Tentato golpe e proteste: Haiti nel caos

Pubblicato il 9 febbraio 2021 alle 8:58 in America Latina America centrale e Caraibi

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La crisi politica e sociale ad Haiti ha raggiunto un nuovo punto massima di tensione dopo che il presidente Jovenel Moïse ha denunciato un tentativo di colpo di stato contro di lui e ha confermato la sua intenzione di restare in carica fino a febbraio 2022. La reazione di Moïse è la risposta a diverse settimane di violente manifestazioni diverse città del paese per chiedere le sue dimissioni sulla base del fatto che il suo mandato legalmente è terminato questo fine settimana. 

Moïse ha parlato all’aeroporto di Port-au-Prince prima di recarsi a Jacmel, dove ha avuto inizio uno dei carnevali più famosi dei Caraibi, che si terrà nonostante la pandemia e i disordini, in una dimostrazione forzata di normalità. “C’è stato un attentato alla mia vita”, ha detto il presidente in riferimento a un presunto complotto iniziato il 20 novembre.

Moïse non si è limitato a denunciare il golpe davanti alla stampa e ha annunciato l’arresto di 23 persone che ha accusato di aver tentato di assassinarlo. Tra gli arrestati c’è il giudice della Corte suprema Yvickel Dabrézil, l’uomo sostenuto dall’opposizione per diventare presidente ad interim nel caso in cui Moïse avesse lasciato il potere e fosse rimasto in carica fino alla convocazione delle elezioni. Secondo le autorità, il giudice Dabrézil aveva persino una copia del discorso di insediamento.

Gli arresti sono il tentativo di neutralizzare un movimento di opposizione che si muove nelle strade e nelle istituzioni per cercare di rovesciare il governo del Paese più povero d’America. L’opposizione chiede che il presidente lasci l’incarico con la motivazione che il suo mandato è terminato domenica. Moïse, da parte sua, ha più volte affermato che il suo mandato di cinque anni scadrà nel febbraio 2022.

L’origine politica del conflitto è nelle convulse elezioni del 2017. Un anno prima, Michel Martelly aveva concluso il suo mandato, ma lo svolgimento caotico delle elezioni, tre turni elettorali in 9 mesi, lo ha costretto a nominare un presidente provvisorio per un anno fino a quando Moïse è entrato in carica. Secondo Francisco Fernández, consigliere del presidente, “la piazza è sobillata da gruppi violenti che non superano le 30 persone e che generano violenza e incertezza”. “È in corso un tentativo di colpo di stato. L’opposizione vuole contare il primo anno, ma quel primo anno un altro presidente in condizioni provvisorie era al timone ed era anche lui dell’opposizione”, ha detto il consigliere politico di Moïse.

Il “grande dialogo nazionale” voluto dal governo per cercare di placare la situazione, inizialmente previsto per il 7 febbraio, è stato rimandato a data da destinarsi, secondo quanto riporta la stampa haitiana.

L’opposizione ha denunciato anche la svolta autoritaria del presidente da quando ha sciolto il Parlamento un anno fa e governa per decreto. Allo stesso tempo, violenze e rapimenti sono esplosi nel Paese e sono il principale timore di una popolazione soggetta a bande violente, con un numero record di armi illegali che circolano tra la popolazione. Nel Paese secondo gli osservatori internazionali ci sono almeno 76 bande armate, non su basi politiche o ideologiche, ma create per rapinare e rapire per pochi soldi, composte da membri di gang considerate più potenti dello Stato stesso.

Gli esperti sottolineano che tutto ciò ha creato uno degli scenari più tesi degli ultimi anni in un Paese scivolato verso l’ingovernabilità ormai da decenni. Da quando la dinastia Duvalier fu rovesciata 35 anni fa, Haiti è il paese latinoamericano che ha avuto più governi in meno tempo. Dal 1986 ad oggi sono passati fino a 20 leader diversi, da presidenti eletti a militari golpisti, da governi di transizione a presidenti rimessi in carica da interventi militari stranieri. Il mandato di Moïse è ancora più delicato data la sua debolezza elettorale, dal momento che è stato eletto con circa 600.000 voti in un paese di 11 milioni di abitanti.

Ad oggi le attività sono paralizzate e le strade sono rimaste vuote per tutto il fine settimana, i trasporti non funzionano e la situazione è molto tesa e con paura generale tra la popolazione. Tutto indica che le proteste cresceranno di intensità nei prossimi giorni e la repressione potrebbe aumentare.

Con le strade in subbuglio e l’opposizione mobilitata, il principale sostegno di Moïse arriva dalla comunità internazionale, principalmente dagli Stati Uniti. Molto vicino a Donald Trump, il presidente 52enne, figlio di un commerciante e una sarta di umili origini, ha ottenuto il sostegno della nuova amministrazione Biden, che ha sostenuto che il suo mandato sarebbe scaduto fino al 2022. Il Core Group, il gruppo di paesi che include Stati Uniti, Canada, Francia, Spagna e Germania ed è garante della gestione degli aiuti umanitari ad Haiti, si è unito a Biden nel sostenere che il mandato di Moïse scade nel 2022. Tuttavia, le Nazioni Unite e all’Organizzazione degli Stati americani (OAS) hanno duramente criticato la svolta autoritaria degli ultimi decreti Moïse che sono serviti a creare un’agenzia di intelligence e classificare le manifestazioni di protesta come “atti terrorismo”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo 

di Redazione

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