Grecia e Turchia concludono il nono round di colloqui tecnici sul Mediterraneo Orientale

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 17:42 in Grecia Turchia

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Il nono incontro tecnico tra le delegazioni militari turche e greche per discutere della controversia sul Mediterraneo Orientale si è concluso venerdì 5 febbraio. Il vertice, tenutosi presso il quartier generale della NATO, a Bruxelles, era stato organizzato per valutare la creazione di un meccanismo di “prevenzione della conflittualità” tra i due Paesi a causa della disputa sui confini marittimi e sulle conseguenti rivendicazioni energetiche. L’Alleanza Atlantica aveva sottolineato, a ottobre, che un tale meccanismo era stato “progettato per ridurre il rischio di incidenti nel Mediterraneo orientale” e che, tra le altre cose, prevedeva la creazione di una “hotline” per permettere un contatto immediato tra Atene ed Ankara in caso di situazioni di emergenza o di straordinaria importanza, facilitando dunque la de-escalation delle tensioni in mare o in volo.

A partire da settembre 2020, le delegazioni militari turche e greche hanno tenuto una serie di incontri tecnici presso la sede della NATO per discutere del Mediterraneo orientale. I progressi, tuttavia, sono stati scarsi. Il 25 gennaio, a Istanbul, funzionari dei due Paesi hanno deciso di riprendere i colloqui esplorativi e hanno valutato la situazione alla luce dei recenti sviluppi e delle possibili misure da adottare. La Turchia, che ha la costa continentale più lunga nel Mediterraneo orientale, respinge le rivendicazioni sui confini marittimi avanzate da Grecia e Cipro, specifcando che le richieste violano i diritti sovrani del popolo turco. Dalla scorsa estate, Ankara ha inviato diverse navi da perforazione nelle acque contese, reclamando i suoi diritti nella regione. La Grecia, dal canto suo, ha risposto alle provocazioni turche decidendo di ritirarsi dai colloqui NATO. A causa dell’assenza della delegazione greca, non è stato possibile tenere gli incontri tecnici che avrebbero dovuto svolgersi il 30 novembre presso la sede dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles.

Commentando i colloqui, il capo della NATO, Jens Stoltenberg, ha affermato la scorsa settimana che la Turchia e la Grecia sono “alleati preziosi” e che il ruolo del blocco è quello di fornire una piattaforma per affrontare le differenze tra i due Paesi. Parlando a margine di un webinar online ospitato dal think tank britannico Chatham House, Stoltenberg ha affermato che i disaccordi possono essere superati attraverso “discussioni oneste”.

Quelli avviati il 25 gennaio sono stati i primi colloqui esplorativi diretti tenutisi in quasi cinque anni tra la delegazione turca e quella greca per affrontare le controversie relative ai diritti di sovranità e sfruttamento energetico nel Mediterraneo orientale. L’incontro, avvenuto a Istanbul, ha segnato il 61 ° round di trattative ed è durato solo poche ore, ma entrambe le parti hanno affermato di volersi incontrarsi di nuovo ad Atene, probabilmente tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, per rilanciare gli sforzi volti a risolvere la loro controversia.

Tra il 2002 e il 2016 sono stati compiuti pochi progressi verso la normalizzazione delle relazioni greco-turche, nonostante siano stati organizzati almeno 60 cicli di colloqui. Ora, grazie anche al ruolo degli Stati Uniti, è ragionevole aspettarsi che le cose possano cambiare. Il nuovo presidente americano, Joe Biden, ha in numerose occasioni sostenuto la posizione greca sull’allentamento dell’escalation, proponendo di risolvere le questioni in sospeso attraverso il dialogo e il ricorso al diritto internazionale. In ogni caso, le relazioni tra Atene e Washington sono al loro apice, essendo state rafforzate durante gli anni della presidenza Trump e rese più forti attraverso una serie di accordi sul commercio e la difesa.

Al contrario, secondo il quotidiano ArabNews, un grosso punto interrogativo incombe alla Casa Bianca sul fascicolo della Turchia. Le fiorenti relazioni tra Ankara e Mosca, con l’acquisto del sistema di difesa missilistico russo S-400, hanno portato a sanzioni statunitensi che Biden potrebbe non avere fretta di revocare. La posizione della Turchia nella NATO è stata inoltre indebolita con questa mossa, portando gli Stati membri, inclusa la già diffidente Francia, a dubitare della sua affidabilità. Washington considera la presenza di S-400 sul suolo turco come una minaccia per i suoi caccia F-35 e per i sistemi di difesa della NATO in generale.

A dare un’idea della complessità del tema Turchia per la nuova amministrazione americana, è anche quanto emerso dai colloqui tra Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, e Bjoern Seibert, capo di gabinetto della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, i quali hanno accettato di “lavorare insieme su questioni di reciproco interesse, comprese Pechino e Ankara”. Questa precisazione della Casa Bianca, dove la la Turchia viene affiancata alla Cina, ovvero al principale avversario geopolitico di Washington, potrebbe essere un duro colpo alle speranze di Erdogan di costruire uno stretto rapporto con la nuova amministrazione Biden. Se gli Stati Uniti scelglieranno di essere coinvolti nella disputa tra Grecia e Turchia, è normale che Atene si aspetti di raccoglierne i frutti maggiori. Tuttavia, è prematuro affermare che la nuova presidenza americana eserciterà automaticamente pressioni su Ankara.

La Turchia sta attualmente cercando di ricalibrare le sue relazioni con l’Occidente e con i Paesi più vicini, compresi gli Stati del Golfo e Israele. È probabile che gli USA concederanno al governo turco, almeno in una fase iniziale, tutto il tempo per dimostrare la propria disponibilità ad una cooperazione costruttiva. Nonostante le recenti azioni, Ankara rimane un alleato chiave per gli Stati Uniti in una regione estremamente volatile. La Turchia non solo possiede il secondo esercito più grande della NATO, ma ha anche il posizionamento strategico per agire da freno alle ambizioni della Russia in Medio Oriente, in particolare in Siria.

Washington, proprio come Bruxelles, ha accolto con favore i colloqui greco-turchi e ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le due parti. Confermando il loro tentativo di adottare un approccio equidistante, gli Stati Uniti continueranno ad aiutare sia Atene che Ankara nella risoluzione di alcune delle loro controversie. Per la Grecia, i punti da affrontare sono limitati e specifici, ovvero la determinazione della piattaforma continentale nel Mar Egeo e la delimitazione delle zone economiche esclusive (ZEE) dei due Paesi. Per la Turchia, d’altra parte, l’elenco delle questioni da affrontare include anche i diritti delle minoranze, la smilitarizzazione delle isole greche del Dodecaneso e l’allineamento dei confini marittimi della Grecia sull’Egeo con il suo spazio aereo nella stessa regione. 

Nuovi “colloqui esplorativi”, previsti tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, prima del Consiglio europeo del 25-26 marzo, dovrebbero tenersi ad Atene. Tuttavia, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha riferito, questa settimana, che gli incontri potrebbero avere luogo ad Ankara, esprimendo il desiderio di “mantenere il dialogo e trovare soluzioni politiche e pacifiche ai problemi”. Il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, senza specificare dove si terrà il prossimo vertice, ha comunque parlato del nuovo appuntamento come di un “passo nella giusta direzione”.

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Chiara Gentili

di Redazione