La Ocean Viking salva 121 persone da un gommone a rischio naufragio

Pubblicato il 4 febbraio 2021 alle 20:04 in Immigrazione Libia

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L’ONG Sos Mediterranee ha riferito, giovedì 4 febbraio, che l’equipaggio della Ocean Viking ha tratto in salvo 121 persone, tra cui 19 donne e 2 bambini, da un gommone sovraffollato al largo della Libia. Il giorno prima, altri 140 migranti erano stati recuperati dalla Guardia costiera libica e rimpatriati.

All’alba del 4 febbraio, i soccorritori della Ocean Viking hanno avvistato il barcone in “acque internazionali”, a circa “30 miglia nautiche dal porto di Al Khoms, in Libia”, secondo quanto specificato in una dichiarazione da SOS Mediterranee. Alarm Phone, il servizio telefonico che informa della presenza di barconi in difficoltà nelle acque del Mediterraneo, ha scritto su Twitter che l’imbarcazione, in mare dalla notte prima, stava “prendendo acqua”, che il motore a bordo non funzionava e che le persone non avevano giubbotti di salvataggio. La dichiarazione annunciava il rischio di una “tragedia è imminente”.

La Ocean Viking è salpata dal porto di Augusta, in Sicilia, il 2 febbraio. La nave aveva salvato con successo 374 persone a gennaio. L’equipaggio aveva scritto su Twitter che le persone tratte in salvo avevano subito in Libia “strazianti storie di violenze e abusi”. Sos Mediterranee ha commentato che quelli a bordo dei gommoni non vedono “altra opzione per ritrovare speranza e dignità, se non quella di tentare di raggiungere l’Europa su una barcone”. Alcuni dei sopravvissuti avevano fatto “fino a cinque tentativi di fuga, anche se questo poteva significare morire in mare”, ha aggiunto l’ONG.

I gruppi per i diritti umani e le organizzazioni internazionali hanno ripetutamente affermato che la Libia non può essere considerata un “luogo sicuro” secondo gli standard internazionali. Le Guardie costiere libiche, tuttavia, continuano a intercettare e riportare indietro le imbarcazioni. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) hanno pubblicato un rapporto, a inizio febbraio 2021, in cui hanno valutato i bisogni multi-settoriali (MSNA) di rifugiati e migranti in Libia, per pianificare al meglio gli aiuti da offrire nel corso dell’anno.

L’indagine MSNA ha parlato di un totale di 1.551 migranti e rifugiati presenti in Libia, per lo più provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana, nonché dagli Stati del Medio Oriente e del Nord Africa. L’84% degli intervistati era di sesso maschile e il 16% di sesso femminile. Il sondaggio ha confermato che la situazione politica della Libia è “tesa” a causa di un “conflitto perdurante” e della pandemia di COVID-19. Il sondaggio ha rilevato che i migranti e i rifugiati nel Paese nordafricano sono “particolarmente vulnerabili alla discriminazione, possiedono ridotte opportunità di sostentamento, accesso limitato ai servizi e all’assistenza di base e sono esposte al rischio di detenzione arbitraria, sfruttamento, tratta, molestie e abusi”.

Gli autori del rapporto hanno stimato che nel 2021, 304.000 migranti e 44.000 rifugiati avranno “bisogni insoddisfatti”. Questi due gruppi insieme rappresentano “il 28% del totale stimato delle persone ritenute bisognose in Libia”. Il 49% degli intervistati ha affermato di non avere affatto accesso ad alloggi sani e sicuri e il 38% di non possedere “gli elementi di base per sostenere uno standard di vita minimo dignitoso”. Molte delle persone sottoposte al sondaggio hanno rivelato di non sentirsi al sicuro in Libia. Il 68% ha espresso “preoccupazioni per la sicurezza e la protezione dei propri figli”, il 56% ha dichiarato di temere per la propria stessa sopravvivenza. È stata inoltre valutata la difficoltà per molti migranti e rifugiati di guadagnare denaro nel Paese nordafricano. Il 61% degli intervistati ha dichiarato di “fare affidamento sul lavoro temporaneo o quotidiano come principale fonte di reddito”. Il 57% ha affermato di aver dovuto affrontare sfide impegnative per guadagnare abbastanza da soddisfare i propri bisogni di base nei 30 giorni precedenti al sondaggio. 

La rotta del Mediterraneo centrale è descritta dall’UNHCR come la più pericolosa al mondo. Circa una persona su sei, tra quelle che partono dalle coste del Nord Africa, perde la vita. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte operanti in Libia, lanciano in mare gommoni o traballanti barche da pesca, affollate di migranti, che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. 

Secondo gli ultimi dati dell’UNHCR, nel 2020, complessivamente, sono arrivati in Europa poco più di 94.000 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere la Spagna, con oltre 41.000 arrivi, seguita dall’Italia, con più di 31.100 sbarchi, dalla Grecia, con oltre 15.500 arrivi, da Malta, con quasi 3.000 sbarchi, e da Cipro, con poco meno di 1.000 arrivi. Il numero di morti in mare nel 2020, secondo i dati dell’IOM, ammonta a 1.152. La maggior parte dei decessi è avvenuta nel Mediterraneo centrale, seguito da quello occidentale e, infine, da quello orientale. Tali numeri segnano una diminuzione rispetto alle cifre 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 126.663 stranieri, e persero la vita nel Mediterraneo 1.885 migranti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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