La Grecia ribadisce di essere contro una soluzione a due Stati per Cipro

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 20:03 in Cipro Grecia

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Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha affermato, lunedì 8 febbraio, che la formula federale è l’unica via da seguire per la riunificazione di Cipro. “La fine dell’occupazione turca e la ricerca di una soluzione praticabile sono una priorità fondamentale della politica estera greca”, ha dichiarato il premier dopo un incontro a Nicosia con il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades. “L’unica soluzione praticabile è una federazione bizonale e bicomunitaria in un quadro di uguaglianza politica”, ha aggiunto. Negli ultimi mesi, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il leader autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, Ersin Tatar, hanno chiesto una soluzione a due Stati per risolvere la situazione dell’isola. Mitsotakis, tuttavia, ha sottolineato che la loro posizione è in contrasto con le risoluzioni delle Nazioni Unite su Cipro ed è stata respinta sia dall’ONU che dall’UE. “Una ripresa significativa dei colloqui può essere compresa solo all’interno del quadro esistente”, ha affermato il primo ministro greco.

Mitsotakis era a Cipro, lunedì, per coordinare le posizioni e le tattiche di Nicosia e di Atene in vista del vertice informale a cinque che si terrà il mese prossimo sotto gli auspici del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. I leader di Grecia e Cipro hanno anche toccato i temi dello sviluppo regionale e della pandemia, nonchè la questione del prossimo vertice UE, a marzo, durante il quale i rappresentanti dei Paesi europei valuteranno l’eventuale imposizione di sanzioni contro la Turchia per la controversia nel Mediterraneo orientale. Anastasiades ha sottolienato che la posizione di entrambi i leader è chiara per quanto riguarda la soluzione ricercata e non contrasta con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e con i principi dell’Unione Europea. Il presidente cipriota ha infine chiarito che sia lui che Mitsotakis sono determinati a partecipare al nuovo dialogo, ma ha ribadito che questo non deve significare che le parti accettino di “partecipare ai negoziati in condizioni di minaccia”.

Cipro è divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota e facente parte dell’Unione Europea, dall’area amministrata dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC), riconosciuta dal solo governo di Ankara e dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. Ad oggi, la Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio di Cipro, mentre la parte restante è sotto il controllo della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord.

In passato, i negoziati per risolvere tali dispute hanno avuto come obiettivo la riunificazione dell’isola, posizionata nella regione del Mediterraneo orientale. Tuttavia, tale ipotesi sembrerebbe più lontana da quando Ersin Tatar, leader nazionalista di destra vicino ad Erdogan ed ex premier turco-cipriota, è stato eletto presidente dopo essere risultato vincitore al ballottaggio dello scorso 18 ottobre.

Oltre alla disputa tra Nicosia e Ankara su questioni riguardanti la sovranità sull’isola, la Repubblica di Cipro, insieme alla Grecia, è coinvolta da tempo in una situazione di tensione, politica e militare, con la Turchia in merito ad una controversia energetica che coinvolge la regione del Mediterraneo orientale. I problemi tra Atene ed Ankara, in particolare, nascono dal fatto che i due Paesi hanno opinioni contrastanti sull’estensione delle rispettive piattaforme continentali e, di conseguenza, sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nelle acque adiacenti alle loro coste. Il 25 gennaio, Grecia e Turchia hanno riavviato, dopo circa 5 anni, i colloqui esplorativi per regolare la questione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale. Gli incontri, che sono informali e non vincolanti, potrebbero indurre i due Paesi verso un processo di negoziazione formale che sfocerebbe in un trattato o in un accordo che stabilisca di ricorrere ad un arbitrato presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ) dell’Aia per trovare una soluzione alla controversia. Se nessuno dei due scenari si dovesse verificare, le tensioni tra Grecia e Turchia resterebbero, con conseguenze potenzialmente disastrose per quella parte del mondo.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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