Japarov: un uomo solo al comando del Kirghizistan

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 5:57 in Asia Kirghizistan

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Le prime mosse del presidente del Kirghizistan Sadyr Japarov lasciano presagire non solo un ritorno all’autoritarismo, con il governo presidenziale di un unico “uomo forte”, ma anche la promozione di valori tradizionali e patriottismo come collante dell’unità nazionale.

Gli attivisti delle organizzazioni di difesa dei diritti umani sono allarmati dal fatto che gran parte di questo avvenga con un minimo di controllo pubblico e sostengono che le libertà fondamentali siano a rischio.

La nuova costituzione è lo strumento principale con cui questo obiettivo viene perseguito. Gli elettori, in un referendum del 10 gennaio, svoltosi insieme alle presidenziali vinte da Japarov, hanno approvato un ritorno al super-presidenzialismo. Ciò metterà fine a un difficile esperimento di 10 anni di un governo misto presidenziale-parlamentare che è spesso esistito solo sulla carta.

I redattori della costituzione sono alleati di Japarov, che  hanno debitamente preparato un documento che sarà sottoposto a un altro referendum entro la fine dell’anno. Pochi hanno avuto accesso alla bozza. Gli stessi autori dicono che il pubblico può aspettare.

Quello che si sa della bozza è quanto divulgato da Bekbosun Borubashev, il presidente della convenzione costituzionale che sovrintende all’intero processo.

Uno dei dettagli principali è il ridimensionamento del parlamento monocamerale, che passerà da 120 a 90 membri. La soluzione per mitigare la potenziale limitazione della rappresentanza popolare è la formazione di un kurultai nazionale. L’elevazione di questa forma di vertice tradizionale a istituzione politica nazionale vedrebbe gruppi di membri apparentemente rappresentativi della popolazione riunirsi per concordare proposte politiche.

Il presidente acquisirà inoltre molti più poteri per determinare i fondamenti della politica interna ed estera.

Borubashev ha sostenuto, tuttavia, che questa espansione dei poteri presidenziali sarà compensata da un ampliamento dei motivi per l’avvio di procedure di impeachment contro il capo dello stato. “Abbiamo aggiunto una disposizione che afferma che se il presidente viola la legge e interferisce nel lavoro degli altri rami del potere, questo servirà come motivo per il suo licenziamento”, ha spiegato.

Un altro cambiamento importante sarà l’abolizione del ruolo di primo ministro, che verrà sostituito da un personaggio noto come toraga, che avrà il duplice compito di ricoprire il ruolo di capo del governo e dell’amministrazione presidenziale. L’argomento a favore di questa riforma è che aumenterà la responsabilità del capo dell’esecutivo. “Una persona, il toraga, sarà in due posizioni contemporaneamente. Ciò è dovuto al fatto che ci stiamo muovendo verso una forma di governo presidenziale e il presidente deve rispondere insieme alla sua amministrazione”, ha spiegato Borubashev.

“So che alcune persone sono indignate, perché presumibilmente non stiamo mostrando loro il progetto di costituzione”, ha ammesso Borubashev al network  Vesti. “Ma finora abbiamo solo una bozza, perché mostrarla? La convenzione sta ancora discutendo attivamente la nuova costituzione. Non appena avremo finito, il documento verrà reso pubblico”.

Gli esperti ,tuttavia, sono scettici. Secondo la bozza il presidente “nomina il presidente della Corte costituzionale e della Corte suprema”, minando così l’indipendenza della magistratura. Il presidente nomina inoltre il procuratore generale, il presidente della Banca nazionale e nomina anche metà della commissione elettorale centrale. “Tutti gli organi statali, che de jure e de facto dovrebbero essere separati e indipendenti dal presidente e dal parlamento, saranno controllati dal presidente”, spiega la costituzionalista Saniya Toktogaziyeva al network eurasianet. Anche per quanto riguarda l’impeachment, il quadro è più complicato di quanto indicato da Borubashev, aggiunge Toktogaziyeva. Secondo l’attuale costituzione, forzare la dimissione di un presidente richiede solo una decisione dell’Ufficio del Procuratore generale e un voto di impeachment in parlamento – di per sé uno scenario altamente improbabile nelle condizioni esistenti. Secondo i termini del progetto di costituzione, sia l’Ufficio del Procuratore Generale che la Camera Costituzionale dovrebbero intervenire, ma i capi di entrambi gli organi sarebbero nominati presidenziali. “Sarebbe quasi impossibile rimuovere il presidente dall’incarico. La procedura di impeachment diventerebbe più complicata. Il Parlamento deve essere lasciato con leve di influenza minime, come l’approvazione di leggi. L’agenda e le leggi da adottare saranno decise dal presidente”, conclude Toktogaziyeva.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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