Libia: Roma propone un accordo per la delimitazione dei confini marittimi

Pubblicato il 4 febbraio 2021 alle 10:05 in Italia Libia

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Mentre i rappresentanti libici del Forum di dialogo politico provano a cercare nuove guide per il Paese Nord-africano, l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha presentato al governo di Tripoli una proposta per un accordo di delimitazione dei confini marittimi.

La notizia è stata riportata giovedì 4 febbraio, sebbene faccia riferimento a un incontro svoltosi il 2 febbraio, che ha visto protagonisti l’ambasciatore italiano e il sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri per gli Affari tecnici del Governo di Accordo Nazionale libico (GNA), Mahmoud Khalifa Al-Tilisi. Non sono stati specificati i dettagli dell’accordo, ma il Ministero degli Esteri del GNA ha riferito che Grimaldi ha presentato la bozza dell’intesa affinché il governo tripolino possa esaminarla ed esprimersi a riguardo prima di un’eventuale firma. Inoltre, ha riportato il Ministero tripolino sulla propria pagina Facebook, l’ambasciatore italiano ha consegnato un progetto relativo a un memorandum di cooperazione in materia di tecnologia digitale, da impiegare all’interno dei servizi pubblici al fine di semplificare la comunicazione tra cittadini e dipartimenti governativi. Infine, sono state discusse le procedure esecutive già vagliate nel corso del meeting del Comitato tecnico economico congiunto libico-italiano, svoltosi in videoconferenza il 17 dicembre.

Risale al 4 dicembre la firma di un altro accordo che ha visto protagoniste l’Italia e la Libia. In tale data, il ministro della Difesa GNA, Salah al-Din Al-Namroush, ha siglato un “accordo di cooperazione congiunta tecnico-militare”, nel corso di una visita a Roma, durante la quale il ministro ha incontrato il suo omologo italiano, Lorenzo Guerini. In particolare, Roma e Tripoli hanno stabilito di creare un comitato congiunto per la cooperazione militare in vari campi della difesa, oltre a dirsi concordi a cooperare nei settori della formazione e istruzione militare, nello scambio di esperienze, e in altre attività di supporto, sviluppo e consultazione. 

Un altro ambito di cooperazione tra Italia e Libia è il fenomeno migratorio. A tal proposito, il 2 febbraio, diverse organizzazioni non governative internazionali, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam e Sea-Watch, hanno chiesto al Parlamento italiano di revocare l’accordo siglato nel 2017, con riferimento al Memorandum d’Intesa sull’immigrazione, firmato il 2 febbraio 2017. A detta delle ONG, Roma ha speso inutilmente 785 milioni di euro per frenare i flussi migratori dalla Libia e per finanziare missioni marittime europee e italiane. Una parte del denaro, pari a circa 210 milioni di euro, è stata spesa direttamente nel Paese Nord-africano, ma purtroppo non ha portato ai risultati auspicati. Al contrario, La Libia è stato ulteriormente destabilizzata e i trafficanti di esseri umani hanno avuto modo di trasformare le proprie operazioni in una “industria della detenzione”. Inoltre, in base all’accordo, hanno evidenziato le organizzazioni, più di 50.000 migranti sono stati rispediti in Libia, di cui 12.000 nel solo 2020.

Alla luce di ciò, Roma è stata esortata, tra i diversi punti, ad annullare l’intesa e a consentire le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, oltre a porre fine a missioni militari e a facilitare la chiusura dei centri di detenzione, a promuovere un piano a livello europeo che consenta l’evacuazione delle categorie più vulnerabili, accanto a una missione europea per le operazioni di salvataggio. “La Libia non può essere considerata un riparo sicuro, ma un Paese in cui violenza e crudeltà sono all’ordine del giorno per migliaia di migranti e rifugiati”, hanno affermato le organizzazioni, evidenziando come la situazione nel Paese non sia cambiata nel corso degli ultimi quattro anni e che l’accordo del 2017 ha rappresentato un “fallimento” della politica italiana ed europea. Motivo per cui, sono ora necessarie soluzioni a medio e a lungo termine per fornire ai migranti meccanismi che consentano loro di raggiungere l’Europa in modo legale.

Nel frattempo, a Ginevra, il primo febbraio, ha avuto inizio un nuovo meeting del Forum di dialogo politico, volto a determinare le personalità che formeranno gli organismi esecutivi libici futuri, il Consiglio presidenziale e il governo, i quali saranno chiamati a guidare la Libia in una fase di transizione, ovvero fino alle elezioni previste per il 24 dicembre 2021. Dopo il fallimento del primo round di votazioni del capo del Consiglio presidenziale, i candidati sono stati invitati a formare delle liste, ciascuna composta da quattro persone, le quali verranno sottoposte a una nuova votazione il 5 febbraio. In particolare, dovranno essere proposti un capo del Consiglio presidenziale, due suoi vice e un primo ministro. Ciascuna lista dovrà poi ricevere l’approvazione di almeno 17 membri del Forum, e, nello specifico, 8 di Tripoli, 6 della Cirenaica e 3 del Fezzan, e, successivamente i 75 partecipanti esprimeranno la propria preferenza. Vincerà la lista che otterrà almeno il 60% dei voti.

Stando a quanto dichiarato il 3 febbraio dall’inviata speciale dell’Onu ad interim, Stephanie Williams, capo della Missione di Sostegno UNSMIL, i candidati alle autorità esecutive unificate si sono detti tutti disposti a rispettare la tabella di marcia delineata a Tunisi, in occasione del meeting svoltosi dal 9 al 16 novembre, e hanno mostrato un atteggiamento positivo, agendo in totale trasparenza. Al contempo, Williams ha precisato che chiunque verrà nominato a capo dei futuri organismi dovrà abbandonare le cariche ricoperte attualmente.

Un altro nodo da sciogliere nel complesso panorama libico resta il ritiro di forze e mercenari stranieri dal Paese Nord-africano, che, secondo quanto stabilito nell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020, sarebbe dovuto avvenire entro il 23 gennaio. Tuttavia, tale data non è stata rispettata e sia la Turchia sia la Russia sono state accusate di aver continuato a inviare combattenti a loro affiliati. A tal proposito, per giovedì 4 febbraio è previsto un incontro del Comitato militare congiunto 5+5, formato da delegati di entrambe le parti belligeranti, il GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), al fine di concordare le procedure e i meccanismi per allontanare i gruppi stranieri dal Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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