Yemen: l’Iran presenta le sue idee per la pace

Pubblicato il 9 febbraio 2021 alle 8:32 in Iran Yemen

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Nel corso del meeting con l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, Teheran ha presentato le proprie idee per risolvere il conflitto yemenita, ribadendo il suo sostegno agli sforzi profusi dall’Onu.

Il meeting si è tenuto tra il 7 e l’8 febbraio e ha visto coinvolti Griffiths e il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, coadiuvato da altri funzionari dell’Iran, Paese sostenitore dei ribelli Houthi. Da un lato, Teheran ha affermato che la crisi yemenita può essere risolta solo politicamente e che riconoscere un governo guidato altresì dalle milizie di ribelli sciiti potrebbe accelerare il processo di riconciliazione. Ad ogni modo, per l’Iran qualsiasi iniziativa di pace potrà avere successo solo se prima si porrà fine al conflitto sul campo, attraverso una dichiarazione di cessate il fuoco e interrompendo l’assedio navale e terrestre.

Stando a quanto rivelato da un funzionario iraniano, Zarif ha altresì riferito al suo interlocutore che la seconda fase di un qualsiasi accordo richiede l’ingresso di aiuti umanitari, l’allontanamento delle forze straniere dallo Yemen e l’organizzazione di un dialogo nazionale globale. Per l’Iran, inoltre, le ultime dichiarazioni degli Stati Uniti, circa la fine del loro supporto alle forze della coalizione a guida saudita, potrebbero essere insufficienti a risolvere la crisi, in quanto il conflitto potrà essere risolto solo attraverso provvedimenti concreti. Non da ultimo, stando a quanto riportato dal funzionario, l’Iran crede che le Nazioni Unite si siano mostrate deboli di fronte ai massacri e alle operazioni violente “guidate dai sauditi”.

Da parte sua, anche Griffiths ha sottolineato come qualsiasi iniziativa di pace debba prima passare per il cessate il fuoco sul campo e l’avvio di un dialogo a livello politico, oltre che per l’attuazione di misure umanitarie concrete. Come rivelato dal funzionario iraniano, l’inviato dell’Onu si è detto convinto che ora i tempi siano maturi per porre fine alla guerra in Yemen e promuovere negoziati pace. In realtà, è da mesi che Griffiths cerca di convincere le parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo yemenita legittimo, a sedersi al tavolo dei negoziati e a siglare un accordo di pace, la cosiddetta “dichiarazione congiunta”. Tale intesa prevede il cessate il fuoco presso i fronti di combattimento yemeniti, oltre a misure volte a risanare il quadro umanitario ed economico del Paese, al fine ultimo di avviare un processo di pace che porti alla soluzione politica, globale e definitiva, della crisi. 

L’inviato ha precedentemente riferito che gli Houthi e il governo legittimo si sono detti concordi “in linea di principio” a un cessate il fuoco a livello nazionale, ma le divergenze principali riguardano le proposte avanzate a livello economico e umanitario, come le modalità di pagamento dei salari degli impiegati statali, l’utilizzo dei porti di Hodeidah per le attività di importazione e l’apertura dell’aeroporto di Sana’a per voli internazionali. Inoltre, le due parti devono ancora concordare sullo scambio di ulteriori prigionieri, ma si prevede che tale punto sarà oggetto delle prossime discussioni.

Nel frattempo, le tensioni sul campo continuano. In tale quadro, uno degli ultimi attacchi ha interessato, il 7 febbraio, Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, la quale ospita altresì 1.800.000 rifugiati yemeniti, recatisi, nel corso degli anni, in una regione considerata un riparo sicuro, ma che ora i ribelli cercano di conquistare per completare i propri piani espansionistici. Durante tale ultimo episodio, sono 3 i civili che hanno perso la vita. Il giorno successivo, l’8 febbraio, violenti scontri tra gli Houthi e l’esercito yemenita hanno provocato circa altre 20 vittime tra le fila delle forze filogovernative, oltre a quasi 28 feriti.

Di fronte a tale scenario e alle perduranti minacce poste dalle milizie ribelli, l’Arabia Saudita si è detta determinata ad adottare le misure necessarie per distruggere le capacità offensive degli Houthi, in linea con i principi del Diritto internazionale. Parallelamente, Washington ha affermato che continuerà a esercitare pressione sul gruppo sciita, nonostante il 5 febbraio, gli USA abbiano rivelato di avere intenzione di revocare la classificazione come gruppo terroristico dei ribelli Houthi , a causa della crisi umanitaria vigente nel Paese, ribaltando così una tra le ultime decisioni adottate dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump. Come affermato dal segretario di Stato USA, Tony Blinken, gli Stati Uniti desiderano “svolgere un ruolo vitale in campo diplomatico per porre fine alla guerra in Yemen”, la quale è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi, del 21 settembre 2014.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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