Afghanistan: 4 esplosioni in un giorno nella capitale

Pubblicato il 10 febbraio 2021 alle 18:22 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 10 febbraio, si sono verificate 4 esplosioni a Kabul e una di queste ha causato la morte di un capo della polizia e altre due persone. Il 9 febbraio, 4 dipendenti del Ministero per la Riabilitazione e lo Sviluppo Rurale sono stati uccisi in un attacco effettuato da uomini non identificati. 

Mohammadzai Kochi, capo del quinto distretto della polizia di Kabul, noto come P5, è stato ucciso in un’esplosione che ha colpito il suo veicolo nel centro della città. La detonazione è avvenuta intorno alle 8:55, ora locale, a Kart-e-Parwan, nel PD4 di Kabul. Anche due delle sue guardie del corpo sono state uccise nell’assalto e due persone sono rimaste ferite. Mohammadzai si era laureato all’accademia di polizia 14 anni fa, ha lavorato come capo della polizia del PD3 e PD15 e recentemente è stato nominato capo della polizia del PD5 della capitale. I funzionari del Ministero dell’Interno di Kabul hanno affermato che l’uomo era coinvolto nell’arresto di diversi individui sospettati di aver preso parte alle uccisioni mirate che hanno recentemente sconvolto Kabul. Il primo vicepresidente del Governo afghano, Amrullah SalehSaleh, ha accusato i talebani dell’attacco e ha dichiarato che le forze armate afghane si vendicheranno. 

Compresa quella nel P4, si sono verificate quattro esplosioni, nella giornata del 10 febbraio. La prima ha colpito un veicolo della polizia nell’area di Qala-e-Abdul Ali nel distretto di Paghman, nella provincia di Kabul. L’assalto non ha causato vittime. La seconda esplosione ha preso di mira un’auto nell’area di Qowai Marzak, nel centro di Kabul, lasciando 4 persone ferite.  Alcune fonti hanno riferito che il veicolo apparteneva al Ministero del Lavoro. La terza esplosione ha colpito il veicolo di Mohammadzai Kochi. Infine, l’ultimo attacco ha colpito un auto, intorno alle 16:15, ora locale, nel PD2 di Kabul. Non ci sono state vittime, secondo la polizia. Le violenze arrivano il giorno dopo che 4 dipendenti del Ministero per la Riabilitazione e lo Sviluppo Rurale (MRRD) sono stati uccisi in un attacco da parte di uomini armati non identificati a Kabul, il 9 febbraio. Non solo, anche un autista del Ministero degli Affari Esteri è stato ucciso nell’area di Macrorayan, sempre nella capitale, a causa dell’esplosione di una mina sul ciglio della strada. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato l’attacco.

A proposito di questa situazione, l’ispettore generale speciale degli Stati Uniti per la Ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR) ha affermato in un rapporto pubblicato il 30 gennaio che talebani e Stato Islamico fanno sempre più ricorso agli omicidi mirati e che gli attacchi dei talebani nella capitale afghana sono in aumento, con una crescente violenza nei confronti dei funzionari governativi, dei leader della società civile e dei giornalisti. La Resolute Support, la missione a guida NATO in Afghanistan, ha riferito di 2.586 vittime civili dal 1 ottobre al 31 dicembre del 2020, di cui 810 uccisi e 1.776 feriti, secondo il rapporto SIGAR. Inoltre, la percentuale di vittime causate da ordigni improvvisati è aumentata di quasi il 17% nello stesso trimestre, a causa di un utilizzo diffuso di ordigni attaccati magneticamente o degli attacchi con “bombe adesive”, secondo il rapporto.

L’Afghanistan sta affrontando un momento particolarmente critico, a causa dell’aumento delle violenze sul campo, nonostante siano in corso i negoziati con i talebani, in Qatar. Il Paese subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua complessa storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, intorno al 1998, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

Dopo 19 anni di guerra, si è verificato un atteso sviluppo diplomatico, rappresentato dall’accordo USA-talebani di Doha, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, già durante i negoziati per finalizzare tale intesa, le violenze sul campo in Afghanistan sono cominciate ad aumentare, fino a diventare assalti quotidiani ad opera dei talebani, ma anche di altre organizzazioni tra cui lo Stato Islamico della Provincia del Khorasan. Gli Stati Uniti avevano chiesto di rispettare almeno 2 settimane di cessate il fuoco, con scarsi risultati. In ogni caso, l’accordo era stato sottoscritto, anche per via della pressione esercitata dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva promesso più volte di mettere fine alle “guerre infinite” combattute dagli USA all’estero. 

Con la nuova amministrazione alla Casa Bianca, guidata da Joe Biden, gli equilibri sono però cambiati. Il 28 gennaio il Pentagono ha annunciato che non effettuerà un ritiro completo delle truppe dall’Afghanistan entro maggio 2021, come previsto dall’accordo di Doha con i talebani, a causa del mancato rispetto dei termini dell’intesa. In risposta, i militanti afghani hanno accusato Washington di violazioni dei diritti umani. La nuova amministrazione statunitense deve quindi gestire questa delicata situazione. Già il 20 gennaio, il segretario di Stato del nuovo presidente Biden, Antony Blinken, ha dichiarato che l’accordo con i talebani sarebbe stato riesaminato, prima di prendere decisioni al riguardo. Il 25 gennaio, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha affermato che è stato aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra Kabul e Washington, con l’insediamento dell’amministrazione di Joe Biden. Quale sarà il futuro dell’accordo tra USA e talebani, in questo contesto, è ancora da capire. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.