Israele: Netanyahu ritorna in tribunale

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 12:42 in Israele Medio Oriente

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, lunedì 8 febbraio, è ritornato in tribunale per una nuova udienza del processo che lo vede accusato di frode, corruzione e abuso d’ufficio.

L’udienza di lunedì, in corso a Gerusalemme, è stata più volte rinviata a causa della pandemia di Coronavirus, oltre che di alcuni “pretesti” dell’avvocato del premier. Questa segna l’inizio vero e proprio del processo e verrà seguita da altre sessioni volte a presentare prove e testimonianze. In particolare, Netanyahu è chiamato a rispondere all’atto di accusa, e si prevede verrà discusso se rinviare l’avvio della fase probatoria a dopo le elezioni del 23 marzo e se la presenza fisica del premier alle prossime udienze sarà necessaria, considerato che potrebbe trattarsi di impegni a cadenza settimanale.

La prima udienza risale al 24 maggio 2020, quando Netanyahu aveva dato vita da pochi giorni al governo di unità nazionale insieme al suo ex rivale, Benny Gantz, il quale aveva ricevuto la fiducia del Parlamento il 7 maggio 2020. Ora, Israele è in attesa di nuove elezioni, programmate per il 23 marzo prossimo, conseguenza del mancato accordo sulla legge di bilancio, che, a sua volta, ha portato allo scioglimento della Knesset, il Parlamento israeliano, e a conseguenti nuove elezioni, per la quarta volta in circa due anni.

Circa il processo che vede coinvolto il premier in prima persona, l’incriminazione è giunta il 21 novembre 2019, sebbene il procuratore generale israeliano, Avichai Mandelblit, avesse annunciato le accuse contro Netanyahu già nel mese di febbraio dello stesso anno. Queste riguardano tre casi. Il primo è noto come “Caso 1000”, dove il premier è accusato di abuso d’ufficio. In particolare, Netanyahu avrebbe ricevuto, tra il 2007 ed il 2016, da miliardari oltreoceano, regali dal valore di circa 240.000 dollari, comprendenti sigari, champagne, gioielli e altro. In cambio, vi sarebbero state agevolazioni fiscali per gli imprenditori mittenti dei regali.

Il “Caso 2000” vede il premier impegnato in presunte negoziazioni con Arnon “Noni” Mozes, il proprietario di uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di una circolazione limitata del quotidiano gratuito rivale, Israel Hayom. Quest’ultimo è di proprietà di un donatore di destra, Sheldon Adelson, considerato un portavoce del premier.

Infine, il caso considerato più rilevante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq. Il premier avrebbe offerto regolarmente benefici dal valore di circa 280.000 milioni di dollari, in cambio della pubblicazione di notizie a proprio favore su Walla News!, un quotidiano online. Inoltre, al centro delle indagini relative a tale caso vi è anche la fusione tra Bezeq e il gruppo televisivo YES, del 2015, quando Netanyahu era al Ministero delle Comunicazioni. I procuratori accusano il premier di essersi fatto corrompere per modificare la legislazione a favore di Bezeq, consentendo a quest’ultima di guadagnare ingenti somme.

Come ribadito anche nella sera del 7 febbraio, Netanyahu sostiene di essere innocente e che i diversi casi che lo vedono coinvolto sono stati, in realtà, prefabbricati per soddisfare scopi politici. In particolare, obiettivo dei suoi oppositori è rovesciare il suo governo di destra, per insediarne uno di sinistra, eventualmente guidato da Blue and White, il partito guidato da Benny Gantz. Gli stessi avvocati del premier hanno più volte denunciato il comportamento della procura, chiedendo di cambiare le incriminazioni e sostenendo che la polizia ha usato mezzi illegali per ottenere le prove.

Nel frattempo, nella mattina dell’8 febbraio, decine di manifestanti anti-Netanyahu si sono radunati fuori al tribunale di Gerusalemme, sebbene il premier, consapevole delle restrizioni anti-Covid, avesse precedentemente invitato sostenitori e oppositori a non organizzare proteste. Netanyahu, ad oggi, è il primo ad essere coinvolto in un processo in Israele mentre riveste ancora la carica di primo ministro. Nonostante ciò, egli non è stato mai estromesso dalla vita politica, in quanto è stato chiarito che ciò sarebbe giunto, eventualmente, solo in caso di incriminazione al termine del processo. Ad oggi, non è chiaro se le accuse pendenti contro il premier comprometteranno gli esiti delle elezioni di marzo, ma, secondo alcuni, in caso di vittoria Netanyahu potrebbe chiedere nuovamente l’immunità parlamentare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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