Yemen: l’inviato dell’Onu visita l’Iran, Riad sventa attacco degli Houthi

Pubblicato il 7 febbraio 2021 alle 9:00 in Iran Yemen

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La coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita ha affermato di aver intercettato e distrutto un drone carico di esplosivo lanciato dai ribelli sciiti Houthi dello Yemen e diretto verso il territorio saudita, il 7 febbraio. Intanto, l’inviato speciale per lo Yemen delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha iniziato una visita in Iran nel quadro degli sforzi per raggiungere una soluzione pacifica e negoziata al conflitto yemenita.

Il 7 febbraio, il portavoce della coalizione a guida saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, il generale Turki Al-Malki, ha affermato che: “Le forze congiunte della coalizione per ripristinare la legittimità in Yemen hanno intercettato e distrutto un aeromobile a pilotaggio remoto il 7 febbraio, che è stato lanciato sistematicamente e deliberatamente dalla milizia dei terroristi Houthi per colpire civili e obiettivi non militari nella regione meridionale del Regno dell’Arabia Saudita”. La coalizione ha poi accusato gli Houthi di violare la legge umanitaria internazionale visti i tentativi di colpire obiettivi civili e ha affermato che adotterà misure operative per gestire tale minaccia nel rispetto della legge umanitaria internazionale.

Nel contesto della guerra civile in Yemen, la coalizione a guida saudita è intervenuta in sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi e ne fanno parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi dello Yemen che si scontrano con il governo di Hadi sono, invece, sostenuti dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, sebbene non ufficialmente.

Visti tali schieramenti e con l’obiettivo di mediare una soluzione politica al conflitto yemenita, il 7 febbraio, Griffiths ha iniziato una visita di due giorni in Iran, dove incontrerà il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, e altri funzionari delle istituzioni di Teheran.  Secondo quanto affermato dalle Nazioni Unite, la priorità di Griffiths è quella di creare sostegno per un accordo tra le parti impegnate nel conflitto riguardante un cessate il fuoco nazionale, l’adozione di misure umanitarie urgenti e la ripresa del processo politico.

Il giorno precedente, il 6 febbraio, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, invece, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, per parlare delle relazioni bilaterali. Nel corso della conversazione, Blinken ha delineato più priorità della nuova amministrazione statunitense, con a capo il presidente Joe Biden, quali questioni legate ai diritti umani e la conclusione del conflitto in Yemen. La telefonata è arrivata dopo la decisione dell’amministrazione statunitense del 4 febbraio di interrompere il sostegno di Washington a Riad nel conflitto in Yemen, interrompendo, ad esempio la vendita di armi. Oltre a questo, il 5 febbraio, gli USA hanno anche deciso di revocare la classificazione come gruppo terroristico degli Houthi, a causa della crisi umanitaria vigente nel Paese, ribaltando così una tra le ultime decisioni adottate dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (OCHA), circa 233.000 persone avrebbero perso la vita nel conflitto yemenita e le ostilità avrebbero portato il Paese sull’orlo della carestia e devastato le strutture sanitarie. Per l’Onu, l’80% della popolazione yemenita, che in totale conta circa 30 milioni di persone, necessita di forme di aiuti o protezione, circa 13,5 milioni di yemeniti affronterebbero uno stato di insicurezza alimentare e 16.500 persone già vivrebbero in condizioni di carestia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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