Yemen: 3 civili uccisi a Marib, Teheran pronta a dialogare

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 8:32 in Iran Yemen

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Tre civili sono morti e almeno altri 3 sono rimasti feriti a seguito di un attacco missilistico attribuito alle milizie di ribelli sciiti Houthi, nella citta Nord-orientale di Ma’rib. Nel frattempo, l’Iran si è detto disposto a dialogare con i vicini regionali, mentre Washington ha esortato gli Houthi a porre fine alle offensive contro l’Arabia Saudita.

Ma’rib è il capoluogo dell’omonimo governatorato, da cui il gruppo sciita cerca di allontanare l’esercito yemenita e le forze della coalizione a guida saudita, al fine ultimo di prendere il controllo di un territorio ricco di risorse petrolifere. L’attacco in questione si è verificato nella giornata del 7 febbraio, quando un missile balistico e un proiettile proveniente da un drone sono stati lanciati contro la suddetta città definita “densamente popolata”, la quale ospita altresì numerosi campi profughi. Stando a quanto riferito da una fonte locale, le forze filogovernative sono riuscite ad abbattere il drone, mentre le squadre di soccorso prestavano assistenza alle vittime ferite e decedute.

Secondo la fonte, nonostante la comunità internazionale abbia condannato i crimini perpetrati dal gruppo sciita contro i civili yemeniti, i ribelli non sono stati puniti, il che li incoraggia a condurre ulteriori atti terroristici. Parole di condanna sono giunte anche dal Ministero degli Esteri yemenita, che ha messo in luce come gli Houthi continuino a prendere di mira civili innocenti, oltre che migliaia di sfollati, esacerbando la situazione umanitaria del Paese. Inoltre, ha dichiarato il Ministero, colpire i quartieri residenziali di Ma’rib e Al-Jawf costituisce una “flagrante sfida” a tutte le voci internazionali che chiedono una soluzione politica della guerra in Yemen, e mostra come i ribelli non credano nella pace, ma soltanto nel “suono delle armi”.

Nel frattempo, come riportato da al-Jazeera, il ministro degli Esteri di un Paese sostenitore degli Houthi, l’Iran, Mohammad Javad Zarif, ha affermato che Teheran è disposta a dialogare con l’Arabia Saudita e a tendere la mano verso altri vicini regionali, tra cui Qatar e Kuwait, al fine di porre fine alle dispute regionali. Tra queste, anche la crisi yemenita, la quale, secondo Zarif, può essere risolta solo attraverso “l’iniziativa iraniana” proposta nel 2015, basata sul cessate il fuoco, sulla fine dell’assedio e su un dialogo intra-yemenita. Tale iniziativa, ha riferito il ministro iraniano, è ancora sul tavolo dei negoziati. Le parole di Zarif sono giunte mentre l’inviato speciale delle Nazioni unite, Martin Griffiths, si è recato in Iran, il 7 febbraio, con l’obiettivo di intraprendere un ciclo di colloqui che possano portare alla fine della crisi. 

In tale quadro, nella medesima giornata del 7 febbraio, è giunta una dichiarazione del Dipartimento di Stato statunitense, il quale ha esortato le milizie ribelli a porre fine immediatamente alle proprie offensive contro obiettivi civili all’interno dello Yemen e contro i territori sauditi meridionali. Gli USA, è stato riferito, sono preoccupati per il comportamento del gruppo sciita e i loro perduranti attacchi, soprattutto in un momento in cui il capo della Casa Bianca, Joe Biden, si è detto disposto ad impegnarsi per porre fine al conflitto yemenita, mentre Riad ha mostrato la propria disponibilità a sedersi al tavolo dei negoziati per giungere a una soluzione della crisi. Motivo per cui, gli Houthi sono stati invitati a cessare qualsiasi operazione militare e ad astenersi da azioni destabilizzanti, dimostrando il proprio impegno a partecipare in modo costruttivo agli sforzi dell’inviato speciale delle Nazioni Unite volti a raggiungere la pace. Per Washington, è giunto il momento di porre fine a questo conflitto.

La dichiarazione del Dipartimento USA è giunta dopo che, il 5 febbraio, Washington ha rivelato di avere intenzione di revocare la classificazione come gruppo terroristico dei ribelli sciiti Houthi , a causa della crisi umanitaria vigente nel Paese, ribaltando così una tra le ultime decisioni adottate dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump. A tal proposito, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, revocare quanto stabilito dall’amministrazione Trump potrebbe inviare “messaggi sbagliati” agli Houthi e ai loro alleati, esortandoli a perpetrare crimini contro la popolazione civile e a diffondere caos e terrorismo nella regione. A detta del ministro, ciò rischia altresì di esacerbare la crisi yemenita e con essa le sofferenze derivanti dalla guerra, allontanando sempre più l’ipotesi di una pace.

Il conflitto yemenita ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi, risalente al 21 settembre 2014. L’Arabia Saudita è ufficialmente scesa in campo il 26 marzo 2015, per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida tuttora una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e sostenuta, fino all’annuncio di Biden del 4 febbraio, dagli Stati Uniti. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte e l’assedio della coalizione in Yemen.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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