Siria: 26 soldati di Assad uccisi in un’imboscata dell’ISIS

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 17:19 in Medio Oriente Siria

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In un quadro caratterizzato da un intensificarsi delle attività dello Stato Islamico in Siria, circa 26 membri delle forze fedeli al presidente Bashar al-Assad sono morti, lunedì 8 febbraio, a seguito di un’imboscata tesa dall’organizzazione terroristica.

L’episodio ha avuto luogo nella città di al-Mayadin, nel governatorato orientale siriano di Deir Ezzor. In particolare, combattenti dell’ISIS hanno preso di mira un convoglio dell’esercito di Assad e di un gruppo palestinese ad esso affiliato, la Brigata al-Quds, mentre questo stava svolgendo un’operazione di pattugliamento. Dopo essere state colpite, le forze filogovernative hanno affrontato i militanti jihadisti in violenti scontri che hanno provocato la morte di 26 uomini tra le forze affiliate ad Assad e di 11 terroristi dell’ISIS. Secondo quanto ripotato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), quello riportato l’8 febbraio rappresenta il bilancio più alto registrato, per l’esercito filogovernativo, dall’inizio del 2021, mentre costituisce il secondo più elevato negli ultimi mesi.

A tal proposito, tra gli ultimi attacchi più violenti, il 30 dicembre circa 39 persone hanno perso la vita e almeno altre 13 sono rimaste ferite a seguito di un attacco attribuito allo Stato Islamico contro un autobus che viaggiava sulla strada che collega le città siriane di Palmira e Deir Ezzor, situate rispettivamente nel centro e nell’Est della Siria. L’attacco del 30 dicembre ha provocato il più alto numero di vittime per le forze del regime, tra gli attentati attribuiti allo Stato Islamico nel 2020.

Secondo alcuni analisti, l’intensificarsi degli attacchi ad opera dell’ISIS riflette la difficoltà delle forze di Assad e dei suoi alleati di eliminare definitivamente quelle cellule che operano prevalentemente nel vasto deserto siriano che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia. Anche nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

Con l’attacco dell’8 febbraio, il bilancio delle vittime decedute dal 24 marzo 2019 ha raggiunto quota 1308 morti per le forze del regime e delle milizie ad esse fedeli di nazionalità sia siriana sia non siriana, tra cui vi sono stati almeno due russi, e oltre 145 filoiraniani, tutti uccisi durante attacchi, bombardamenti e imboscate dell’organizzazione terroristica. Parallelamente, nel medesimo lasso temporale, sono stati uccisi 4 civili che lavoravano nei giacimenti di gas della Siria orientale e 11 pastori, mentre sono stati 733 i militanti dell’ISIS uccisi nello stesso periodo durante attacchi, scontri e bombardamenti.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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