Iran: liberi i marinai della nave Sud-coreana sequestrata da Teheran

Pubblicato il 3 febbraio 2021 alle 9:55 in Corea del Sud Iran

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La televisione di Stato iraniana, il 2 febbraio, ha annunciato che i marinai a bordo della nave petroliera Sud-coreana, Hankuk Chemi, sequestrata dall’Iran lo scorso 4 gennaio, sono stati liberati su basi umanitarie. Il Ministero degli Esteri iraniano ha poi affermato che il rilascio è stato concesso su richiesta del governo di Seoul e grazie alla cooperazione della magistratura.

I venti membri dell’equipaggio dell’imbarcazione sono di nazionalità Sud-coreana, indonesiana, vietnamita e birmana e, al momento, si troverebbero nella città portuale iraniana di Bandar Abbas. Nonostante l’annuncio della TV di Stato iraniana, non è ancora chiaro quando saranno rilasciati i marinai e se anche il capitano sarà liberato in un secondo momento. L’agenzia di stampa Sud-coreana Yonhap ha affermato che, per ora, il capitano resterà in Iran a controllare la nave. A tal proposito, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha però reso noto che l’indagine legale sulla petroliera e sul suo capitano continuerà.

Il 4 gennaio scorso, le Guardie della Rivoluzione Islamica di Teheran avevano bloccato la petroliera battente bandiera Sud-coreana Hankuk Chemi, che era partita dall’Arabia Saudita e trasportava 7.200 tonnellate di etanolo, nelle acque del Golfo Persico, adducendo come motivazione “ripetute violazioni delle leggi ambientali marittime” e sostenendo che i fatti siano avvenuti mentre la nave stava virando in acque territoriali iraniane. L’azienda proprietaria della Hankuk Chemi, la DM Shipping, aveva però respinto le accuse ricevute.

Secondo più osservatori, il sequestro della nave Sud-corena sarebbe stato un pretesto creato da Teheran in vista di negoziati con Seoul relativi al blocco di 7 miliardi di dollari di fondi iraniani in banche della Corea del Sud, a causa delle sanzioni statunitensi contro l’Iran, che non permettono il loro trasferimento o il guadagno di interessi ma anzi prevedono costi per Teheran. Oltre a questo, il blocco è avvenuto anche in precedenza ad un tour diplomatico organizzato dalla autorità di Seoul in Medio Oriente e che prevedeva una visita al Qatar. L’Iran ha sempre negato che il sequestro sia stato legato ai 7 miliardi di dollari iraniani bloccati in Corea del Sud, a proposito dei quali, il 2 febbraio, il vice ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi, e il suo omologo Sud-coreano, Choi Jong-kun hanno avuto una conversazione telefonica. Jong-kun avrebbe promesso il massimo sforzo per sbloccare i fondi iraniani.

Poco dopo il sequestro, una delegazione di Seoul, con a capo Jong-kun, si era recata a Teheran per negoziare il rilascio della Hankuk Chemi con i politici iraniani ma, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva affermato che si trattasse di una questione gestita dai tribunali e che non dipendesse dal governo. La Francia e gli USA avevano richiesto all’Iran il rilascio dell’imbarcazione ma Teheran aveva chiesto loro di non “politicizzare” la questione.

Prima del ripristino delle sanzioni di Washington su Teheran, la Corea del Sud esportava beni in Iran per circa 4 miliardi di dollari l’anno, mentre importava prodotti iraniani per 8 miliardi di dollari.

Le tensioni tra Teheran e Washington si sono riaccese da quando, l’8 maggio 2018, l’ex-presidente statunitense, Donald Trump, aveva ritirato il proprio Paese dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), anche noto come accordo sul nucleare iraniano, tornando ad imporre sanzioni contro l’Iran, applicando la cosiddetta “politica di massima pressione”. Il JCPOA, firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea, prevede, tra le altre cose, limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran. Secondo l’amministrazione Trump, l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente tanto da ritirare il proprio Paese dall’intesa. Teheran ha quindi violato più disposizioni del JCPOA e, il 4 gennaio, ha ripreso l’arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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