Regno Unito: pubblicati i dati sulla vendita di armi all’Arabia Saudita

Pubblicato il 9 febbraio 2021 alle 18:08 in Arabia Saudita UK

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I dati ufficiali pubblicati dal Regno Unito, martedì 9 febbraio, hanno mostrato che i funzionari governativi britannici hanno autorizzato, nel trimestre luglio-settembre 2020, l’esportazione in Arabia Saudita di 1,39 miliardi di sterline di armi. Il calcolo è stato fatto a partire dal mese in cui le vendite di armamenti, che potrebbero essere utilizzati nella guerra in Yemen, sono state riprese senza restrizioni da Londra. Gli attivisti inglesi hanno accusato i loro ministri di “voler mettere il profitto prima della vita del popolo yemenita” e hanno sottolineato che le cifre evidenziano la discrepanza ormai esistente tra il Regno Unito e le nuove poltitiche degli Stati Uniti, che sotto la presidenza di Joe Biden hanno sospeso le vendite di armi a Riad, il 27 gennaio.

La Gran Bretagna aveva ripreso le vendite a inizio luglio, dopo aver appurato che c’erano stati negli ultimi mesi solo “incidenti isolati” di vittime civili provocate dai bombardamenti condotti dalla coalizione a guida saudita in Yemen. I dati di martedì hanno mostrato che, nel periodo immediatamente successivo alla riapertura delle porte a Riad, ovvero da luglio a settembre, il Regno Unito avrebbe autorizzato esportazioni di armi in Arabia saudita per un valore di 1,39 miliardi di sterline, di cui 1,36 miliardi nella categoria che include missili e bombe.

L’organizzazione inglese Campaign Against Arms Trade (CAAT) ha affermato che la cifra dimostra fino a che punto le vendite di armi del Regno Unito abbiano influenzato il conflitto yemenita, in corso da sei anni e in cui migliaia di civili sono stati uccisi. Le esportazioni di armi in Arabia Saudita nei due trimestri precedenti sono state una piccola frazione del terzo trimestre, ovvero pari rispettivamente a 8,8 milioni di sterline e a 17,5 milioni.

Sarah Waldron, portavoce del gruppo, ha detto che i dati illustrano ancora una volta “la determinazione del governo britannico a continuare a fornire armi ad ogni costo”. “Il Regno Unito potrebbe essere accusato di continuare ad alimentare la guerra”, ha aggiunto, sottolineando che, al contrario, l’amministrazione Biden ha accettato di frenare le vendite. Pochi giorni fa, il 5 febbraio, il presidente americano ha annunciato ufficialmente che il proprio Paese avrebbe posto fine al supporto alla coalizione a guida saudita impegnata nel conflitto yemenita. Le armi, ha detto Biden, potrebbero essere utilizzate a sostegno di “operazioni offensive” di Riad nel vicino mediorientale. Ciò lascia il Regno Unito, ovvero il secondo esportatore di armi in Arabia Saudita, sempre più isolato sulla questione.

Lunedì 8 febbraio, Londra ha insistito sul fatto che non avrebbe seguito l’esempio di Washington nonostante le pressioni di alcuni parlamentari. Il giovane ministro degli Esteri, James Cleverly, ha dichiarato davanti alla Camera dei Comuni: “Il Regno Unito prende molto sul serio le proprie responsabilità in materia di esportazione di armi e continua a valutare tutte le licenze di esportazione in base a rigorosi criteri di assegnazione”. Le bombe fabbricate o in parte realizzate in Gran Bretagna, che hanno richiesto la licenza inglese, includono i missili guidati Paveway IV, realizzati da Raytheon UK, i missili da crociera Storm Shadow e le armi aria-terra Brimstone, prodotte dall’azienda europea MBDA. Le cifre del Regno Unito hanno mostrato che, tra l’1 e il 4 agosto, due licenze per un valore totale di 698 milioni di sterline hanno coperto componenti per bombe. Un’altra licenza del valore di 100 milioni di sterline è stata concessa tra il 5 e l’8 agosto per i missili aria-terra. L’Arabia Saudita ha rappresentato il 40% del volume delle esportazioni di armi della Gran Bretagna tra il 2010 e il 2019.

Il Regno Unito aveva imposto una sospensione temporanea alle vendite di armi in Arabia Saudita nel 2019, dopo che la Corte di appello aveva concluso che i ministri non avevano valutato adeguatamente il rischio per le vittime civili di attacchi aerei indiscriminati. Alyn Smith, portavoce per gli affari esteri dello Scottish National Party (SNP), ha dichiarato che Londra non può sostenere di avere un ruolo umanitario da svolgere in Yemen mentre “è contemporaneamente uno dei maggiori trafficanti di armi nel conflitto”. “Il Regno Unito è totalmente isolato sulla scena mondiale per il suo fermo sostegno a un regime che viola in modo seriale i diritti umani”, ha detto, con toni duri, il portavoce Smith. Parlando alla Camera dei Comuni, anche Tobias Ellwood, presidente conservatore del comitato per la difesa, ha esortato il suo Paese “ad allinearsi pienamente agli Stati Uniti, il più stretto alleato per la sicurezza, e a porre fine alle esportazioni di armi legate alla guerra. “Il reset degli USA da accogliere e rappresenta il nostro primo grande test su cosa significhi la Gran Bretagna a livello globale”, ha sottolineato Ellwood.

L’aviazione dell’Arabia Saudita è accusata di essere responsabile di molte delle 8.750 vittime civili degli attacchi aerei in Yemen. Mentre i raid sono rallentati nel 2020, anche a causa della pandemia di coronavirus, gli attacchi sono continuati, secondo lo Yemen Data Project. Si ritiene che almeno sette bambini e due donne siano stati uccisi in un sospetto attacco aereo della coalizione a guida saudita nel Nord-Ovest dello Yemen, il 15 luglio, secondo la coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite, Lise Grande. Nel corso dello scorso anno, tuttavia, è stata registrata una diminuzione del 73% nel numero di vittime civili provocate dai raid della coalizione, rispetto al 2019, e, ad ottobre 2020, lo Yemen Data Project non ha rilevato, solo per la seconda volta in oltre cinque anni, alcun morto civile a causa del conflitto. 

Nonostante la chiara posizione del governo britannico, l’ambasciatore del Regno Unito in Yemen, Michael Aron, ha condannato fermamente l’ultima escalation sul campo da parte delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, nelle province yemenite di Marib e al-Jawf. Il gruppo ha lanciato, domenica 7 febbraio, attacchi aerei per mezzo di razzi e droni su Marib, e attacchi di terra contro il vicino territorio di al-Jawf. Nel primo raid, 3 civili sono morti e almeno altri 3 sono rimasti feriti. Aron ha esortato gli Houthi a cessare immediatamente le offensive e a dimostrare il loro impegno verso la pace sostenendo gli sforzi compiuti dall’inviato delle Nazioni Unite, Martin Griffiths.

Anche gli USA hanno condannato i fatti di domenica. “Gli Stati Uniti sono profondamente turbati dai continui attacchi degli Houthi”, si legge in una dichiarazione del Dipartimento di Stato pubblicata lunedì 8 febbraio. “Chiediamo agli Houthi di cessare immediatamente gli attacchi che colpiscono aree civili all’interno dell’Arabia Saudita e di fermare qualsiasi nuova offensiva militare all’interno dello Yemen, che porterà solo più sofferenza al popolo yemenita”, ha aggiunto.

Gli Stati Uniti hanno iniziato a fornire “supporto logistico e di intelligence” alla coalizione guidata da Riad in Yemen nel marzo 2015, poco dopo che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un’offensiva militare a sostegno del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. Il ritiro del supporto militare statunitense alle operazioni saudite si è unito alla revoca della designazione degli Houthi come organizzazione terroristica, una mossa che rassicura le agenzie umanitarie, ora in grado di lavorare nuovamente con i membri del gruppo per facilitare la fornitura di aiuti nelle aree sotto il loro controllo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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