Yemen: gli USA revocheranno la designazione degli Houthi come gruppo terroristico

Pubblicato il 6 febbraio 2021 alle 9:00 in USA e Canada Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un funzionario del Dipartimento di Stato degli USA ha rivelato, il 5 gennaio, che Washington ha intenzione di revocare la classificazione come gruppo terroristico dei ribelli sciiti Houthi dello Yemen, a causa della crisi umanitaria vigente nel Paese, ribaltando così una tra le ultime decisioni adottate dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump.

Il funzionario ha affermato che: “La nostra mossa è interamente dovuta alle conseguenze umanitarie della designazione adottata all’ultimo minuto dalla precedente amministrazione, rispetto alla quale le Nazioni Unite e più organizzazioni umanitarie hanno chiarito che avrebbe accelerato la peggior crisi umanitaria al mondo”. Il funzionario ha però sottolineato che la rimozione degli Houthi dalla lista delle organizzazioni terroristiche non riflette la considerazione statunitense degli Houthi e della loro “riprovevole condotta”, specificando che l’impegno degli USA per aiutare l’Arabia Saudita nella difesa del proprio popolo e territorio dagli Houthi continuerà.

In seguito alla comunicazione del Dipartimento di Stato, il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha accolto con favore la scelta degli USA. Dujarric ha affermato che rimuovere la designazione degli Houthi come gruppo terroristico fornirà grande sollievo a milioni di yemeniti che ricorrono all’assistenza umanitaria e alle importazioni commerciali per soddisfare i propri bisogni di base per la sopravvivenza. Anche il senatore statunitense del Partito democratico, Chris Murphy, ha accolto la decisione affermando che la designazione a gruppo terroristico degli Houthi avrebbe impedito sia la fornitura di beni essenziali, sia negoziati politici efficaci tra le parti.

Lo scorso 19 febbraio, ad un giorno dal giuramento del presidente statunitense Joe Biden, gli Houthi sono stati classificati ufficialmente dall’amministrazione Trump come un’organizzazione terroristica straniera, rendendo però esenti dalle conseguenze del proprio provvedimento le Nazioni Unite, la Croce Rossa e le esportazioni di beni agricoli e sanitari. Ciò nonostante, più gruppi a sostegno dei diritti umani e vari funzionari dell’Onu avevano sostenuto che tali esenzioni non fossero sufficienti e che fosse invece necessario revocare la designazione. Dall’insediamento a capo della Casa Bianca di Biden, il Dipartimento di Stato degli USA aveva quindi avviato un riesame della classificazione degli Houthi come gruppo terroristico.

Il giorno prima della decisione statunitense in merito agli Houthi, il 4 febbraio, parlando della politica estera statunitense, il presidente Biden aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe posto fine al sostegno fornito alla coalizione militare di Stati guidati dall’Arabia Saudita e impegnati nel conflitto yemenita, affermando che: “La guerra in Yemen deve finire”. In particolare, Biden aveva annunciato che Washington non avrebbe più sostenuto l’alleato saudita nelle operazioni offensive per contrastare le milizie degli Houthi. Gli USA hanno così bloccato la vendita di armi verso gli attori stranieri impegnati nel conflitto in questioni, con particolare riferimento all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (UAE). Parallelamente, il presidente degli USA si è detto disposto a sostenere le Nazioni Unite, impegnate a incoraggiare un cessate il fuoco in Yemen e un accordo politico che ponga fine alle tensioni, così come qualsiasi forma di assistenza umanitaria.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015 ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, e conducono attacchi contro l’Arabia Saudita dal territorio yemenita.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (OCHA), circa 233.000 persone avrebbero perso la vita nel conflitto yemenita e le ostilità avrebbero portato il Paese sull’orlo della carestia e devastato le strutture sanitarie. Per l’Onu, l’80% della popolazione yemenita, che in totale conta circa 30 milioni di persone, necessita di forme di aiuti o protezione, circa 13,5 milioni di yemeniti affronterebbero uno stato di insicurezza alimentare e 16.500 persone già vivrebbero in condizioni di carestia.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.