Israele: la ICC afferma la propria giurisdizione sui territori palestinesi

Pubblicato il 7 febbraio 2021 alle 11:00 in Israele Palestina

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La Corte penale internazionale (ICC) ha affermato, il 5 febbraio, che la propria giurisdizione si estende anche ai territori occupati da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni del 1967, ovvero Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Il 6 febbraio, più gruppi palestinesi a sostegno dei diritti umani hanno richiesto alla procuratrice capo della ICC, Fatou Bensouda, l’apertura immediata di indagini su crimini di guerra condotti da Israele.

La decisione della ICC è arrivata dopo che Bensouda ha chiesto ai giudici dell’istituzione di stabilire se possibili casi di crimini di guerra perpetrati nei territori in questione potessero rientrare nella giurisdizione della ICC. Il 5 febbraio, i giudici hanno stabilito che la giurisdizione della ICC si estende anche a tali aree e hanno poi precisato che la propria decisione si è basata su regole giuridiche previste dai documenti fondanti della ICC e che non implica alcun tentativo di determinare statualità o confini legali.

Israele, che non fa parte della ICC, il 6 febbraio, ha respinto la dichiarazione di giurisdizione dell’istituzione e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che: “Laddove la ICC investighi Israele per falsi crimini di guerra, si tratterebbe di anti-semitismo puro”. Netanyahu ha accusato la Corte di aver adottato un doppio standard essendosi rifiutata, ad esempio, di aprire indagini su “brutali dittature” quali quelle in Siria e Iran. Anche gli USA, che non fanno parte della ICC, hanno espresso “grande preoccupazione” per la decisione della ICC e il Dipartimento di Stato la starebbe analizzando.

Al contrario, il primo ministro palestinese, Mohammed Shtayyeh, ha elogiato da subito la ICC per la decisione presa, definendola una “vittoria per l’umanità, per i valori di verità, giustizia e libertà e per il sangue delle vittime e delle loro famiglie”. In una dichiarazione congiunta le associazioni palestinesi per i diritti umani Al-Haq, Al Mezan Center for Human Rights, Palestinian Centre for Human Rights and Al Dameer Association for Human Rights hanno poi affermato che si è trattato di una “decisione storica”. Nella dichiarazione, la hanno poi definita:” Un passo fondamentare per garantire lo stato di diritto e per porre fine all’impunità, garantendo dignità alla popolazione palestinese”.

In base alla decisione della ICC, i suoi procuratori potranno aprire indagini riguardanti possibili crimini di guerra commessi durante il conflitto israelo-palestinese, iniziato l’8 luglio 2014 e avvenuto nella Striscia di Gaza. Le ostilità durarono cinquanta giorni e provocarono la morte di 2.251 palestinesi, per lo più tra i civili, e di 74 israeliani, prevalentemente appartenenti alle forze armate.

Nel mese di dicembre 2019, Bensouda aveva affermato che vi fossero basi “ragionevoli” per ritenere che in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est sono stati e siano tutt’ora commessi crimini di guerra. La procuratrice della ICC aveva quindi indicato come possibili perpetratori sia l’Esercito israeliano, sia gruppi armati palestinesi come Hamas, che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza. In seguito alla decisione dei giudici della ICC, Bensouda ha dichiarato che, oltre al conflitto del 2014, esaminerà anche le proteste di confine a Gaza del 2018 e gli insediamenti israeliani.

A tal proposito, il 6 febbraio, il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, ha accolto con favore la decisione della ICC, affermando di non temere un’indagine. Qassem ha poi aggiunto: “La resistenza di Hamas e del popolo palestinese è legittima e conforme alla legge umanitaria internazionale”. Nonostante l’annuncio del 5 febbraio, però, né gli israeliani, né i palestinesi si aspettano azioni immediate.

I palestinesi rivendicano il proprio diritto sulla Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, aree che sono state loro sottratte da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967. La Cisgiordania in particolare è considerata dall’Onu un territorio sotto occupazione militare israeliana ed è per tanto soggetta alla Convenzione di Ginevra del 1949, che tutela e regola i diritti di persone che non partecipano direttamente ad ostilità. Il 20 agosto 1993, la conclusione degli accordi di Oslo aveva portato alla creazione dell’Autorità Palestinese dell’anno successivo e aveva previsto per i territori contesi una soluzione a due Stati con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa in due parti, per risolvere le dispute tra Israele e Palestina. Al momento, in base a tali accordi, il territorio della Cisgiordania è diviso in tre aree amministrative, rispettivamente A, B e C. La prima rappresenta il 18% del territorio ed è sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. La seconda corrisponde al 22% della Cisgiordania ed è amministrata congiuntamente da Israele e Palestina. La terza corrispondente al 61% del territorio è controllata da Israele.

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Camilla Canestri

di Redazione

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