dell’Assemblea nazionale, Ashot Avakyan, membro dell’ARF Dashnaktsutyun, Mihran Hakobyan, ex membro del Partito Repubblicano dell’Armenia, Garnik Isagulyan, presidente del Partito per la sicurezza nazionale, Aram Haroutiunyan, presidente del partito dell’Accordo nazionale, Sayat Shirinyan, un ex ufficiale di alto rango della polizia armena, e molti altri sono indagati per aver pianificato l’assassinio del premier o per aver pubblicamente incitato a uccidere Pashinyan.

In tutti questi casi, le forze dell’ordine hanno fatto la loro parte arrestando le persone coinvolte. Tuttavia, i tribunali hanno respinto le mozioni di detenzione, rilevando che erano sproporzionate rispetto a ciò di cui erano stati accusati i detenuti. I sostenitori di Pashinyan, in Armenia e nella diaspora, sospettano che questi giudici e il sistema giudiziario in generale continuano a rimanere sotto l’influenza del Partito Repubblicano Armeno di Serzh Sargsyan, che ha governato il paese per oltre 20 anni ed è stato rovesciato dalla “rivoluzione di velluto” dell’aprile/maggio 2018.

Questo fenomeno è diventato più evidente quando un altro magistrato ha immediatamente emesso un mandato di arresto per Vahan Badasyan, un ex membro del Parlamento dell’Artsakh (nome ufficiale dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh), che la scorsa settimana ha chiesto la violenza contro il primo ministro.

La differenza di criterio da parte dei magistrati per lo stesso reato acuisce i sospetti dei sostenitori del premier. Le autorità riconoscono che il problema dell’indipendenza della magistratura, non solo dal governo, ma anche dalla filiazione politica al governo precedente, è di difficile risoluzione. Il governo di Pashinyan rimane fermo nella sua posizione di principio di non interferire negli affari della magistratura. La separazione dei poteri è uno dei principi cardine della rivoluzione di velluto e il premier non intende derogarvi. 

Vazgen Manukyan, il candidato dell’opposizione a primo ministro, che ha ripetutamente invocato la violenza contro Pashinyan, ha affermato durante una recente visita nella regione di Ararat, che se il percorso costituzionale non funziona, dovrebbe essere organizzata una rivolta. Ovviamente stava parlando di una rivolta armata. Anche il discorso di Manukyan è al vaglio delle forze dell’ordine.

Coloro che invocano la violenza e minacciano Pashinyan lo accusano di essere responsabile della sconfitta in guerra e di aver ceduto agli azeri le sette regioni limitrofe al Karabakh conquistate nella guerra del 1991-94. I sostenitori del governo sottolineano tuttavia come, le vittime del 27 ottobre 1999 fossero i responsabili politici e militari della vittoria della guerra del 1991-94 e che a seguito del loro omicidio salì al potere Serzh Sargsyan.

Gli esponenti del vecchio governo, sostengono ancora  i sostenitori si Pashinyan, sono sospettati di essere responsabili indiretti di quei tragici eventi e sono esponenti  dell’opposizione di oggi, il cui obiettivo finale è tornare al potere con ogni mezzo necessario, soprattutto perché la protesta di strada nelle prime settimane dopo l’accordo tripartito che ha posto fine al conflitto, non ha prodotto il risultato atteso e le speranze di una vittoria elettorale non sono molto alte.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

 

di Redazione

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