Iraq e Iran discutono di affari e dell’uccisione di Soleimani

Pubblicato il 3 febbraio 2021 alle 16:14 in Iran Iraq

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Una delegazione di alto livello irachena, guidata dal ministro degli Esteri, Fuad Hussein, si è recata in Iran, mercoledì 3 febbraio, per un incontro con funzionari iraniani. Al centro delle discussioni, le relazioni commerciali tra Iran e Iraq e l’uccisione del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani.

Risale al 26 settembre il meeting che aveva visto Hussein discutere con il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e con il suo omologo, Mohammad Javad Zarif, dei legami bilaterali tra Baghdad e Teheran, con un focus su economia e sicurezza. L’incontro del 3 febbraio è sembrato essere una prosecuzione del bilaterale di settembre. In particolare, Zarif si è detto speranzoso circa l’attuazione degli accordi raggiunti in precedenza relativi a banche, città industriali, mercati di confine, aree di transito e debiti iracheni nei confronti dell’Iran, mentre ha accolto con favore l’idea della formazione di un comitato economico congiunto, il cui obiettivo è favorire la negoziazioni di ulteriori intese. A tal proposito, Hussein ha riferito ai suoi interlocutori che il premier di Baghdad, Mustafa al-Kadhimi, intende rafforzare le relazioni del suo Paese con l’Iran, verso cui ha particolare interesse.

Durante le discussioni, l’attenzione è stata poi rivolta a Washington e a quanto accaduto il 3 gennaio 2020, quando un raid aereo, ordinato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto di Baghdad, ha causato la morte di Soleimani e del vicecapo delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene, Abu Mahdi al-Muhandis. Si tratta di un episodio per cui Teheran chiede ancora vendetta, oltre che giustizia, e che viene tuttora considerato l’apice delle tensioni tra Iran e Stati Uniti verificatesi sul suolo iracheno tra il 2019 e il 2020. Motivo per cui, Zarif ha accolto con favore gli sforzi profusi da Baghdad per perseguire, a livello giuridico, l’uccisione del generale iraniano, sebbene non siano stati rivelati particolari dettagli sulle mosse compiute da parte irachena. Ad ogni modo, per il ministro iraniano, porre fine alla presenza delle truppe statunitensi nella regione è già una buona reazione a quell’atto “terroristico”.

Il ministro iracheno ha altresì incontrato il segretario del Consiglio Supremo iraniano per la Sicurezza Nazionale, Ali Shamkhani, il quale ha dichiarato che Teheran desidera attuare tutti gli accordi già delineati, sottolineando come la sicurezza e la stabilità dei due Paesi siano, in realtà, interconnesse. A tal proposito, il funzionario iraniano ha sottolineato la necessità di allontanare le forze straniere, e soprattutto statunitensi, dal Paese mediorientale, la cui espulsione rappresenterebbe il primo passo per il loro ritiro dall’intera regione mediorientale. La loro presenza, è stato affermato, è la causa principale di instabilità e crisi. Parallelamente, per Shamkhani, rafforzare l’autorità e il governo di Baghdad è essenziale per far fronte alle sfide politiche, economiche e di sicurezza che continuano a caratterizzare il Paese. L’Iraq, ha poi riferito il segretario del Consiglio iraniano, è ora chiamato a riaffermare la propria posizione politica e storica all’interno del mondo islamico e arabo, al fine di sostenerne una stabilità a lungo termine.

Già il 21 luglio scorso, il primo ministro iracheno, al-Kadhimi, si era recato a Teheran in visita ufficiale, dove aveva incontrato il capo di Stato iraniano, Rouhani, affermando che non avrebbe consentito attacchi contro l’Iran dai territori iracheni. La visita del 21 luglio è stata la prima all’estero di al-Kadhimi dalla sua nomina, avvenuta il 6 maggio 2020 con il voto di fiducia in Parlamento. Al contempo, nel corso del 2020, il premier ha avviato il cosiddetto “dialogo strategico” con Washington, volto a definire il ruolo degli USA nei territori iracheni. È stato proprio a seguito di uno degli incontri del suddetto dialogo, svoltosi il 9 settembre, che l’esercito statunitense ha annunciato che le proprie truppe in Iraq avrebbero una riduzione, passando da 5.200 a 3.000 soldati.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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