USA, Biden: “La guerra in Yemen deve finire”

Pubblicato il 5 febbraio 2021 alle 8:31 in Arabia Saudita USA e Canada Yemen

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Il presidente statunitense, Joe Biden, ha ufficialmente dichiarato che il proprio Paese porrà fine al supporto alla coalizione a guida saudita impegnata nel conflitto yemenita.

“La guerra in Yemen deve finire”, ha affermato il capo della Casa Bianca, il 4 febbraio, in uno dei suoi primi discorsi in materia di politica estera. Nello specifico, Biden ha affermato che Washington non sosterrà più l’alleato saudita nelle operazioni offensive volte a contrastare le milizie di ribelli sciiti Houthi e, così come riferito precedentemente, è stata congelata la vendita di armi verso gli attori stranieri impegnati nel conflitto, con particolare riferimento all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (UAE). Parallelamente, il presidente degli USA si è detto disposto a sostenere le Nazioni Unite, impegnate a incoraggiare un cessate il fuoco in Yemen e un accordo politico che ponga fine alle tensioni, così come qualsiasi forma di assistenza umanitaria.

Washington è, pertanto, determinata a svolgere un ruolo più attivo nel porre fine al conflitto scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi, del 21 settembre 2014. Al contempo, però, come affermato da Biden, gli Stati Uniti sono consapevoli delle minacce poste contro l’Arabia Saudita, la quale continua a far fronte ad attacchi missilistici e per mezzo di droni, perpetrati da forze sostenute dall’Iran. Motivo per cui, gli USA si sono impegnati a continuare a sostenere Riad e a fornirle sostegno per far sì che questa possa difendere la propria sovranità e integrità territoriale, oltre che alla sua popolazione. Non da ultimo, come affermato dal consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, non sostenere le operazioni offensive in Yemen non significa porre fine alle operazioni degli Stati Uniti contro l’organizzazione terroristica di al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), tuttora attiva nei territori yemeniti.

Come riportato dall’agenzia di stampa saudita, l’Arabia Saudita, da parte sua, ha accolto con favore le dichiarazioni di Biden inerenti alla volontà di Washington di cooperare per la difesa del Regno, e ha ribadito la propria posizione a favore di tutti gli sforzi che possano portare a una soluzione politica inclusiva in Yemen. Parallelamente, Riad si è detta concorde con gli USA circa la necessità di supportare gli sforzi diplomatici profusi per porre fine alla crisi yemenita, tra cui quelli dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths. Alla luce di ciò, Riad ha evidenziato come essa stessa abbia compiuto mosse per favorire la prosecuzione del percorso politico, tra cui si annovera la dichiarazione del cessate il fuoco unilaterale della coalizione, del mese di aprile 2020.

Al contempo, il Regno spera di poter lavorare quanto prima a fianco dell’inviato statunitense in Yemen, Timothy Lenderking, così come con le Nazioni Unite, le parti yemenite e i membri della coalizione da essa guidata, ai sensi della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2216, l’iniziativa del Consiglio di Cooperazione del Golfo, e i risultati del Dialogo Nazionale yemenita. Nel frattempo, è stato evidenziato da Riad, continueranno ad essere profusi sforzi per alleviare le sofferenze della popolazione yemenita a livello umanitario. A tal proposito, stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa, l’Arabia Saudita ha già fornito aiuti da 17 miliardi di dollari negli ultimi anni.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e sostenuta, fino all’annuncio di Biden del 4 febbraio, dagli Stati Uniti. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte e l’assedio della coalizione in Yemen.

Al momento, il conflitto yemenita non può dirsi concluso. Le parti belligeranti, l’esercito filogovernativo coadiuvato dalla coalizione, e i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, continuano ad affrontarsi su diversi fronti situati perlopiù nelle aree occidentali e Nord-occidentali dello Yemen. Parallelamente, l’inviato dell’Onu, Griffiths, sta provando a convincere le parti a sedersi al tavolo dei negoziati e a siglare un accordo di pace, la cosiddetta “dichiarazione congiunta”. Tale intesa che prevede il cessate il fuoco presso i fronti di combattimento yemeniti, oltre a misure volte a risanare il quadro umanitario ed economico del Paese, al fine ultimo di avviare un processo di pace che porti alla soluzione politica, globale e definitiva, della crisi. 

L’inviato ha precedentemente riferito che gli Houthi e il governo legittimo si sono detti concordi “in linea di principio” a un cessate il fuoco a livello nazionale, ma le divergenze principali riguardano le proposte avanzate a livello economico e umanitario, come le modalità di pagamento dei salari degli impiegati statali, l’utilizzo dei porti di Hodeidah per le attività di importazione e l’apertura dell’aeroporto di Sana’a per voli internazionali. Inoltre, le due parti devono ancora concordare sullo scambio di ulteriori prigionieri, ma si prevede che tale punto sarà oggetto delle prossime discussioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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