La Gran Bretagna revoca la licenza alla TV statale di Pechino

Pubblicato il 5 febbraio 2021 alle 17:40 in Cina UK

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L’autorità di regolamentazione per le società di comunicazione nel Regno Unito (Ofcom) ha ritirato la licenza all’emittente televisiva statale cinese China Global Television Network (CGTN). La motivazione riguarderebbe l’assenza di responsabilità editoriale dei contenuti trasmessi, considerata la sua affiliazione al Partito comunista cinese. Tale condizione, a detta dell’ente britannico, violerebbe le leggi sulla trasmissione. Pechino, dal canto suo, ha fatto sapere che potrebbe agire con una misura analoga sulla BBC.

Secondo Ofcom, i titolari delle licenze devono avere una supervisione editoriale sul loro contenuto e non possono essere controllati da organi politici. Pertanto, ha chiarito il regolatore, la China Global Television Network ha fallito su entrambi i fronti.

È probabile che la revoca aumenti le tensioni tra Gran Bretagna e Cina, che sono già state messe a dura prova dalla decisione di Londra di sospendere un trattato di estradizione con Hong Kong e di concedere potenziali visti a milioni di cittadini dell’isola dopo che Pechino ha imposto una legge sulla sicurezza nazionale, accusata di voler reprimere il dissenso nell’ex colonia britannica.

“La decisione di Ofcom invia un segnale forte, ovvero che le normative del Regno Unito si applicano allo stesso modo a tutti”, ha affermato Safeguard Defenders, un gruppo per la difesa dei diritti umani che ha presentato la denuncia contro la CGTN, sottolineando che l’utilizzo della rete è stato funzionale al Partito comunista cinese per “l’espansione del suo soft power e della sua influenza in Europa”.

La decisione di Ofcom ha fatto seguito ad un’indagine, durata un mese, durante la quale il regolatore britannico ha sollevato serie preoccupazioni sul fatto che il titolare della licenza del canale, Star China Media Limited, non avesse la supervisione della programmazione della CGTN. L’autorità di regolamentazione della Gran Bretagna ha affermato che coloro che molto probabilmente controllavano i programmi, inclusa la rete statale China Central Television (CCTV), proprietaria della CGTN, non avrebbero dovuto possedere licenze a causa delle affiliazioni con il Partito Comunista Cinese. In risposta, la China Global Television Network ha detto che avrebbe trasferito la licenza ad una società sotto il nome della CGTN.

Ma la misura è stata incompleta, ha detto Ofcom, e una riorganizzazione delle azioni, nonchè un cambiamento nel controllo della società, non sembravano essersi verificati. Il regolatore britannico ha specificato di aver concesso alla CGTN “tempo significativo” per conformarsi alle regole. Ma poiché l’emittente cinese non aveva fornito prove sufficienti nella sua application, ne è che derivata la conclusione che sarebbe rimasta “sotto il controllo, in ultima analisi, dal Partito Comunista Cinese”. “Ora riteniamo opportuno ritirare la licenza alla CGTN per la trasmissione nel Regno Unito”, ha dichiarato il regolatore. 

La CGTN si è opposta alla revoca, affermando che la sua copertura era indipendente dal punto di vista editoriale e che poteva essere paragonata ad emittenti come la BBC, France Télévisions e la NHK giapponese.

“Questo è un gesto molto forte da parte del Regno Unito verso la Cina”, ha detto l’ex giornalista e investigatore privato britannico, Peter Humphrey, la cui denuncia contro la CCTV per aver mandato in onda confessioni forzate mentre era detenuto in Cina nel 2013 è stata confermata da Ofcom l’anno scorso. “In Cina il PCC e i suoi leader politici sono al di sopra della legge”, ha aggiunto, sottolineando: “Qui è diverso”.

La notizia fa temere che i giornalisti britannici nella Cina continentale possano affrontare ritorsioni simili. Su Weibo, una piattaforma di social media cinese, gli utenti hanno chiesto al governo di reagire estromettendo i giornalisti della BBC. Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha presentato la propria denuncia contro l’emittente britannica nella tarda serata di giovedì 4 febbraio, poco dopo la decisione dell’Ofcom, affermando che si riservava il diritto di “intraprendere ulteriori azioni” contro la BBC.

Il Ministero ha sottolineato sul suo sito web che un rapporto trasmesso dall’emittente britannica alla fine del mese scorso, sulla gestione della pandemia di coronavirus da parte della Cina, dava “notizie false” e che, tra le altre cose, presentava, in maniera fuorviante, alcuni filmati di operazioni antiterrorismo cinesi equiparandoli alle misure di controllo della pandemia. La dichiarazione di Pechino ha affermato che la BBC dovrebbe “smetterla di diffamare e attaccare maliziosamente la Cina e attenersi alla morale professionale”.

La mossa di Ofcom segnala che la Gran Bretagna si starebbe allineando agli Stati Uniti, mentre le relazioni cinesi di entrambi i Paesi si stanno deteriorando, ha detto Kerry Brown, ex diplomatico britannico e membro della Chatham House, un istituto di ricerca britannico. Sia Washington che Londra sono ai ferri corti con Pechino per questioni mediatiche.

L’amministrazione dell’ex presidente americano Donald Trump aveva dichiarato che le agenzie di stampa cinesi come la CGTN operavano per conto dello Stato cinese. La Cina, a sua volta, aveva espulso alcuni giornalisti americani che lavoravano per diversi quotidiani, compreso il New York Times.

Nel 2012, l‘autorità di regolamentazione britannica Ofcom aveva revocato la licenza a Press TV, un’emittente statale iraniana, mentre, nel 2019, si era scontrata con l’emittente russa RT, multandola di circa 273.000 dollari per violazione delle condizioni di imparzialità nella sua copertura.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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