Benin: attacco armato contro candidato dell’opposizione

Pubblicato il 8 febbraio 2021 alle 18:34 in Africa Benin

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Il 5 febbraio 2021, Ganiou Soglo, un politico dell’opposizione del Benin, è stato ferito da colpi di pistola sparati contro la sua auto, subito dopo aver depositato i documenti per candidarsi alle prossime elezioni.

La notizia è stata resa nota l’8 febbraio dal quotidiano Africa News. Soglo, ex ministro e figlio dell’ex presidente beninese, Nicephore Soglo, è stato colpito mentre si recava alla sua fattoria a Zinvie, a 35 chilometri dalla capitale del Benin, Cotonou. È uno dei 19 politici che hanno depositato i documenti per il voto che si terrà l’11 aprile 2021. Tra questi, è compreso il presidente in carica, Patrice Talon. Secondo la fonte, Soglo è stato ricoverato in un ospedale di Cotonou, dove al momento è fuori pericolo, ma dovrà essere trasferito in Ghana o in Marocco per farsi rimuovere il proiettile. In un comunicato ufficiale, Soglo ha dichiarato di essere concentrato sul suo recupero e sulle cure mediche, dopo essere sopravvissuto a un attacco “vile”, senza fornire ulteriori dettagli. Inoltre, ha aggiunto: “Vi assicuro che nulla minerà il mio impegno per garantire la libertà”.

Secondo Africa News, la polizia ha aperto un’indagine ma non ha ancora rilasciato una dichiarazione. Il portavoce del Governo del Benin, Alain Orounla, ha condannato l’attacco e ha dichiarato che le forze di sicurezza avrebbero arrestato gli assalitori. Orounla ha inoltre annunciato che il Governo assicurerà diligenza nello svolgimento delle indagini, che sono state “prontamente intraprese” dalla polizia nazionale. Questo attacco è arrivato qualche settimana dopo l’annuncio della candidatura del presidente Talon per il suo secondo mandato, il quale si è rivelato una grande sorpresa per molti politici e cittadini beninesi. Di fatto, durante il suo insediamento nel 2016, Talon aveva dichiarato di voler governare per un solo incarico. Eppure, all’inaugurazione della sua seconda campagna elettorale, ha affermato di voler continuare a difendere la democrazia e la libertà del popolo del Benin e di rispondere alle sue esigenze. Secondo una notizia riportata da Africa News il 19 gennaio 2021, l’attuale presidente è stato accusato di aver preso una svolta autoritaria nel governare il Paese. Di fatto, molti politici, rivali di Talon, sono stati costretti all’esilio o sottoposti a minacce, non potendo così partecipare alle elezioni dell’11 aprile 2021. 

Politici e membri della società civile sono stati molto critici a riguardo della ricandidatura di Talon, viste una serie di circostanze. A luglio del 2018, l’Assemblea nazionale ha approvato una riforma elettorale che sfavorisce i partiti che non sono al potere, tramite la pratica della sponsorizzazione. Quest’ultima consiste nel richiedere che i candidati siano appoggiati da 16 deputati o sindaci per poter partecipare alle elezioni. Per questo motivo, nessuno dei partiti dell’opposizione è stato in grado di presentare dei candidati alle legislative del 28 aprile 2019. Solo due partiti pro-governativi, gli unici ad avere i requisiti imposti dalla nuova legge elettorale, ovvero l’Unione Progressista e il Blocco Repubblicano, si sono presentati e in seguito hanno vinto, aggiudicandosi rispettivamente 47 e 36 seggi nell’Assemblea nazionale. Inoltre, a causa dell’emendamento, l’opposizione ha dichiarato le prossime elezioni andranno a favore di Talon.

Il Benin era considerato tra le democrazie più stabili dell’Africa subsahariana, fino a che il presidente, Patrice Talon, ha iniziato a usare il sistema giudiziario a suo favore per attaccare i suoi avversari politici dopo il suo insediamento nel 2016. A causa del suddetto emendamento del codice elettorale e una serie di decisioni dei tribunali che hanno portato all’esclusione dei partiti di opposizione alle parlamentari dell’aprile 2019, i dati di Freedom House del 2020 informano che lo status del Benin è passato da Paese “libero” a “parzialmente libero”. Le proteste che hanno seguito il voto sono state represse con dure restrizioni delle libertà civili, tra cui l’interruzione della rete internet e azioni di violenza diffusa da parte della polizia contro i manifestanti, che hanno causato anche vittime civili.

Le elezioni in Benin sono supervisionate dalla Commissione Elettorale Nazionale Autonoma (CENA) che, in passato, le amministrava generalmente in modo equo e trasparente. Tuttavia, in seguito all’approvazione della legge elettorale restrittiva del 2018, la Corte Costituzionale, presieduta dall’ex avvocato personale del presidente Talon, ha stabilito nel febbraio 2019 che i partiti devono ottenere un “certificato di conformità” dal Ministero dell’Interno. In questo modo, la CENA ha potuto dichiarare che 5 delle 7 liste dei partiti non soddisfacevano i requisiti della legge elettorale, iniziando così a suscitare dubbi tra la società e l’opposizione sulla tenuta della democrazia del Paese.

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Julie Dickman

di Redazione

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