Cina-Giappone: tensioni nel Mar Cinese Orientale

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 12:01 in Cina Giappone

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Il portavoce del governo del Giappone, Katsubonu Kato, ha dichiarato, l’8 febbraio, che Tokyo ha protestato formalmente contro la Cina a causa di incursioni nelle proprie acque territoriali, intorno alle isole Senkaku, da parte della Guardia costiera cinese tra il 6 e il 7 febbraio scorsi.

Nel Mar Cinese Orientale, Pechino e Tokyo hanno una disputa territoriale aperta riguardante le isole chiamate dal Giappone Senkaku e dalla Cina Diaoyu. Tali territori sono, al momento, amministrati dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti. L’8 febbraio, dopo l’incursione di due imbarcazioni della Guardia costiera cinese, il Giappone ha chiesto alla Cina di interrompere tale tipo di attività, di smettere di cercare di avvicinare imbarcazioni giapponesi in tali acque e di ritirare le proprie navi.

In particolare, tra il 6 e il 7 febbraio, dopo essere entrate nelle acque circostanti le Senkaku/Diaoyu, due navi della Guardia costiera cinese avrebbero avvicinato due pescherecci giapponesi scortati dalla Guardia costiera di Tokyo. Oltre a questo, il 7 febbraio sarebbe stato l’ottavo giorno consecutivo in cui navi cinesi, anche armate, sono state avvistate nei pressi delle Senkaku/Diaoyu.

Le preoccupazioni di Tokyo rispetto alle isole in questione sono ulteriormente aumentante dal primo febbraio scorso quando è entrata in vigore la nuova legge cinese per la Guardia costiera , approvata da Pechino il 22 gennaio precedente e che, in base all’articolo 22, autorizza il corpo marittimo ad aprire il fuoco contro imbarcazioni straniere e a distruggere strutture erette da altri Paesi su isole rivendicate da Pechino.

Le isole Senkaku/Diaoyu sono formate da un gruppo di 5 isolotti disabitati e 3 scogli rocciosi e coprono un’area di 7 km2, nel Mar Cinese Orientale tra le isole di Okinawa e Taiwan. Nel 1969, la Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico dell’Onu aveva rivelato che l’area tra Taiwan e Okinawa sarebbe potuta diventare una delle future regioni petrolifere del mondo. Tali giacenze, hanno grande rilevanza sia per la Cina, sia per il Giappone che sono tra i maggiori importatori al mondo di combustibili fossili. Oltre a questo, le Senkaku/Diaoyu sono circondate da acque interessanti per il settore ittico e, per posizione, intercettano importanti rotte commerciali sfruttate da Cina, Giappone e Corea del Sud per le importazioni energetiche. Oltre a Pechino e Tokyo, anche Taipei rivendica la loro sovranità.

Di recente, Tokyo ha cercato di ampliare  e ribadire i propri legami di sicurezza  con attori regionali e internazionali. Tra le iniziative più recenti e significative per la questione delle dispute territoriali con la Cina, lo scorso24 gennaio, il ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi, e il nuovo Segretario della Difesa di Washington, Lloyd Austin, hanno avuto una conversazione telefonica durante la quale gli USA hanno ribadito che le isole contese tra Cina e Giappone nel Mar Cinese Orientale rientrano nel trattato di sicurezza che lega Giappone e Stati Uniti.

In particolare, i due hanno confermato che l’Articolo 5 del Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Tokyo e Washington, del 19 gennaio 1960, copre anche le isole Senkaku. Gli USA hanno più volte affermato che aiuterebbero l’alleato giapponese a difendersi da qualsiasi tipo di attacco proprio in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza, il quale prevede che nel caso in cui uno dei due contraenti venisse attaccato all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altro dovrebbe intervenire.  Austin, il 24 gennaio, ha ribadito tale posizione, sottolineando l’opposizione di Washington a qualsiasi tentativo di alterazione dello status quo nelle acque del Mar Cinese Orientale. Washington, però, non riconosce ufficialmente le Senkaku/Diaoyu come parte del Giappone, evitando così di sbilanciarsi sulla disputa di sovranità, ma riconoscono a Tokyo l’amministrazione sulle isole che giustificherebbe il suo eventuale sostegno militare.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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