La Turchia verso l’acquisto di una quarta nave da perforazione

Pubblicato il 9 febbraio 2021 alle 20:04 in Medio Oriente Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I media turchi hanno reso noto, martedì 9 febbraio, che il governo di Ankara acquisterà una quarta nave da perforazione. Le autorità, nello specifico, avrebbero firmato un accordo preliminare per l’acquisizione della Bolette Dolphin, una Drilling Ship costruita nel 2014 dalla sudcoreana Hyundai Heavy Industries e attualmente utilizzata da un’azienda norvegese. La nave, lunga 229, metri può raggiungere una profondità massima di 12.000 metri ed è tecnologicamente molto più avanzata delle altre tre già in possesso del governo turco, ovvero la Yavuz, la Fatih e la Kanuni. I rapporti hanno indicato che il costo dell’acquisto e delle riparazioni previste arriverà ad oltre 100 milioni di dollari.

Lo scorso ottobre, il ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali turco, Fatih Dönmez, aveva affermato che il Paese stava esplorando e analizzando tutte le opzioni per il noleggio o l’acquisizione di una nuova nave da perforazione. “Una delle nostre navi è nel Mediterraneo. Ne abbiamo altre due nel Mar Nero. Abbiamo detto che potremmo andare nella direzione dell’acquisto o del leasing di una terza nave. I nostri amici stanno lavorando sull’argomento. Preferiremo ciò che è più economico per noi”, aveva detto Dönmez. La Yavuz opera nel Mediterraneo orientale, mentre la nave Fatih svolge attività nel Mar Nero. La terza imbarcazione, la Kanuni, che si è unita alla flotta lo scorso anno, si unirà presto alla Fatih. È partita da Istanbul a novembre ed è ora nel porto di Filyos, sulla costa meridionale del Mar Nero, per operazioni di manutenzione prima di iniziare la sua missione. Insieme alle navi da perforazione, anche le navi sismiche Barbaros Hayreddin Paşa e Oruç Reis conducono attività di esplorazione energetica per conto di Ankara. Quest’ultima, in particolare, è stata oggetto questa estate di un lungo contenzioso tra la Grecia e la Turchia, che ha rischiato di far esplodere uno scontro tra i due Paesi. 

L’anno scorso, la Fatih ha realizzato la più grande scoperta di gas mai registrata dal Paese dopo aver trovato, tra luglio e ottobre 2020, 405 miliardi di metri cubi di gas naturale nel lotto Tuna-1, nel giacimento di gas Sakarya, circa 100 miglia nautiche a Nord dalla costa turca del Mar Nero. Fatih inizierà una nuova missione di perforazione presso il pozzo Türkali-2, sempre nel Mar Nero, questo mese, dopo aver completato le operazioni di perforazione presso il pozzo Türkali-1. La Turkish Petroleum Corporation (TPAO) sta ora valutando la possibilità di concludere partnership e raccogliere fondi per svolgere le attività sul gas del Mar Nero. Si dice che la compagnia petrolifera e del gas statale abbia preso contatti preliminari con diverse compagnie petrolifere internazionali, comprese alcune delle major, per collaborare e produrre gas insieme. L’investimento, per la produzione e la consegna a terra, è stimato intorno ai 3,2 miliardi di dollari. Va considerato che l’importo stanziato per la TPAO dal budget 2021 del governo è di circa 1,9 miliardi di dollari. Sono attualmente in corso studi di ingegneria per portare il gas a terra nel porto di Filyos, nella provincia di Zonguldak, nel nord della Turchia, dopo l’inizio della produzione, e la Turchia è determinata a collegare il gas al sistema di trasporto del Paese entro il 2023. Ankara prevede un flusso annuo di gas di 5-10 miliardi di metri cubi. Il campo dovrebbe raggiungere un plateau di produzione di circa 15 bcm a partire dal 2025.

Nel frattempo, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha ribadito che la Grecia viola i trattati internazionali continuando a posizionare le sue truppe su diverse isole dell’Egeo orientale. Secondo quanto dichiarato da Akar, gli ufficiali militari greci avrebbero altresì condotto visite “provocatorie” nella regione. “Finora hanno effettuato 78 visite di alto livello nelle isole dell’Egeo, proprio sotto il nostro naso”, ha affermato il ministro, lunedì 8 febbraio, accusando Atene di mantenere la sua presenza militare su 16 delle 23 isole greche che Ankara ritiene debbano essere smilitarizzate in base ai termini degli Accordi di Losanna e Parigi. “Ho chiesto al ministro della Difesa tedesco: ‘Chi è l’espansionista?'”, ha continuato Akar, riferendosi alla sua recente visita a Berlino, dove ha incontrato l’omologa Annegret Kramp-Karrenbauer. 

Nonostante i toni aspri, la Grecia e la Turchia hanno compiuto, nelle ultime settimane, alcuni passi avanti nella controversia sui diritti di sfruttamento energetico nel Mediterraneo Orientale, una questione strettamente collegata a quella dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali nonchè a quella della riunificazione dell’isola di Cipro. Il 25 gennaio, Atene e Ankara hanno riavviato, dopo circa 5 anni, i colloqui esplorativi per regolare la disputa sui confini marittimi. Gli incontri, che sono informali e non vincolanti, potrebbero indurre i due Paesi verso un processo di negoziazione formale che sfocerebbe in un trattato o in un accordo che stabilisca di ricorrere ad un arbitrato presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ) dell’Aia per trovare una soluzione alla controversia. Se nessuno dei due scenari si dovesse verificare, le tensioni tra il governo greco e quello turco resterebbero, con conseguenze potenzialmente disastrose per la regione. La Turchia, che ha la costa continentale più lunga nel Mediterraneo orientale, respinge le rivendicazioni sui confini marittimi avanzate da Grecia e Cipro, specifcando che le richieste violano i diritti sovrani del popolo turco. Dalla scorsa estate, Ankara ha inviato diverse navi da perforazione nelle acque contese, reclamando i suoi diritti nella regione. La Grecia, dal canto suo, ha risposto alle provocazioni turche decidendo di ritirarsi dai colloqui NATO. A causa dell’assenza della delegazione greca, non è stato possibile tenere gli incontri tecnici che avrebbero dovuto svolgersi il 30 novembre presso la sede dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles.

Ina una videoconferenza con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha accolto positivamente i recenti sviluppi nel Mediterraneo orientale. “La cancelliera ha sottolineato che ora è importante fare progressi nel dialogo”, si legge in una dichiarazione del governo tedesco, lunedì 8 febbraio. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.