Cisgiordania: avviata la campagna di vaccinazione anti-Covid

Pubblicato il 3 febbraio 2021 alle 13:41 in Israele Palestina

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La campagna di vaccinazione anti-Covid ha avuto inizio anche nelle aree della Cisgiordania occupate da Israele, dopo che quest’ultimo ha inviato 2.000 dosi del siero prodotto dall’azienda statunitense Moderna.

A riferirlo, sono stati funzionari del Ministero della Salute palestinese, il 2 febbraio, dopo che le prime 2.000 dosi del vaccino, su un totale previsto di 5.000, sono giunte nei territori palestinesi il giorno precedente, il primo febbraio. I primi pazienti ad aver ricevuto il siero sono stati gli operatori del settore sanitario, e, come precisato dalla ministra Mai al-Kaila, coloro che lavorano nei reparti di terapia intensiva. È stata la stessa ministra ad affermare che una quota delle dosi sarà destinata anche a Gaza, così che anche qui possano essere vaccinati gli operatori in prima linea.

L’Autorità Palestinese è stata tra coloro che hanno autorizzato il vaccino russo Sputnik V, mentre sono quattro in totale i fornitori con cui sono stati siglati contratti per la fornitura del sieri anti-Covid. L’obiettivo è riuscire a vaccinare circa il 70% della popolazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza nel minor tempo possibile. Non da ultimo, la popolazione palestinese spera di ricevere decine di migliaia di dosi anche attraverso l’iniziativa COVAX promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dall’Alleanza per i Vaccini (Gavi) e dalla Cepi sulla prevenzione delle epidemie, a cui hanno aderito 189 Paesi nel mondo, il cui fine è fornire vaccini per almeno il 20% della popolazione più a rischio nei Paesi poveri colpiti duramente dalla pandemia di Coronavirus. A tal proposito, il primo febbraio, il primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, ha riferito che sono 50.000 le dosi di vaccino che si prevede arriveranno in un primo lotto attraverso la suddetta iniziativa.

Nelle ultime settimane, Israele ha dovuto affrontare crescenti pressioni a livello internazionale, anche da parte delle Nazioni Unite, che hanno esortato il Paese ad assistere la popolazione palestinese che vive nei territori occupati della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Tuttavia, è stata spesso messa in luce la disparità tra i territori palestinesi e un Paese, Israele, che risulta essere tra i primi a livello internazionale per aver condotto una campagna di vaccinazione di successo. Al contempo, è stato sottolineato come 5.000 vaccini potrebbero non essere sufficienti a coprire una percentuale adeguata, considerato che sono più di 12.000 gli operatori in prima linea impegnati nei reparti Covid e di terapia intensiva nei territori palestinese.

In Cisgiordania, i casi totali positivi al Covid-19 sono stati più di 108.000, mentre i decessi ammontano a 1.325. Nella Striscia di Gaza, invece, il numero di pazienti infetti ha raggiunto quota 52.000, di cui 523 morti. I primi due casi positivi al Coronavirus a Gaza risalgono al 22 marzo 2020. Si trattava di due palestinesi recatisi precedentemente in Pakistan e posti in quarantena una volta ritornati a casa. Tuttavia, sin dallo scoppio della pandemia, l’OMS ha messo in guardia da una diffusione di Coronavirus nella Striscia di Gaza, specificando come il sistema sanitario non sarebbe stato in grado di far fronte a un focolaio nella regione. “Gaza è pronta a gestire solo i primi 100 casi. Dopo avrà bisogno di ulteriore supporto” erano state le parole del capo della sezione distaccata dell’OMS a Gaza, Abdelnasser Soboh.

Circa la Cisgiordania, al 10 aprile qui si contavano 10 casi. Dopo l’annuncio dei primi contagi a Betlemme, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas, il 5 marzo ha dichiarato lo stato di emergenza e ha autorizzato i governatori delle diverse province a prendere le misure necessarie per prevenire la diffusione del virus, tra cui isolamento, limitazione dei movimenti e sanificazione degli ambienti. Il governo palestinese, tuttavia, è stato colto di sorpresa dalla pandemia, e tuttora risente della mancanza di attrezzature mediche sufficienti ed adeguate, destinate altresì allo screening dei pazienti, oltre che di strutture per la messa in quarantena.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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