Arabia Saudita: l’attivista al-Hathloul è stata liberata

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 10:14 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Dopo più di 1.000 giorni di detenzione, l’attivista saudita, Loujain al-Hathloul, nota per aver richiesto il diritto alla guida per le donne saudite, è stata liberata mercoledì 10 febbraio. A darne la notizia, la sorella Alia, che, attraverso un post su Twitter, ha affermato: “Loujain è a casa!“.

Al-Hathloul, cittadina saudita 31 enne, era stata arrestata, insieme ad altre donne saudite, il 15 maggio 2018, dopo aver condotto una campagna pacifica volta a chiedere la fine della tutela maschile obbligatoria per le donne saudite, giustizia e uguaglianza per la componente femminile, e il diritto a condurre l’auto. L’arresto era giunto poche settimane prima della fine del bando alla guida femminile, promosso dal principe ereditario Mohammed Bin Salman. Poi, il 13 marzo 2019, Loujain era stata portata davanti al tribunale penale di Riad e dal gennaio 2020 è stata posta per diversi periodi in isolamento.

Tra le ultime mosse, il 28 dicembre 2020 la Corte anti-terrorismo aveva condannato al-Hathloul a cinque anni e otto mesi di reclusione, con accuse di terrorismo. Al contempo, era stata prevista una sospensione della pena di due anni e dieci mesi. Pertanto, considerato che due anni e sette mesi erano stati già scontati, l’attivista saudita sarebbe dovuta uscire di prigione nel mese di marzo 2021. Il 9 febbraio, la sorella di Loujain, Lina al-Hathloul, aveva riferito, sul proprio account Twitter che la scarcerazione sarebbe stata imminente, e sarebbe potuta verificarsi giovedì 11 febbraio. Tuttavia, è stato precisato, l’attivista rimarrà in liberà vigilata e le sarà fatto divieto di lasciare l’Arabia Saudita, in attesa di ulteriori risultati dal processo d’appello. “Vi chiedo gentilmente di non usare la parola ‘libero’ o ‘liberato’” ha affermato Lina, precisando che non è possibile ancora parlare di una libertà vera e propria.

Stando a quanto riferito da fonti saudite, le accuse rivolte contro l’attivista comprendono attività “criminali” proibite dall’articolo 43 della legge contro il terrorismo e il suo finanziamento, tra cui l’aver contattato organizzazioni internazionali e Paesi considerati nemici dal Regno, oltre ad aver istigato al cambiamento politico, adottando una “agenda straniera”, e ad aver impiegato Internet per danneggiare l’ordine pubblico, cooperando con una serie di individui ed entità che hanno commesso atti criminali ai sensi della suddetta legge. Dopo aver denunciato maltrattamenti, torture e molestie di diverso tipo, tra cui abusi sessuali ed elettroshock, Loujain aveva dato il via ad uno sciopero della fame, il 26 ottobre 2020. Ciò ha destato la preoccupazione della Commissione dell’Onu per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW), il quale aveva chiesto il rilascio immediato di al-Hathloul.

Visto il successo ottenuto dalla sua campagna, Al-Hathloul era stata candidata per il Premio Nobel per la Pace nel 2019. La sua figura è divenuta nota all’interno dei circoli dei difensori per i diritti umani. A tal proposito, gli esperti delle Nazioni Unite hanno messo in dubbio le accuse rivolte dalla magistratura di Riad contro al-Hathloul, spingendo difensori e legislatori per i diritti umani sia in Europa sia negli Stati Uniti a chiederne il rilascio. Amnesty International, al pari di altre organizzazioni, ha più volte riferito che l’attivista è stata vittima di torture, molestie sessuali e altre forme di maltrattamenti, oltre a essere stata tenuta in isolamento e ad esserle stati negati incontri con la famiglia. Secondo i familiari di Loujain, inoltre, alcune delle sessioni di tortura sono avvenute in presenza di uno stretto collaboratore del principe ereditario saudita, Saud al-Qahtani. Da parte sua, il tribunale saudita ha recentemente respinto queste accuse.

Il potenziale rilascio dell’attivista saudita si verificherebbe a poche settimane di distanza dall’inizio del mandato del presidente statunitense neoeletto, Joe Biden, il quale ha affermato che Washington è pronta a svolgere un ruolo più decisivo nella difesa dei diritti umani nel Regno saudita. A tal proposito, il 4 febbraio, le autorità saudite hanno rilasciato su cauzione due attivisti con cittadinanza statunitense, sebbene ancora in attesa del processo. Si tratta di Bader al-Ibrahim, epidemiologa e giornalista, e Salah al-Haidar, un commentatore mediatico la cui madre, Aziza al-Yousef ,è ritenuta essere un’importante attivista per i diritti delle donne.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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