Brent in rialzo per la prima volta in un anno, ma Algeri è pessimista

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 14:59 in Africa Algeria

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Il prezzo del Brent, lunedì 8 febbraio, ha superato la soglia dei 60 dollari al barile per la prima volta da gennaio 2020. Tuttavia, nonostante l’ottimismo che oggi caratterizza il mercato petrolifero, l’Algeria rischia di non essere più un Paese esportatore di greggio.

Come riportato da al-Arabiya, l’8 febbraio il Brent ha toccato quota 60,03 dollari al barile nell’indice ICE, una cifra che non era stata mai raggiunta dal 26 gennaio 2020, mentre i future sul Brent sono aumentati dell’1,2% nella Borsa di Londra. Si tratta di valori mai toccati nel corso di un anno, il 2020, segnato dalla pandemia di Coronavirus e dalle conseguenze provocate dal calo dei prezzi di petrolio. Ora, però, gli investitori sembrano essere più ottimisti, a tal punto da scommettere sulla ripresa della domanda nella seconda metà dell’anno. Particolare rilevanza è stata assunta dall’intesa dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e OPEC+, il 3 febbraio, circa il proprio rinnovato impegno a frenare la produzione. Il tutto è stato accompagnato dalla campagna vaccinale che ha fatto aumentare i prezzi del Brent di circa il 59% dal mese di novembre 2020. In tale quadro, poi, i principali hedge fund di tutto il mondo hanno scommesso su un balzo dei prezzi del petrolio nel prossimo periodo, che, secondo alcuni, potrebbero raggiungere tra i 70 e gli 80 dollari al barile entro la fine del 2020.

Nonostante lo scenario roseo, alcuni Paesi arabi fanno fatica a riprendersi da un quadro economico indebolito dalle dinamiche dell’ultimo anno. A tal proposito, il ministro algerino Cherif Belmehoub, responsabile delle “prospettive economiche”, ha affermato che le esportazioni di petrolio del Paese Nord-africano hanno subito un tale calo che l’Algeria, entro un decennio, potrebbe non essere più annoverata tra gli esportatori di greggio. “L’Algeria non è più un Paese petrolifero”, ha dichiarato Belmehoub alla radio di Stato algerina. Nonostante l’aumento del Brent registrato l’8 febbraio, in Algeria i prezzi di petrolio risultano essere ancora la metà rispetto alla cifra di cui il Paese necessiterebbe per bilanciare il proprio budget.

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il prezzo di pareggio fiscale dell’Algeria, pari a 135 dollari al barile, è superiore a qualsiasi altro registrato tra i produttori del mondo arabo. Nel 2020, le esportazioni algerine di greggio e gas naturale liquefatto sono diminuite del 30% e un andamento simile sembra stia continuando anche nel 2021. A tal proposito, nel mese di gennaio scorso le vendite di petrolio all’estero sono scese a 290.000 barili al giorno, una cifra che rappresenta il 36% in meno rispetto a dicembre 2020 e il valore minimo mai raggiunto dal 2017.

Dallo scoppio della pandemia, i Paesi OPEC e OPEC+ hanno più volte concordato tagli alla produzione petrolifera. Tuttavia, mentre la maggior parte dei membri dell’organizzazione è riuscita a raggiungere, se non superare, la quota stabilita, l’Algeria  spesso non è stata in grado di a toccare la cifra auspicata. La produzione totale di petrolio è aumentata leggermente a gennaio, ma rimane vicino al livello più basso dal 2002. Anche il gas sta vivendo un calo simile, poiché la produzione del Paese è scesa nel 2019 al livello più basso dell’ultimo decennio, secondo il Forum dei Paesi esportatori di gas. Al contempo, l’Algeria sta bruciando più carburante nelle centrali elettriche nazionali mentre la popolazione aumenta, lasciando meno spazio per l’esportazione.

In tale quadro, la compagnia statale Sonatrach ha dichiarato che mira ad aumentare le esportazioni di gas di circa il 25% nel 2021, nonostante i tagli alla spesa. Tuttavia, i frequenti cambiamenti alla gestione della compagnia, pari a quattro amministratori delegati negli ultimi due anni e dodici dal 2010, hanno spesso minato gli sforzi volti ad aumentare la produzione. Nel frattempo, sebbene l’Algeria abbia accennato all’ipotesi di consentire maggiori investimenti stranieri nel settore energetico, continua ad essere definita una delle economie più chiuse in Africa, i cui partiti politici sembrano essere riluttanti a consentire alle società internazionali di esercitare un maggiore controllo sulle risorse del Paese.

Di fronte a un quadro economico precario, alcuni esperti hanno sottolineato come l’Algeria potrà sì raggiungere l’indipendenza dalle risorse petrolifere, ma in modo graduale. Ciò implicherà rivedere il quadro legislativo del Paese, investire nelle risorse umane a disposizione e sostenere le piccole e medie imprese. In una fase di revisione del sistema legislativo relativo al settore industriale, dopo che la tesoreria ha registrato perdite pari a circa sei miliardi di dollari negli ultimi anni, il governo ha deciso di riconsiderare l’imposizione di canoni e tasse su diverse attività. A tal proposito, sono state esonerate dall’imposta sul valore aggiunto le attività di installazione di telefoni cellulari e dispositivi elettronici domestici, mentre il governo sta revisionando il sistema bancario, con il fine di aprire il capitale delle banche governative agli investimenti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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