Sudan: inaugurato nuovo esecutivo, tra i ministri anche ex leader ribelli

Pubblicato il 9 febbraio 2021 alle 17:02 in Africa Sudan

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Il primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha annunciato, lunedì 8 febbraio, la formazione di un nuovo gabinetto, che coinvolgerà sette ex capi ribelli come ministri. La mossa è stata decisa a seguito dell’implementazione di un accordo di pace, firmato il 3 ottobre scorso, volto a porre fine a decenni di guerra. Il veterano ribelle ed economista Gibril Ibrahim, del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (JEM), che ha svolto un ruolo importante nel conflitto del Darfur, è stato nominato nuovo ministro delle Finanze sudanese. “Questa formazione mira a preservare il Paese dal collasso. Sappiamo che ci saranno delle sfide ma siamo certi che andremo avanti”, ha dichiarato il premier durante una conferenza stampa a Khartoum. Hamdok ha sciolto il precedente governo, domenica 7 febbraio, per far posto ad una formazione definita “più inclusiva”. 

Due ministri sono stati selezionati tra le forze armate, i restanti, invece, provengono dal gruppo Forces for Freedom and Change, una coalizione di gruppi della società civile che svolge un ruolo chiave nella politica sudanese. L’alleanza è stata trainante nelle proteste antigovernative che hanno portato alla cacciata, nell’aprile 2019, dell’ex capo di Stato Omar al-Bashir.

Come ministro degli Esteri, Hamdok ha nominato Mariam al-Sadiq al-Mahdi, figlia dell’ultimo primo ministro democraticamente eletto del Sudan, Sadiq al-Mahdi, morto all’età di 84 anni a novembre a causa dell’infezione da coronavirus. Quest’ultimo era stato rovesciato da al-Bashir a seguito di un colpo di stato militare, avvenuto nel 1989 e sostenuto da militanti islamisti.

La scorsa settimana, il Sudan ha nominato tre ex leader ribelli all’interno del Consiglio sovrano, attualmente al potere, l’organo di governo a maggioranza civile guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, insediatosi mesi dopo la cacciata di al-Bashir. Hamdok ha sottolineato che il suo esecutivo continuerà a completare altri obiettivi previsti dall’accordo di pace, inclusa l’istituzione di un Parlamento di transizione entro il 25 febbraio. Nonostante l’intesa di ottobre tra il governo e i ribelli, la violenza nella regione del Darfur va avanti, soprattutto per le rivalità sui diritti di sfruttamento delle acque e delle terre. Secondo le Nazioni Unite, i combattimenti nell’area, iniziati nel febbraio 2003, hanno provocato la morte di almeno 300.000 persone e 2,5 milioni di sfollati. Prima del 3 ottobre, il governo del Sudan e la principale alleanza dei ribelli del Darfur, il Fronte Rivoluzionario del Sudan (SRF), avevano firmato, il 31 agosto, un accordo di pace per mettere fine a 17 anni di conflitto. L’SRF, una coalizione di gruppi ribelli della regione occidentale del Darfur e degli Stati meridionali del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro, ha firmato l’intesa a Juba, capitale del vicino Sud Sudan, per regolare questioni chiave, come la sicurezza, le proprietà delle terre, la giustizia, la condivisione del potere e il ritorno degli sfollati. L’accordo prevedeva anche lo smantellamento delle forze armate irregolari e l’integrazione dei loro combattenti nell’esercito nazionale. Due fazioni ribelli, tuttavia, avevano rifiutato di prendere parte all’accordo. 

Oltre alla riappacificazione con i ribelli, una delle questioni prioritarie del nuovo governo di Hamdok è la ripresa economica. Le finanze sudanesi sono state messe a dura prova durante il regime di al-Bashir, soprattutto per via di decennali sanzioni statunitensi, della cattiva gestione dei conti pubblici, della guerra civile, e dell’indipendenza del Sud Sudan, ricco di petrolio, nel 2011. L’inflazione galoppante, la carenza cronica di valuta forte e un fiorente mercato nero rimangono sfide urgenti, viste le recenti proteste, nelle ultime settimane, contro le disastrose condizioni economiche e la povertà crescente. Ibrahim, il nuovo ministro delle Finanze, ha insegnato come economista nelle università di Khartoum e in Arabia Saudita, prima di assumere la guida dei ribelli JEM quando suo fratello Khalil è stato ucciso in un attacco aereo, nel 2011.

Il Sudan sta attraversando una fragile transizione dalla cacciata del presidente al-Bashir. La nuova amministrazione, a maggioranza civile, si è impegnata nel tentativo di stabilizzare le regioni colpite da decenni di guerra civile. Secondo le Nazioni Unite, nel Darfur, il conflitto principale si sarebbe placato nel corso degli anni, ma gli scontri etnici e tribali continuerebbero a divampare periodicamente, soprattutto tra pastori arabi nomadi e agricoltori sedentari dei gruppi etnici non arabi.

Tra gli ultimi sviluppi positivi registrati nel Paese, il 14 dicembre, dopo 27 anni, gli Stati Uniti hanno formalmente rimosso il Sudan dalla lista nera degli Stati sponsor del terrorismo. Il governo degli Stati Uniti aveva aggiunto il Sudan alla sua lista di “Paesi sostenitori del terrorismo” nel 1993 ritenendo che il governo di al-Bashir stesse supportando le organizzazioni terroristiche e offrendo rifugio ai loro membri. Tale designazione aveva reso impossibile per il Sudan accedere ad agevolazioni quali la cancellazione del debito o finanziamenti provenienti da istituti internazionali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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