Taiwan: Washington lancia messaggi contrastanti

Pubblicato il 4 febbraio 2021 alle 12:54 in Cina Taiwan USA e Canada

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Gli USA hanno ribadito di seguire il principio “una sola Cina” nella politica verso Taiwan, in base al quale Washington riconosce il solo governo di Pechino e non quello di Taipei. Intanto, quest’ultimo ha istituito un ufficio di rappresentanza nella Repubblica Cooperativa di Guyana, in America meridionale, e gli USA hanno accolto la notizia con favore.

Il 4 febbraio il Ministero degli Esteri di Taiwan ha dichiarato di aver firmato un accordo con la Repubblica Cooperativa di Guyana, il precedente 11 gennaio, per l’istituzione di un ufficio di rappresentanza taiwanese nel Paese e per aprire la possibilità alla controparte di fare lo stesso a Taipei. Gli USA hanno accolto con favore la notizia tramite le parole della propria ambasciata in Guayana, la quale ha sottolineato che ciò determinerà un avanzamento nella prosperità e nella sicurezza tra le parti. Anche l’ American Institute in Taiwan (AIT), l’ambasciata de facto di Washington a Taipei, ha commentato l’evento affermando che tutti i Paesi dovrebbero essere liberi di cercare legami più stretti con Taiwan e che gli USA sostengono l’isola nell’espansione dei propri partenariati internazionali.

Nonostante tali espressioni di sostegno, il 3 febbraio, il portavoce del Dipartimento di Stato di Washington, Ned Price, ha però dichiarato che non è in corso alcun cambiamento al rispetto della politica di “una sola Cina”, in base alla quale, ha ribadito Price, l’amministrazione del presidente Joe Biden starebbe gestendo la questione dello Stretto di Taiwan. Secondo più esperti, le dichiarazioni del portavoce statunitense potrebbero contribuire a calmare le preoccupazioni di Pechino per il recente sostegno dimostrato dall’amministrazione Biden a Taiwan.

Lo scorso 23 gennaio, dopo intrusioni aeree da parte della Cina continentale nello spazio di identificazione di difesa aerea taiwanese, gli USA avevano ribadito che il sostegno di Washington per l’isola fosse “solido come una roccia” e avevano chiesto a Pechino di interrompere le pressioni su Taipei. Il precedente 20 gennaio poi, la rappresentante delle istituzioni di Taiwan negli Stati Uniti, Hsiao Bi-khim, aveva ricevuto per la prima volta un invito formale, alla cerimonia di giuramento del presidente statunitense.

Per la Cina, Taiwan è una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, ma a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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