Tunisia: 4 soldati morti in un’esplosione, incolpata un’organizzazione terroristica

Pubblicato il 4 febbraio 2021 alle 11:15 in Africa Tunisia

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Quattro soldati tunisini sono rimasti uccisi a seguito dell’esplosione di una mina che ha colpito l’auto su cui essi viaggiavano, mentre perlustravano un’area montuosa vicino al confine con l’Algeria.

La notizia è stata riferita il 3 febbraio dal portavoce del Ministero della Difesa tunisino, il maggiore Mohamed Zakri. L’episodio si è verificato nell’area di Moghila, nei pressi della città centro-occidentale di Kasserine, ritenuta essere un riparo per i gruppi di militanti estremisti che l’esercito tunisino contrasta da anni. Come specificato da Zakri, le truppe tunisine sono solite condurre operazioni di pattugliamento in tale regione, al fine di scovare le decine di jihadisti che, oltre a risiedere lì, costringono i residenti locali a fornire loro cibo.

Alla luce di ciò, a detta del portavoce, la responsabilità dell’attentato del 3 febbraio è da attribuirsi alla brigata Jund Al- Khalifa, un’organizzazione formata da combattenti provenienti da al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e successivamente definita un prolungamento dello Stato Islamico, particolarmente attiva nei territori algerini. Anche il primo ministro tunisino, Hichem Mechichi, ha commentato l’episodio del 3 febbraio, affermando che quanto accaduto non minerà la determinazione delle proprie forze a contrastare e debellare la minaccia terroristica. Al contrario, questo ha rivelato la necessità di salvaguardare il Paese da ogni pericolo, nell’interesse della popolazione tunisina, e lontano da litigi e dissidi interni. Anche la presidenza del Parlamento tunisino ha condannato l’attentato, definendolo un atto di “terrorismo codardo”.

Nonostante l’impegno delle forze di sicurezza e dell’esercito tunisine, che sono riuscite a smantellare diverse cellule terroristiche, i gruppi affiliati ad al-Qaeda e all’ISIS continuano a operare nei territori montuosi ad Ovest della Tunisia, nei pressi del confine con l’Algeria. Uno degli ultimi episodi da inserire in tale quadro risale al 6 settembre 2020, quando le forze di sicurezza tunisine hanno ucciso tre aggressori, definiti “terroristi”, dopo che questi li hanno aggrediti con un coltello ad un posto di blocco nella città costiera tunisina di Sousse, situata a 140 km a Sud della capitale. Il giorno successivo, il 7 settembre, l’ISIS ha rivendicato l’attentato. Pochi mesi prima, il 22 luglio, le forze di sicurezza tunisine avevano arrestato, nella città costiera di Susa, una cellula terroristica che pianificava di effettuare attentati nel Paese.

Tra gli altri episodi del 2020 si ricorda, poi, quello del 6 marzo, data in cui un’esplosione è stata avvertita fuori dall’ambasciata statunitense di Tunisi. In particolare, due uomini, Mohamed Selim Zenadi e Khoubaieb Laâqa, rispettivamente di 29 e 27 anni, si sono fatti saltare in aria, carichi di esplosivo, vicino a un posto di blocco della polizia, nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi, nel distretto di Berges du Lac. Un agente è deceduto, il tenente Tawfik Mohamed Missaoui, e altre 6 persone sono rimaste ferite, di cui 5 poliziotti e una donna di passaggio.

Il Global Terrorism Index 2020 dell’Institute for Economics and Peace ha inserito la Tunisia al 49esimo posto tra i 138 Paesi analizzati per l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 3,85 su 10. Stando a uno studio condotto dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e citato dal suddetto rapporto, dal 2007 il Paese Nord-africano ha assistito a 77 attacchi terroristici, che sono costati la vita a 163 persone, con un impatto economico pari a 551.9 milioni di dollari. Al contempo, la Tunisia ha speso 1.6 miliardi di dollari, nel 2019, per mettere i sicurezza i propri territori.

Un’altra minaccia in Tunisia è costituita dal ritorno dei foreign fighters tunisini che negli ultimi anni sono partiti verso la Siria e l’Iraq. Secondo le stime del Soufan Group, nell’ottobre del 2015, 6.000 combattenti tunisini erano presenti in Medio Oriente, costituendo il gruppo di foreign fighters più numeroso rispetto a tutti gli altri Paesi. Nel 2016, due degli attentati terroristici che hanno colpito l’Europa, rivendicati dallo Stato Islamico, sono stati commessi da cittadini tunisini. Il primo si è verificato Il 14 luglio 2016, ed è stato commesso dal 31enne Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, tunisino residente a Parigi, che ha falciato la folla presente sulla promenade di Nizza, uccidendo 86 persone e ferendone 458. Il secondo attentato, invece, si è verificato il 19 dicembre a Berlino, per mano del giovane 24enne tunisino Anis Amri, che ha causato la morte di 12 persone e il ferimento di altre 48, travolgendo i mercatini di Natale presenti nella capitale tedesca.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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