Libano: Hariri in visita al Cairo

Pubblicato il 3 febbraio 2021 alle 17:09 in Egitto Libano

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Il primo ministro libanese designato, Saad Hariri, ha incontrato, mercoledì 3 febbraio, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il quale si è detto disposto a sostenere Beirut nel porre fine alle sue “sofferenze”.

La visita di Hariri, nella capitale egiziana, si colloca in un momento delicato per il Libano, caratterizzato da una perdurante instabilità politica e da una crescente crisi economica e finanziaria, definita la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990. Al contempo, il premier è alle prese con la formazione di un nuovo esecutivo, sebbene, sino ad ora, questa sia risultata una missione più volte ostacolata dalle divergenze politiche interne. Di fronte a tale scenario, al-Sisi ha ribadito il sostegno dell’Egitto, dicendosi disposto a offrire qualsiasi tipo di assistenza necessaria a Beirut per affrontare le molteplici crisi esacerbate dalla pandemia di Coronavirus e dall’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha distrutto il porto della capitale. Tale supporto, è stato riferito dal portavoce della presidenza egiziana, Bassam Rady, implicherà altresì rafforzare la cooperazione tra Egitto e Libano.

A tal proposito, Hariri ha messo in luce i legami storici e forti che uniscono i due Paesi e ha mostrato apprezzamento per il sostegno offerto dall’Egitto, soprattutto a seguito dell’incidente del 4 agosto. “L’Egitto rappresenta un pilastro fondamentale per preservare la stabilità della regione araba”, ha poi affermato il primo ministro libanese, elogiando Il Cairo per le riforme economiche di successo implementate e il livello di sviluppo raggiunto, il che la rende un esempio da seguire a livello regionale.

Nel corso del meeting del 3 febbraio, a cui hanno partecipato anche il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e il capo dei servizi di intelligence egiziani, Abbas Kamel, al-Sisi ha esortato il premier libanese a sostenere l’interesse nazionale, a risolvere le divergenze interne e ad accelerare gli sforzi per formare un governo indipendente, in grado di affrontare le sfide attuali e di preservare l’unità del tessuto del Paese. A tal proposito, il capo di Stato egiziano spera che possa essere presto annunciato un esecutivo che risponda alle aspettative della popolazione libanese e che possa favorire sicurezza e stabilità.

L’Egitto ha mostrato il proprio sostegno al Libano inviando, all’indomani dell’esplosione di Beirut, aiuti umanitari e forniture mediche, per far fronte alle ingenti perdite materiali e di vite umane, pari a circa 200 individui. Parallelamente, il 28 gennaio scorso, sono giunti all’aeroporto internazionale di Beirut Rafiq Hariri tre jet egiziani con a bordo 7,6 tonnellate di dispositivi medici, 16.000 tonnellate di latte artificiale e 15.000 tonnellate di mascherine, guanti, camici e materiale destinato al settore sanitario alle prese con la pandemia di Covid-19.  

È dal 22 ottobre 2020 che il primo ministro Hariri si è detto disposto a risanare una situazione politica sempre più precaria. In tale data, Hariri è riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, giorno dell’assassinio del padre, Rafiq Hariri. Il premier designato era uscito di scena sotto la spinta della forte mobilitazione popolare iniziata il 17 ottobre 2019, quando la popolazione libanese è scesa in piazza per protestare contro la dilagante corruzione della classe politica al potere e il deterioramento delle condizioni economiche e sociali. Hariri, in realtà, si è impegnato anche verso Parigi e i donatori internazionali, che si sono resi disponibili a sostenere il Libano, ma solo nel caso in cui venga formato un governo indipendente in grado di porre in essere le riforme e le misure di cui necessita il Paese.

Nel frattempo, il quadro economico peggiora di giorno in giorno, mentre la rabbia della popolazione continua ad aumentare. Secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, più della metà della popolazione libanese vive al di sotto della soglia di povertà, mentre la percentuale di coloro che vivono in condizioni di estrema povertà è aumentata dall’8% al 23%. In tale quadro, il 2 febbraio, il prezzo del pane è aumentato del 20%, ovvero 0,17 dollari, per la quarta volta in meno di un anno. Una famiglia media libanese, pertanto, avrebbe bisogno di circa 75.000 lire al mese per avere un pacco di pane al giorno, il che rappresenta l’11% del salario minimo mensile, pari all’incirca a 650.000 lire. Il Ministero dell’Economia, da parte sua, ha promesso di ridurre il prezzo “quando i prezzi globali del grano o il tasso di cambio del dollaro locale diminuiranno”, considerato che sono questi i due fattori che controllano il prezzo del pane in Libano. Tuttavia, si tratta di una prospettiva al momento difficile da realizzare, in un momento in cui il tasso di cambio rispetto al dollaro si sta avvicinando a 9.000 lire sul mercato nero. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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