Palestina: in attesa dei colloqui ospitati dall’Egitto

Pubblicato il 2 febbraio 2021 alle 17:18 in Egitto Palestina

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Le fazioni palestinesi hanno dato inizio ai preparativi per un dialogo che sarà ospitato dal Cairo, a partire dall’8 febbraio prossimo. Nonostante i dubbi iniziali, anche Hamas si è detto disposto a partecipare.

La notizia è stata riportata da al-Jazeera il primo febbraio, dopo essere stata confermata dal segretario del Comitato centrale di Fatah, Jibril Rajoub, il quale ha riferito che il proprio movimento si recherà in Egitto con “il cuore bianco e la mente aperta”, così come suggerito dal presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, “al fine di raggiungere i risultati che il popolo palestinese desidera”, e servire la “giusta causa”. Anche il movimento palestinese un tempo rivale, Hamas, ha riferito di aver ricevuto l’invito per partecipare ai colloqui del Cairo, e si prevede che sarà Saleh al-Arouri, vice capo dell’ufficio politico, a guidare la delegazione.

Come riporta il quotidiano al-Arab, la presenza di Hamas all’incontro dell’8 febbraio, in realtà, non era stata data per scontato, vista l’esitazione e la riluttanza mostrata dal gruppo palestinese, il quale aveva chiesto inizialmente di rinviare l’incontro, facendo temere una sua mancata propensione a rispettare gli impegni presi in relazione alle future elezioni, uno dei temi al centro delle discussioni del meeting. Come spiega il quotidiano, Hamas potrebbe temere di perdere l’influenza conquistata negli ultimi anni presso la Striscia di Gaza, sebbene, a detta di alcuni analisti, alla base di un simile atteggiamento è da considerare altresì uno stato di sfiducia cronica tra Fatah e Hamas, poiché ciascuna parte guarda all’altra con sospetto, temendo di vedersi danneggiata in qualche modo. Al contempo, spiegano gli analisti, Hamas si è trovato costretto ad accettare di proseguire con le elezioni, rendendosi conto che un tentativo di elusione non sarebbe stato accolto positivamente.

Non è la prima volta che l’Egitto apre le porte ai gruppi palestinesi impegnati nel processo di riconciliazione. Anche nel mese di novembre scorso, Il Cairo ha ospitato rappresentanti di Hamas e Fatah, i quali avevano avviato un dialogo volto a completare il percorso di un partenariato nazionale globale avviato il 3 settembre 2020, da inserirsi nel quadro di un progressivo riavvicinamento tra i diversi movimenti palestinesi. Un tale clima ha portato all’annuncio delle elezioni legislative, presidenziali e del Consiglio nazionale, le prime per la Palestina negli ultimi 15 anni, che si prevede si terranno separatamente il 22 maggio, il 31 luglio e il 31 agosto. L’incontro del Cairo dell’8 febbraio mira principalmente a concordare il meccanismo per lo svolgimento delle elezioni, tra cui la scelta di liste congiunte tra Fatah e Hamas o unilaterali.

Hamas e Fatah sono ai ferri corti dal 2007, quando il primo ha estromesso dal potere le forze di sicurezza guidate da Fatah a Gaza, dopo mesi di tensioni. In particolare, Hamas aveva vinto la maggioranza parlamentare nelle ultime elezioni svoltesi nel 2006, secondo il sistema delle liste e dei distretti, ma ciò aveva provocato scontri che hanno causato la scissione dei due gruppi, il 14 giugno 2007. Nel corso degli anni, le due parti hanno raggiunto alcuni accordi, ma nessuno è stato mai realmente attuato.

Notizie non ufficiali hanno lasciato intendere che la recente svolta è stata favorita dalle garanzie fornite da forze esterne e, in particolare, da Egitto, Qatar, Turchia e Russia, i quali, incoraggiati dallo stesso Abbas, avrebbero assicurato ai gruppi palestinesi che le nuove elezioni non porteranno allo scioglimento del Consiglio legislativo, in cui Hamas detiene la maggioranza dei seggi, e che avrebbero loro stessi monitorato il processo elettorale, così da garantirne l’integrità. In tal modo, Il Cairo, Doha, Ankara e Mosca, sebbene con posizioni diverse in merito alla questione palestinese, hanno tutte mostrato di voler favorire un riavvicinamento tra Hamas e Fatah, provando a dissipare i timori del primo, il quale si è detto precedentemente contrario all’organizzazione di elezioni presidenziali per prime, nel solo interesse di Abbas.

Dall’inizio delle vicende del 2007, Israele ed Egitto hanno imposto un blocco ai confini della Striscia di Gaza, che controllano tutt’ora, e il primo continua a sostenere che i blocchi imposti di tanto in tanto al territorio servano, tra le altre cose, ad impedire ad Hamas di sviluppare un arsenale. A tal proposito, il primo febbraio le autorità egiziane hanno deciso di aprire il valico di Rafah, l’unico non controllato da Israele, per un periodo di 4 giorni, al fine di consentire ai circa 7.000 “casi umanitari” di spostarsi, a seguito delle recenti restrizioni anti-Covid. Nel frattempo, migliaia di palestinesi in Egitto attendono di tornare dalle loro famiglie.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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