Primi contatti tra l’amministrazione Biden e l’Autorità Palestinese

Pubblicato il 2 febbraio 2021 alle 18:13 in Palestina USA e Canada

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L’Autorità Palestinese ha annunciato di aver avviato i primi contatti con la nuova amministrazione degli Stati Uniti, il primo febbraio, a seguito del boicottaggio palestinese di Washington dopo che Donald Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele.

Il primo ministro Mohammad Shtayyeh ha avuto una conversazione con un rappresentante dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab. Nello specifico, Shtayyeh ha parlato con Hady Amr, un funzionario del nuovo Governo degli Stati Uniti che serve come vice segretario aggiunto per gli Affari Israeliani e Palestinesi. I due rappresentanti hanno discusso del ripristino delle relazioni tra Autorità Palestinese e Washington, dell’apertura di uffici diplomatici e consolari, della ripresa degli aiuti statunitensi e del sostegno all’Agenzia delle Nazioni Unite operativa nei Territori (l’UNRWA). 

Amr, nato in Libano, è stato vice inviato speciale dell’ex presidente Barack Obama per i negoziati economici israelo-palestinesi e per Gaza. Con la sua esperienza e gli stretti legami con la leadership dell’Autorità Palestinese, ci si aspetta che ripristini parte della fiducia perduta dai palestinesi in Washington durante l’amministrazione Trump. Con l’insediamento di Joe Biden, il 20 gennaio, anche il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha affermato di essere desideroso di collaborare con la nuova amministrazione statunitense per portare pace e stabilità a livello sia regionale sia internazionale. In particolare, Abbas ha riferito di essere disponibile a portare avanti un processo di pace “giusto e inclusivo”, in grado di soddisfare le aspirazioni del popolo palestinese e il loro desiderio di libertà e indipendenza.

Dichiarazioni simili sono giunte anche dai due principali movimenti palestinesi. Nello specifico, il segretario del Comitato centrale di Fatah, Jibril Rajoub, ha affermato: “Ci auguriamo che la presenza di Biden alla presidenza degli Stati Uniti sia un’opportunità per portare giustizia a livello internazionale e risolvere il conflitto israeliano- palestinese, istituendo uno Stato palestinese indipendente e ponendo fine alle sofferenze del popolo palestinese”. Inoltre, per l’esponente di Fatah, Trump è stato portavoce di “razzismo e fascismo”, oltre ad aver distrutto la democrazia e il sistema di valori alla base degli Stati Uniti.

Da parte sua, il Movimento per la Resistenza Islamica palestinese, noto come Hamas, ha chiesto a Biden di annullare le decisioni prese in precedenza da Washington in merito alla questione palestinese, che prevedrebbero una sua risoluzione nel solo interesse di Israele. Nello specifico, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha esortato il presidente neoeletto a “correggere il corso storico delle politiche statunitensi errate e ingiuste nei confronti del popolo palestinese”, con particolare riferimento a quelle relative a Gerusalemme e ai rifugiati palestinesi. “Non rimpiango la sconfitta di Trump”, ha poi dichiarato il portavoce, definendo l’ex capo della Casa Bianca la principale fonte e il sostenitore di ingiustizia, violenza ed estremismo nel mondo, oltre che il principale partner dell’occupazione israeliana “nell’aggressione contro il popolo palestinese”.

Sul fronte opposto, il 20 gennaio, poche ore dal giuramento del nuovo capo della Casa Bianca, il primo ministro israeliano, Benjamin Nethanyahu, ha invitato il presidente statunitense neoeletto a rafforzare l’alleanza tra Israele e Stati Uniti, continuando altresì a promuovere la pace nella regione. “Non vedo l’ora di lavorare con voi”, ha affermato il premier israeliano, dichiarando che il lavoro congiunto servirà a far fronte alle sfide comuni e, soprattutto, alla minaccia iraniana.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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