La Gran Bretagna chiede “flessibilità” in vista del vertice ONU su Cipro

Pubblicato il 4 febbraio 2021 alle 20:44 in Cipro UK

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Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha chiesto flessibilità e disponibilità al compromesso in vista di un nuovo tentativo delle Nazioni Unite di sanare le divisioni sull’isola di Cipro. La disputa, dalla durata decennale, danneggia i legami tra Turchia e Grecia e mette a rischio i progetti energetici nel Mediterraneo orientale.

Raab è il rappresentante di uno dei tre Paesi garanti del trattato che ha concesso l’indipendenza a Cipro nel 1960. Si prevede che il ministro britannico e gli omologhi di Atene e Ankara parteciperanno a un vertice di tre giorni, che le Nazioni Unite convocheranno a inizio marzo, sul futuro della riunificazione cipriota. I colloqui di pace sono falliti nel 2017.

“Il mancato raggiungimento di un accordo dopo così tanti sforzi non andrà a vantaggio di nessuno, quindi esorto tutte le parti a partecipare ai colloqui con la volontà di dimostrare flessibilità e compromesso”, ha detto Raab dopo aver incontrato l’omologo di Cipro, Nikos Christodoulides, a Nicosia, la capitale divisa dell’isola. Poco prima, il ministro degli Esteri di Londra aveva incontrato il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, e, in base alla sua agenda, ha in programma di tenere colloqui anche con il leader turco-cipriota, Ersin Tatar, rappresentante dell’autoproclamata Repubblica turca di Cipro Nord (TRNC). Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, visiterà Cipro l’8 febbraio, mentre il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, si è recato sull’isola all’inizio di questa settimana per colloqui con la leadership turco-cipriota.

La Gran Bretagna, che mantiene la sovranità su oltre il 3% del territorio cipriota, si è offerta in passato di restituirne fino alla metà come parte di un futuro accordo di pace. “Il Regno Unito e Cipro hanno legami storici e profondi, che abbracciano l’istruzione, la difesa, il commercio e, cosa più importante, la nostra gente”, ha detto Raab. “Il Regno Unito si impegna a sostenere i nostri amici di Cipro nella ricerca di una pace duratura nella regione”, ha aggiunto.

La scorsa settimana, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che intende convocare un incontro con entrambe le amministrazioni di Cipro, specificando che sarà un incontro informale, senza condizioni preliminari, per consentire alle parti di “discutere francamente tra di loro”.

La TRNC è considerata uno Stato soltanto dalla Turchia, gli altri Paesi la ritengono parte di Cipro. Il governo di Nicosia, riconosciuto a livello internazionale, ha sede nel Sud dell’isola, a maggioranza greco-cipriota, ed è membro dell’Unione Europea. Cipro è da anni motivo di forte tensione tra Grecia e Turchia. Il territorio dell’isola risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota, dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

In passato, i negoziati per risolvere tali dispute hanno avuto come obiettivo la riunificazione dell’isola posizionata nel Mediterraneo orientale. Tuttavia, tale ipotesi sembrerebbe più lontana da quando Ersin Tatar, leader nazionalista di destra vicino ad Erdogan ed ex premier turco-cipriota, è stato eletto presidente dopo essere risultato vincitore al ballottaggio dello scorso 18 ottobre.

Oltre alla disputa tra Nicosia e Ankara riguardo questioni di sovranità dell’isola, la Repubblica di Cipro, insieme alla Grecia, è impegnata in un periodo di crescenti tensioni, politiche e militari, con la Turchia riguardo dispute energetiche nel Mediterraneo orientale. Le tensioni tra Atene ed Ankara, in particolare, nascono dal fatto che la Turchia e la Grecia hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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