Libano: il Qatar spera in un accordo di Doha 2

Pubblicato il 9 febbraio 2021 alle 17:03 in Libano Qatar

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Il vice premier e ministro degli Affari esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha dato inizio, martedì 9 febbraio, a una visita in Libano, un Paese che continua a essere caratterizzato da una perdurante crisi politica ed economica.

Diverse fonti mediatiche del mondo arabo hanno collegato la visita a sorpresa di al-Thani a un tentativo del Qatar di riunire le forze politiche libanesi al tavolo dei negoziati, così come avvenuto nel 2008, quando, il 21 maggio di quell’anno, venne siglato il cosiddetto “accordo di Doha”, che metteva fine a una crisi politica libanese durata circa 18 mesi, scongiurando, al contempo, un’eventuale guerra civile. Alla luce di un perdurante stallo politico, Doha potrebbe ritornare a svolgere un ruolo simile, dopo che il Paese del Golfo ha già offerto il proprio sostegno finanziario a un Paese, il Libano, testimone di una delle peggiori crisi economiche e finanziarie dalla guerra civile del 1975-1990, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di Covid-19 e da una devastante esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut.

La visita del ministro qatariota ha incluso colloqui con il presidente libanese, Michel Aoun, il presidente del Parlamento, Nabih Berri, e il primo ministro uscente, Hassan Diab, durante i quali è stata presa in esame la situazione generale del Libano, quanto è stato fatto sino ad ora per uscire dalla situazione di stallo politico, e cosa potrebbe fare il Qatar per incoraggiare i partiti libanesi ad accelerare la formazione del governo. Parallelamente, è stato analizzato il contesto regionale e internazionale, mentre è stata messa in luce la necessità di non ritardare ulteriormente la formazione di una squadra governativa. Doha è stata ringraziata ed elogiata per l’assistenza umanitaria e finanziaria offerta in diverse occasioni. Non da ultimo, per la creazione di un ponte aereo tra Beirut e Doha volto a inviare risorse alimentari, dispositivi medici e ospedali da campo da 500 posti letto ciascuno.

Contemporaneamente alla visita di al-Thani in Libano, il premier libanese designato, Saad Hariri, è a Parigi per incontrare esponenti politici e diplomatici francesi, oltre che al presidente Emmanuel Macron. Quest’ultimo, a seguito dell’incidente del 4 agosto, ha proposto una road map da seguire per risanare la situazione politica libanese, la quale prevede la formazione di un governo indipendente, lontano da forze politiche, e composto da esperti in grado di porre in essere le misure e le riforme necessarie a risanare un quadro economico in continuo peggioramento. Un esecutivo di tal tipo rappresenta la condizione richiesta dalla Francia e dagli altri donatori internazionali per prestare sostegno economico al Libano. Hariri, dal canto suo, si è impegnato a formare una squadra governativa secondo le linee francesi dal 22 ottobre 2020, giorno in cui è stato nominato premier per la quarta volta dal 2015. Ad oggi, però, il primo ministro designato non è ancora riuscito ad adempiere alla sua missione.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arab, non è da escludersi l’ipotesi secondo cui la visita di al-Thani in Libano rappresenti una reazione all’Egitto, dopo che, il 3 febbraio, Saad Hariri ha tenuto un incontro con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, al Cairo. Scopo di Doha potrebbe, quindi, essere guadagnarsi un posto nell’arena libanese, ostacolando, al contempo, l’ingresso dell’Egitto. Il Qatar, sottolinea al-Arab, da un lato, ha le capacità economiche giuste per ottenere la fiducia di Beirut, mentre, dall’altro lato, è riuscito, nel tempo, a stringere legami con diversi attori politici libanesi, tra cui Hezbollah. Di fronte a tale scenario, diversi analisti ritengono che Qatar crede che il momento possa essere propizio per provare a raggiungere un nuovo “accordo di Doha”. In tal caso, non sarebbe da escludersi un coordinamento tra Doha e Ankara, le quali cercherebbero, insieme, a ottenere una rilevante vittoria diplomatica, a danno del Cairo. Tuttavia, diversi analisti hanno evidenziato che raggiungere un nuovo accordo come quello del 2008 non è semplice, in quanto si è di fronte a un contesto nazionale e regionale diverso.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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