L’Egitto ricava profitti dalla vendita del vaccino Oxford-AstraZeneca

Pubblicato il 4 febbraio 2021 alle 17:18 in Africa Egitto

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Fonti del Ministero della Salute egiziano hanno rivelato che il governo del Cairo intende mettere in vendita dosi del vaccino anti-Covid prodotto dall’azienda anglo-svedese AstraZenzeca, in collaborazione con l’università di Oxford, a un prezzo maggiore rispetto a quello effettivamente pagato.

La notizia è stata riportata, il 4 febbraio, dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, dopo che, il 31 gennaio, sono giunte nel Paese Nord-africano le prime 50.000 dosi del vaccino AstraZeneca, destinate, in questa prima fase, agli operatori sanitari, agli anziani e ai pazienti affetti da malattie croniche. Il primo lotto è, in realtà, parte di un accordo che prevede la consegna di 20 milioni di dosi del suddetto vaccino, il quale viene sviluppato dalle aziende indiane R-Pharma e da Serum Institute, a seguito dell’accordo con la società britannica.

In Egitto, però, il vaccino non è gratuito per tutti. Come riferito dal Ministero della Salute egiziano, le dosi del vaccino hanno un costo compreso tra 100 e 200 lire, pari all’incirca a 6,35 e 12,70 dollari USA, ma verranno fornite gratuitamente agli operatori sanitari e a coloro che partecipano ai programmi di assistenza finanziaria promossi dal governo. La decisione ha già sollevato diverse polemiche da parte di chi crede che siano molti gli egiziani non “privilegiati” che non potranno permettersi di affrontare una spesa simile, alla luce delle già precarie condizioni economiche di gran parte della popolazione.

In tale quadro, fonti di al-Araby al-Jadeed hanno rivelato che le società R-Pharma e Serum Institute si sono impegnate a vendere il vaccino a un costo di 3 dollari per ciascuna dose, ovvero 47 lire egiziane, il che significa che il governo del Cairo sta, in realtà, ricavando profitti dalla vendita del siero anti-Covid, probabilmente al fine di compensare i costi sostenuti per chi, invece, accede alla vaccinazione gratuitamente. Di fronte a tale scenario, anche le fonti del quotidiano hanno evidenziato come l’Egitto sia tra i pochi Paesi al mondo, se non l’unico, a non aver reso gratuito il vaccino. Uno dei rischi, hanno riferito le fonti, è che presto Il Cairo dovrà far fronte anche a un’altra problematica, la vendita del siero nel mercato nero.

Nel frattempo, la pandemia di Coronavirus continua a destare preoccupazione, sebbene il numero dei contagi giornaliero sembri essere in leggero calo. Il numero totale dei casi registrati nel Paese dall’inizio dell’emergenza sanitaria ammonta a 167.525, mentre i decessi sono stati pari a 9.460, di cui 53 nelle ultime 24 ore. Secondo Mohamed Abdel Fattah, capo dell’Amministrazione centrale per gli affari di medicina preventiva presso il Ministero della Salute, l’Egitto ha ufficialmente superato il picco della seconda ondata. Dopo aver registrato un’impennata tra novembre e dicembre, nel mese di gennaio il numero dei contagi ha subito un forte calo. Alcuni osservatori ritengono, però, che le misure adottate dalle autorità egiziane siano deboli, soprattutto se si considera che l’Egitto è tra i Paesi più popolosi del mondo arabo, che ospita circa 100 milioni di abitanti, ed il cui sistema sanitario ha dovuto far fronte a diverse difficoltà sin dallo scoppio della pandemia.

Motivo per cui, sono state riposte grandi speranze nella campagna di vaccinazione. Oltre al vaccino prodotto da Oxford e Astra-Zeneca, l’Egitto ha approvato l’uso del vaccino anti-Covid sviluppato dall’azienda cinese Sinopharm. L’annuncio è stato dato il 2 gennaio dal Ministero della Salute egiziano, dopo che già il 10 dicembre scorso era stato riferito che gli Emirati Arabi Uniti (UAE) avevano donato al Paese Nord-africano 50.000 dosi del vaccino cinese, sufficienti a vaccinare 25.000 cittadini. Era stata proprio Abu Dhabi a dichiarare che il siero ha un livello di efficacia pari all’86%, stando a quanto dimostrato attraverso i test di fase tre condotti sin dal mese di luglio 2020.

Il governo del Cairo si era detto orgoglioso per essere stato tra i primi destinatari del vaccino cinese, in quanto ciò confermerebbe l’impegno del Paese nella lotta alla pandemia di coronavirus. Tuttavia, negli ultimi anni, le autorità del Paese sono state spesso accusate di non aver prestato l’attenzione necessaria al sistema sanitario. In tale quadro, il 3 gennaio, la procura egiziana ha aperto un’inchiesta sul caso di almeno quattro pazienti affetti da Coronavirus, che, secondo uno dei familiari, sarebbero deceduti a causa della mancanza di ossigeno nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale statale in cui erano in cura, nel governatorato di Sharqia. Il caso è scoppiato dopo la diffusione in rete di un video, divenuto virale, che mostra le infermiere provare a salvare i pazienti e in cui affermano: “Sono tutti morti. Non c’è ossigeno”. Le autorità egiziane, da parte loro, hanno smentito le accuse, affermando che i pazienti sono morti per patologie pregresse e per l’aggravarsi delle condizioni di salute a causa del virus.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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